Mark Daigneault e la profondità dei Thunder: “Dobbiamo essere noi a girare la partita”

Mark Daigneault e la profondità dei Thunder: “Dobbiamo essere noi a girare la partita”
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Oklahoma City ha mandato un messaggio forte ai playoff: vittoria 131-108 in Gara 3 sul campo dei Los Angeles Lakers, Crypto.com Arena, e serie che resta perfetta (3-0, con 7-0 di record nella post-season). Nel post-partita, il coach dei Thunder Mark Daigneault ha spiegato i punti di svolta della gara, insistendo su difesa, adattamento e profondità del roster. Nel primo tempo, OKC ha sofferto l’impatto dei Lakers, soprattutto al tiro e a rimbalzo offensivo, ma senza perdere lucidità: “Pensavo che nel primo tempo, merito loro, ci avessero un po’ messi sui tacchi. Hanno tirato la palla in modo eccezionale. Erano al 55% da tre all’intervallo. Avevano sette rimbalzi offensivi. Siamo stati fortunati a essere sotto solo di due nel primo tempo”, ha detto Daigneault. La chiave, per l’allenatore, è stata la risposta mentale nell’intervallo, più che l’attesa di un calo avversario: “A volte le squadre guardano a questo e danno per scontato che la partita si girerà da sola. Ma dobbiamo capire che dobbiamo essere noi a girare la partita, ed è quello che abbiamo fatto. Abbiamo difeso meglio, lottato a rimbalzo, tenuto alto il nostro ritmo in attacco e giocato un secondo tempo eccezionale”. Il parziale di 33-20 nel terzo quarto ha spaccato la gara, aprendo la strada al successo esterno e consolidando il controllo della serie da parte dei Thunder.

Ajay Mitchell, crescita e fiducia dentro la rotazione. Gran parte della conversazione post-gara si è concentrata sulla flessibilità del roster e sull’esplosione di Ajay Mitchell, autore di una gara da playoff da ricordare: 24 punti e 10 assist, massimo in carriera nella post-season. Daigneault ha sottolineato come la fiducia diffusa all’interno della rotazione sia diventata un vantaggio strutturale: “È un problema molto bello da avere. Mi fido di tutti. Quello che lo rende più facile è l’impegno dei ragazzi verso la squadra e la loro disponibilità ad abbracciare la natura di squadra di questa squadra”. Il coach ha raccontato anche la qualità della comunicazione interna e dell’energia reciproca: “Sono sempre pronti a entrare. Fanno il tifo per il successo degli altri. Isaiah Joe mi stava suggerendo chiamate di gioco per Ajay nel quarto periodo quando ha preso il suo giro di rotazione. Isaiah non ha giocato nel secondo tempo. Stasera Isaiah Joe entra. Non ho fatto giocare Ajay nel quarto. La loro energia l’uno per l’altro non cala. È qualcosa di davvero speciale”. Su Mitchell, Daigneault ha offerto una lettura precisa del suo percorso: “È un ragazzo affamato, ma anche umile. Quindi cresce da tutte le sue esperienze. Continua semplicemente a imparare. Ha fatto un ottimo lavoro. Ha fatto una grande partita, un grande secondo tempo”.

Aggressività controllata e profondità costruita. Uno degli aspetti che ha colpito di più l’allenatore è stata la capacità di Mitchell di restare aggressivo senza forzare, soprattutto nei minuti in cui Shai Gilgeous-Alexander era in panchina nel quarto periodo: “La prima azione è stato un passaggio per Hartenstein. Sta ancora facendo le giocate giuste. Si lascia semplicemente dire dalla partita cosa deve fare, ma mantiene un certo livello di aggressività e fiducia che è impressionante”. Daigneault ha poi allargato il discorso alla costruzione della profondità dei Thunder, legandola alla scelta dei profili e alla cultura di spogliatoio: “La sviluppiamo innanzitutto cercando di trovare i ragazzi giusti… Poi cerchiamo semplicemente di vedere il meglio in loro e di mettere il vento alle loro spalle. Non li guardiamo come un lavoro in corso… abbiamo uno spogliatoio che li guarda così”.

Thunder in controllo della serie.
Con Gara 4 ancora a Los Angeles, Oklahoma City resta saldamente in controllo della serie, appoggiandosi a una rotazione che continua a garantire produzione costante su entrambi i lati del campo. Tutto, nelle parole di Daigneault, torna sempre allo stesso punto: scelta delle persone giuste, fiducia reciproca e responsabilità condivisa nel “girare” le partite quando conta davvero.

Redazione Pianetabasket.com
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