Venti anni fa Kobe Bryant e la notte degli 81 punti: «Non potevamo fare nulla»

22.01.2026 18:25 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
Venti anni fa Kobe Bryant e la notte degli 81 punti: «Non potevamo fare nulla»

Si dice che con il tempo tutto passi, e soprattutto nell’era dei social i ricordi svaniscono più rapidamente in un posto dove l’attenzione dura lo spazio di un attimo. Invece ci sono imprese che resistono, che restano vive anche a distanza di decenni, che hanno fatto la storia, soprattutto quando riguardano un idolo che ci ha lasciato davvero troppo presto. Una di queste imprese è senza dubbio la notte del 22 gennaio 2006, esattamente 20 anni fa, quando Kobe Bryant segnò 81 punti contro i Toronto Raptors allo Staples Center. Una prestazione dietro solo ai “100 punti” di Wilt Chamberlain, ma la reazione fu la stessa: stesso stupore, ma con immagini, video e un’icona capace di segnare un’epoca. Un’impresa figlia del contesto perfetto, del giocatore giusto al momento giusto. A viverla dall’altra parte, però, c’erano i Raptors, travolti da una prestazione fuori da ogni logica cestistica.

Sam Mitchell, allora capo allenatore di Toronto, ha raccontato recentemente quell’esperienza con lucidità e senza rancore: «In realtà ormai l’ho superata. Era Kobe dannato Bryant, amico. Era in ritmo totale. Ce lo siamo presi e basta. Che cosa potevamo fare?». Mitchell provò davvero di tutto per arginarlo: «Abbiamo fatto qualsiasi cosa per provare a rallentarlo e fermarlo. Ho tirato fuori ogni difesa possibile, sono tornato persino a quelle del college: box and one, zona 3-2. Quando è stata l’ultima volta che hai visto una 3-2 in NBA? Tutto questo. Ma parliamo di un fuoriclasse assoluto: quella sera avrebbe fatto 81 punti contro chiunque». E i numeri lo confermano: 28/46 dal campo, 7 triple, 18/20 ai liberi, 55 punti segnati solo nel secondo tempo, con appena tre palle perse in 42 minuti.

E pensare che all’intervallo Toronto conduceva 63-49, tirando con il 65% e dando l’impressione di avere la partita in mano. Kobe aveva “solo” 26 punti, nulla di anomalo per uno come lui. «Se Kobe non avesse deciso di prendersi la partita in mano, li avremmo battuti di 30», ha ricordato Mitchell. La svolta arrivò all’inizio del terzo quarto: «Era sulla linea di fondo, Morris Peterson lo stava marcando benissimo. Kobe ha fatto tre finte di tiro, poi si è girato completamente dall’altra parte e ha preso un fadeaway. Solo retina. Lì ho capito che stava arrivando il tornado». Da quel momento, ogni difesa sembrò inutile. «Guardate che tiri prendeva – ha aggiunto Mitchell – finte continue, rotazioni impossibili, equilibrio irreale. Ancora oggi mi chiedo come facesse a restare in piedi».

Col passare dei minuti, l’arena si accese e la notizia fece il giro della lega. Mitchell rifiutò l’idea di fermarlo con un fallo duro: «Metti qualcuno per fargli male? E se si fa male davvero? Che tipo di competizione sarebbe? Io so perdere con dignità. Quando uno fa una partita irreale, nel modo giusto, senza provocazioni, gli devi solo portare rispetto». Kobe chiuse con due liberi a 42 secondi dalla fine, completando la rimonta dei Lakers per il 122-104 finale. Anni dopo, Bryant rassicurò Mitchell: «Quella sera nessuno mi avrebbe fermato. Il canestro sembrava l’oceano. Ma la differenza è che il mio obiettivo era vincere». Non si vantò mai di quegli 81 punti. Perché, come disse Mitchell, «quando parli di Kobe Bryant, non c’è davvero altro da aggiungere». 20 anni dopo. Tra qualche giorno 6 dalla sua morte in quel tremendo 26 gennaio 2020. Quanto manca.