Il cammino dell'Olimpia Milano verso le Final Four del 2021
L’Olimpia aveva speso tutta la stagione per conquistare i playoff di EuroLeague del 2021 e poi era riuscita ad assicurarsi il vantaggio del fattore campo. In epoca Covid, senza pubblico, era un vantaggio relativo, ma consentiva comunque di giocare l’eventuale Gara 5 sul campo più familiare, in un’atmosfera conosciuta. Ma per raggiungere le Final Four, l’Olimpia avrebbe dovuto battere il Bayern Monaco e dopo un primo tempo da incubo, dopo un inizio di terzo periodo complicato, sotto 44-25, il fattore campo sembrava fosse decisamente, rapidamente, evaporato già in Gara 1. Ma quella squadra aveva carattere, esperienza, e veterani come Malcolm Delaney, come Kyle Hines, Sergio Rodriguez, Gigi Datome e Vlado Micov. Sotto di 19, non era ancora fuori gara. Non lo era affatto. “Quando sei sotto di 19, l’unica cosa che puoi fare è giocare un possesso alla volta e provare a rientrare in partita. Onestamente, ci hanno sorpreso con la loro intensità, le piccole cose. Volevamo ripristinare il nostro gioco. E infatti, un possesso alla volta siamo tornati in partita”, ricorda Zach LeDay.
Con una prodigiosa rimonta nel terzo quarto, l’Olimpia era rientrata a meno 11, ma era sempre a meno 11 a 8:32 dalla fine. Poi successe qualcosa. Con un parziale di 9-0 nel quarto periodo, era tornata a meno due con più di cinque minuti da giocare. Ma ne sarebbero serviti altri quattro di minuti per pareggiare per la prima volta con Zach LeDay, a 1:16 dalla fine, 74-74. A 36 secondi dalla fine una tripla di Sergio Rodriguez aveva portato avanti Milano, tre punti, che potevano sembrare tanti con tutta l’inerzia a favore. Invece nel possesso seguente due tiri liberi di Baldwin avevano riavvicinato il Bayern a meno uno. Dopo un errore al tiro di Malcolm Delaney, un fallo di Kevin Punter su James Gist aveva permesso al centro di Monaco di andare in lunetta sotto di uno a 1.2 secondi dalla fine. 2 su 2 e nuovo sorpasso. Partita finita?
Rewind alla regular season della stessa stagione, gara interna contro il CSKA Mosca. A un secondo dalla fine, Mike James con la sua squadra avanti di un punto sbaglia intenzionalmente il secondo tiro libero per far scadere il tempo. Ma commette l’errore di non colpire il ferro e così gli arbitri chiamano palla all’Olimpia e time-out di Coach Messina. Il gioco disegnato, con la palla ovviamente avanzata nella metà campo offensiva, riesce perfettamente. Malcolm Delaney trova Kyle Hines sotto canestro. Daniel Hackett deve spendere il fallo. Hines va in lunetta per vincere la partita. Sbaglia il primo tiro libero e centra il secondo portando la gara all’overtime. Il CSKA avrebbe vinto al tempo supplementare. Ma il gioco concepito sull’ultimo possesso era riuscito alla perfezione.
Fast forward a Gara 1 dei playoff. 1.2 secondi alla fine. Olimpia sotto di un punto. Rimessa in zona offensiva e la consapevolezza che non si potrà mai avere il tempo per segnare a rimbalzo o per palleggiare. Con 1.2 secondi si può solo ricevere e tirare. L’alternativa è un alley-oop. Il tempo a disposizione però permette all’Olimpia di avere tutte e due le soluzioni il che rende più incerte le scelte difensive del Bayern.
L’uscita dal time-out. “Avevamo un timeout e ricordo che il Coach disegnò un gioco per Kevin Punter e per Rodriguez nel caso KP non avesse ricevuto uscendo dal blocco. Kyle doveva eseguire il blocco per KP, io per Rodriguez. Ma uscendo dal time-out, visto che mancavano 1.2 secondi e Malcolm Delaney era incaricato della rimessa, ci siamo guardati e abbiamo avuto una piccola conversazione. Malcolm mi ha detto di andare a canestro forte e mi avrebbe lanciato la palla. Ha detto anche altre cose, ma non posso dire cosa. So che mi ha detto di andare al ferro. Non c’era tempo. Ma avevo chiaro cosa fare”.
Malcolm Delaney a Zach LeDay: “Abbiamo solo 1.2 secondi per segnare. Non c’è tempo per fare altro. Vai al ferro forte. Ti passerò la palla al ferro. Afferra quella palla e mettila dentro”. Ecco quello che succede: Malcolm Delaney esegue un passaggio lungo, precisissimo, per Zach LeDay e LeDay è strepitoso nel controllare la palla e reindirizzarla sul tabellone. Questa è la vetrina. Dietro ci sono: il movimento da “decoy” di Sergio Rodriguez, che usa il blocco di Kyle Hines per dare la sensazione di poter ricevere e tirare da fuori, lui che era in quel momento il più “caldo”. Invece Rodriguez non riceve ma si dirige sul lato debole dove è posizionato Zach LeDay. Succede anche questo: Hines con un blocco ferma due avversari e permette a Rodriguez e LeDay di giocare due contro uno. Il difensore del Bayern, Jalen Reynolds, sceglie di restare con Rodriguez e così si espone al taglio backdoor di LeDay.
