TAMTAM: ancora un bastone tra le ruote dei minori...Basta!

I ragazzi della società di Castel Volturno sono nati in Italia, vanno nelle scuole italiane, ma per fare i campionati giovanili devono avere...
08.12.2022 00:35 di Eduardo Lubrano Twitter:    vedi letture
TAMTAM: ancora un bastone tra le ruote dei minori...Basta!

Il mondo del basket italiano – ma anche quello internazionale – naviga bellamente contro tutte le indicazioni demografiche che arrivano da istituti come per esempio il nostro Istat: siamo sempre meno come popolazione indigena, facciamo sempre meno figli e dunque dobbiamo ricorrere sempre di più a risorse umane che arrivano da oltre confine. Lo sport del basket, da sempre siamo abituati a considerarlo come uno dei più aperti ed inclusivi come si dice oggi. Eppure nel nostro paese resistono sacche di vecchia burocrazia che lasciano interdetti per essere leggeri nei termini.

Il caso lo ha sollevato ancora una volta TamTam Basket la società di Castel Volturno che è una pioniera nell’esplorazione e nella rivendicazione di diritti civili per i minori. In questo caso nella rivendicazione di far fare sport a dei ragazzi. Tutti nati in Italia da genitori stranieri immigrati. Quindi non italiani perché da noi nascere sul suolo italiano non dà diritto alla cittadinanza (Ius soli) ma autorizzati ad usufruire di alcuni servizi come la scuola. Ecco l’inghippo: vanno a scuola ma per essere tesserati per la Federazione Italiana Pallacanestro serve il permesso di soggiorno.

E non solo: nove documenti da compilare contro i due che servono per un italiano, 60 euro contro i 12 di un cittadino italiano.  

Fino a qualche tempo fa – ci dice Massimo Antonelli, colui che si è inventato TamTamottenere il permesso di soggiorno era meno difficile e più veloce. La foto che abbiamo pubblicato su Facebook con la denuncia di questa situazione, ritrae appunto almeno 4 o 5 ragazzi (per uno la soluzione sembra in arrivo) che si allenano con noi ma non possono fare le partite. C’è stato n ragazzo che dopo 5 anni di attesa e di allenamenti tutti i giorni ha mollato perché non gli veniva concesso questo documento. Mi rendo conto che l’argomento è delicato ma se questi minori vanno regolarmente a scuola non si potrebbe proprio tramite la scuola mettere in piedi un meccanismo di controllo o di verifica sulla situazione di questi ragazzi? La mia è una domanda, un’ipotesi, perché negare la gioia delle partite a ragazzi che non è giusto che paghino le colpe o le difficoltà dei genitori è assurdo”. Il vero discrimine secondo chi scrive, è la scuola: se questi ragazzi frequentano la scuola italiana con regolarità – come accade alla maggioranza dei ragazzi di TamTam – cos’altro serve ad una federazione sportiva per autorizzare un minore a giocare un campionato che guarda caso si svolge all’interno degli stessi mesi dell’anno scolastico? La scuola è un obbligo lo sport no, direbbe qualcuno.

No, entrambi sono diritti inalienabili per i ragazzi. Tutti devono avere la possibilità di accedervi. Ed invece nel nostro paese qualche burocrate ha scelto che alcuni sì ed altri no.

E la Fip oltre a pensare a reclutare Paolo Banchero offrendogli chissà cosa e godendo dell’aiuto degli sponsor NBA che vogliono un testimonial importante anche in Italia, dovrebbe occuparsi della sua base. Di certe regole assurde. E se il problema dei ragazzi nati in Italia ma non cittadini – lo ius soli -  è materia giuridica per altre menti che quelle federali o sportive, senza offesa per nessuno ma è davvero argomento delicatissimo sul quale si scatenano fazioni diverse feroci con giuristi di livello altissimo,  allora bisogna bussare forte al tavolo della FIBA perché in paesi come Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, Belgio, Olanda, Portogallo, Irlanda esistono meccanismo già consolidati sulla questione dello “ius soli sportivo”. Da noi si dibatte e siamo in clamoroso svantaggio rispetto agli altri. E la FIBA che fa? La Fip che fa? In questo caso il silenzio non è assenso ma indifferenza, anzi menefreghismo.

TamTam farà una battaglia, l’ennesima della sua storia, per un diritto essenziale, quello cioè di lasciare che i ragazzi minori possano fare lo sport che desiderano. Ed avrà, come sempre, Pianeta Basket al suo fianco ed a disposizione.