Venezia in finale, Spahija: «Una partita storica per la Reyer: vinto con la nostra mentalità»
Un'impresa che resterà nella storia: l'Umana Reyer conquista la terza finale playoff scudetto della sua storia chiudendo la serie con la Virtus Olidata Bologna sul 3-1 grazie all'incredibile rimonta nel finale di Gara4 fino al 90-83 alla sirena. Dalla sala stampa del Taliercio le parole di coach Neven Spahija:
"Una partita storica per la Reyer. Abbiamo battuto i campioni d'Italia, con il fattore campo a sfavore. Dopo aver sofferto tanto per tre anni, siamo riusciti ad arrivare alla finale. Non sarà più Bologna-Milano. Complimenti ai nostri ragazzi, alla società: una cosa bellissima per tutti, soprattutto per i nostri tifosi, che sono stati straordinari. Questa squadra non molla mai. Abbiamo vinto per questa mentalità. Abbiamo sbagliato tantissimi tiri, ma siamo stati lì, lottando e senza mollare. Sono orgoglioso dello staff tecnico e dei giocatori, perché giocare una finale in una lega così forte, battendo una squadra di EuroLeague, è un grande risultato. Ma sono un allenatore con tanta esperienza, non è la prima volta che gioco una finale. Dobbiamo avere la testa giusta. Sappiamo di affrontare la miglior squadra d'Italia".
Cos'è scattato nel quarto quarto
"Penso che come ho detto, abbiamo segnato due triple con Parks, poi un po' di cambi in quintetto. Se avete seguito tutta la stagione, non è la prima volta che scegliamo questo quintetto nel finale con Parks da cinque. Tutti 10 in pagella domani. Nel primo tempo e nel terzo quarto abbiamo sbagliato tutto. Ma sempre la stessa mentalità: avanti senza mollare. Che aggettivo userei? Cuore e qualità. Se vinci contro una squadra di questo talento, questa fisicità... Niang è un giocatore NBA. Faccio i complimenti a Bologna, non hanno mollato. Abbiamo dimostrato che possiamo giocare in tutte le condizioni. Da parte nostra c'è qualità tecnica, tattica, nell'esecuzione del gioco".
Hai una dedica da fare?
"Io la dedico sempre ai miei giocatori, ai miei allenatori, al nostro proprietario, ai tifosi. A tutti. Non esiste una singola persona alla quale dedicarlo. Abbiamo lavorato dieci mesi duramente, con tante critiche, ma abbiamo sempre continuato a lavorare in silenzio. Come si dice in Italia: il lavoro paga".
Cosa gli ha detto Zeljko Obradovic
"Mi ha fatto i complimenti. Non so quante partite abbiamo giocato l'uno contro l'altro. Ci conosciamo da prima che iniziasse a essere allenatore".