Zach LeDay: The Alley-Oop. Quante cose sono state realizzate per vincere la partita con un gioco? L’Olimpia aveva ancora un time-out di emergenza a disposizione; Delaney ha eseguito un passaggio perfetto “sopra” tre difensori, con la freddezza di usare tutto il tempo a disposizione prima di eseguirlo; LeDay ha dovuto tagliare nel modo giusto, ricevere e concludere correttamente; Rodriguez e Punter hanno incrociato per tenere impegnata la difesa e creare due diversivi; Hines ha piazzato un blocco strepitoso per facilitare il lavoro dei compagni.
“Ricordo questo momento come se fosse successo ieri – dice Kyle Hines – C’era grande trepidazione attorno a questa gara, eravamo andati sotto, poi avevamo rimontato. Ci saranno state cento persone dentro l’arena ma la sensazione era che fosse piena. Ricordo come abbiamo festeggiato, come abbiamo cavalcato quella giocata per andare a vincere la serie. È stata una delle azioni più memorabili che ho vissuto nella mia carriera”.
“Ho fatto una specie di blocco finto – dice LeDay – poi sono andato al ferro. In quel momento pensavo solo a ricevere la palla, a controllarla, e quando l’ho ricevuta ho sperato che andasse dentro. Non ho pensato al tempo. Ho solo pensato a prenderla e indirizzarla verso il tabellone. Se guardate le immagini si vede che sono sorpreso come tutti nel realizzare cos’è successo. E poi mi sono trovato sotterrato dagli altri. È stato un momento tra i più belli della mia carriera: senza quel canestro, non andiamo alle Final Four. Poi anche la quinta partita è stata folle, si è risolta all’ultimo possesso e Shavon Shields ebbe una grande partita, ma senza quel canestro non saremmo andati 2-0 prima di trasferirci a Monaco dove loro hanno giocato come pazzi”.
Appunto: dopo quella prodezza per raggiungere le Final Four di Colonia, l’Olimpia avrebbe dovuto vincere altre due gare e non sarebbero state due vittorie facili. Un parziale di 20-0 consentì all’Olimpia di dominare Gara 2, ma il Bayern vinse Gara 3 e strappò con le unghie Gara 4 in un corpo a corpo durissimo nel finale, in cui un canestro e fallo di Shavon Shields venne ribaltato all’instant-replay in sfondamento. Il Bayern vinse Gara 4, l’Olimpia si condannò a giocarsi tutto in Gara 5, in casa, ma senza pubblico.
Gara 5 fu il capolavoro di Shavon Shields. Segnò 34 punti, 41 di valutazione, una recita più che una grande partita, ma con un finale thrilling del tutto inatteso. L’Olimpia era avanti di 12 a cinque minuti dalla fine: di 11 a 1:45 dalla sirena; di 13 a 1:18 dopo una tripla clamorosa di Shavon Shields con time-out di Coach Andrea Trinchieri, allora tecnico del Bayern. Quello che successe dopo fu quasi surreale: tripla di Vladimir Lucic a 1:05, 91-82 il punteggio; palla persa di Kyle Hines e canestro di Jalen Reynolds in contropiede, 91-84 a 45 secondi dalla sirena; tripla di Reynolds, un centro, a 16 secondi dalla fine, 91-87; palla persa da Shields sulla rimessa, canestro immediato di Wade Baldwin, 91-89 a 12 secondi; palla persa sulla rimessa e possesso Bayern dopo il time-out per pareggiare o vincere la più incredibile delle partite.
Il muro di Kyle Hines su Wade Baldwin. Sopra e sotto. Quando il gioco si fa duro sono i duri che cominciano a giocare. E nessun giocatore nei 25 anni di storia di EuroLeague è mai stato più duro di Kyle Hines. In quel momento, l’Olimpia – in pieno panico – rischiando di perdere una partita già vinta rovinando un sogno, aveva bisogno del suo totem. Aveva bisogno di Kyle Hines. “Pensavamo di aver vinto, che la vittoria fosse nelle nostre mani e non potessimo più perdere – racconta Hines – Ma è vero che tutta quella serie fu durissima, che in ogni momento c’è stato da combattere. E ad un certo punto, c’è stata una valanga che ci ha travolti”.
Kyle Hines. “Uscendo da quel time-out – ricorda Hines – sapevo che avrei dovuto fare una giocata decisiva anche se non sapevo quale. Un rimbalzo, una stoppata o una palla rubata. Avevamo lavorato duramente per tutto l’anno per arrivare a quel punto. Sapevo che l’ultimo tiro l’avrebbe preso Wade Baldwin, perché so chi è, la sua personalità, il talento. Ho cercato di leggere e capire dove voleva andare con la sua penetrazione. Grazie a Dio, non ho fatto fallo e sono riuscito a mettere le mani sulla palla e vincere la palla a due”.
La palla a due risolutiva di Kyle Hines. A Colonia, l’Olimpia giocò una grande semifinale contro il Barcelona guidato da Pau Gasol. Il tiro da tre di Kevin Punter, che era stato il migliore fino a quel momento, venne beffardamente respinto dal ferro, e sul ribaltamento di fronte Cory Higgins, uno dei giocatori più esperti in campo, toccò l’apice della propria carriera segnando il palleggio arresto e tiro del successo senza lasciare tempo per la risposta. Ma fu lo stesso una grande “Final Four Season”.