La Pallacanestro Varese e Gianmarco Pozzecco si salutano
Il 3 luglio le strade della Pallacanestro Varese e di Gianmarco Pozzecco si sono separate. Al nostro Poz va il più grande ringraziamento per tutto quello che ha dato, sia da giocatore sul parquet sia da coach in panchina. Con lui abbiamo condiviso tutto, vittorie e sconfitte. Arrivederci Gianmarco, quello che ci unisce è un legame unico: in bocca al lupo per il tuo futuro. #GraziePoz
Al comunicato ufficiale fa seguito la bella e appassionata risposta del Poz attraverso i solcal media. Ecco come la raccoglie Giuseppe Sciascia de La Prealpina: "L'immagine che voglio che rimanga è proprio quella: la mia sofferenza nel dare l'addio a Varese è proporzionale alla gioia provata con lo scudetto dei Roosters e nel finale di quella partita. Sono fatto così e voglio essere così, per cui vivo le situazioni con quella emotività: la verità al di là di ogni considerazione è che amo Varese, e devo comunque ringraziare la società di avermi dato la possibilità di scendere nuovamente in campo a Masnago, cosa che sognavo da quanto me ne andai nel 2002».
Dodici mesi dalle emozioni fortissime, dal derby vinto alla camicia strappata con Milano fino alle dimissioni dello scorso febbraio: cosa è rimasto? «Ringrazio le persone dello staff, da Ugo Ducarello a Matteo Jemoli passando per Max Ferraiuolo, Marco Armenise e Marco Bianchi, ma in assoluto dico grazie a tutti quelli che in questi dodici mesi mi hanno trasmesso le loro emozioni. Varese amplifica clamorosamente le mie sensazioni, e questo forse mi ha danneggiato nel mio percorso da allenatore. Ma non saprei né vorrei farlo in modo diverso...».
C'è rammarico per il rapporto concluso vista la differenza di vedute sul suo incarico futuro? «Non è quello cui sto pensando ora, preferisco concentrarmi su tutte le cose belle che ho vissuto in questo anno. Il futuro? È possibile che vada a Zagabria: la cosa è piovuta un po' dal cielo due giorni fa, quando mi sono sentito con Veljko Mrsic, col quale i rapporti sono costanti. Mi ha chiesto come era la mia situazione e gli ho raccontato che attendevo una proposta di Varese: ha intuito che la mia priorità assoluta era restare e rispettato le mie tempistiche, ora mi auguro ardentemente che possa realizzarsi di tornare a fianco del mio ex compagno dei Roosters».
Ma se non avesse avuto la chance del Cedevita avrebbe accettato anche un ruolo che non la convinceva? «E un no categorico perché ho preso una decisione senza la consapevolezza di avere un'alternativa concreta. Ma alla fine le bellissime parole che la società ha usato per salutarmi ci ha paradossalmente riconciliati: entrambi ci siamo resi conto che era giusto compiere questo passo, ma il legame resta fortissimo. Ed anzi solo ora sono in grado di valutare veramente quanto sono legato a Varese. Il sogno di tornare qui per vincere qualcosa si è infranto, ma non è finito, è soltanto accantonato per un po' : per me è un arrivederci e non certo un addio».
Dunque un' altra bandiera ammainata dopo l'addio di Vescovi? «Mi sento una bandiera di Varese anche quando sono chiuso nel ripostiglio: sarà una visione romantica ma voglio vivere così, e comunque d mio destino è sempre legato a filo doppio a questa città. Anche quando le strade si dividono come capita ora, la prossima destinazione che spero si concretizzerà è legata a Varese ed al rapporto con Veljko Mrsic e Mate Skelin (altro ex biancoross col quale il Poz giocò alla Fortitudo nel 2003-2004 NdR). È come se non riuscissi proprio a staccarmi da questa città».