La mistica del numero 23 nel basket e del 10 nel calcio

 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 338 volte
La mistica del numero 23 nel basket e del 10 nel calcio

Sport e mistica, due concetti difficilmente accomunabili. O forse no… Se dovesse esistere un qualcosa che possa essere definito mistico nello sport, questo sarebbe il significato della maglia numero 23 nel basket e del numero 10 nel calcio.

Origini del 23 nel basket

Può un singolo giocatore cambiare la storia di un numero di maglia? Si, evidentemente si. Il 23, fino all’avvento di Michael Jordan, non è mai stato un numero troppo considerato. Poi è arrivato lui. Perché proprio il 23? Michael, da piccolo, mostrava difficoltà nel battere in 1 vs 1 il fratello maggiore a basket a causa della diversa stazza. Quindi, siccome il fratello indossava la numero 45, lui scelse il 23 sperando di diventare almeno la metà del “rivale”. Da li, la storia di questo numero è radicalmente cambiata. “His airness” (“sua altezza aerea”, cosí veniva chiamato Michael, grazie al suo incredibile “hang time”, ovvero la capacità di “galleggiare” in aria per più tempo rispetto agli altri”) ha cambiato la storia del basket. C’è una NBA pre-Michael Jordan, e c’è una NBA post-MJ.

I successori del 23

Dopo il ritiro della maglia 23 dei Chicago Bulls di MJ, molti altri giocatori hanno deciso di prenderla. Lou Williams, Wesley Matthwes, Anthony Davis, Ron Artest e Draymond Green sono solo alcuni dei tanti che hanno provato a replicare le gesta di Michael Jordan con quella maglia. Ma, ora, colui che ci sta andando più vicino, è LeBron James. Sin dai primi anni a Cleveland ha giocato con il 23, salvo prendere il 6 per qualche stagione a Miami. Al momento del suo ritorno a Cleveland, però, ha ripreso la “sua” 23 non mollandola più. Se, come sembra, LeBron James dovesse ritirarsi con il 23, il significato di questa maglia diverrebbe assolutamente mistico, in quanto indossato da due dei migliori tre giocatori della storia del basket.

Il 10 nel calcio

A differenza del 23 nel basket, il 10 nel calcio ha origini molto più antiche. Sin da quando i numeri erano obbligati per gli 11 titolari, in ordine dal portiere all’attaccante, dall’1 all’11. Spesso, infatti, il 10 finiva sulle spalle del fantasista. Il giocatore più creativo dello squadra. Colui in grado di cambiare volto ad una partita intera con giocate spettacolari. La mente della propria squadra. Il primo grande 10 fu Pelé quando, nel mondiale del 1958, (il primo con i numeri fissi) indossò proprio questa maglia. Nel tempo, poi, si sono succeduti tanti altri campioni con questa splendida maglia. Da Maradona a Platini, passando per Baggio, Savicevic, Zidane in nazionale e tantissimi altri. Gli ultimi, ma non ultimi, grandi 10, sono stati Totti e Del Piero, da poco ritiratisi  dal nostro calcio.

Parallelismo tra 23 nel basket e il 10 nel calcio

In sostanza, l’importanza che questi due numeri hanno nei rispettivi sport è in costante crescita. Queste maglie l’hanno indossate i grandi. Coloro che hanno cambiato il modo di vivere quel determinato gioco. Coloro che hanno lasciato impronte indelebili nel loro mondo. Coloro che, pur passando gli anni, non verranno mai dimenticati dagli amanti dello sport. E chissà quanti altri le indosseranno. Quanti altri spereranno di emulare le gesta delle leggende dello sport con quella maglia. E chissà, nel mondo, quanti bambini si alleneranno ai campetti con il 23, sognando di essere Michael Jordan o LeBron James, o con il 10, sognando di essere Maradona o Pelé.

A cura di Giordano Pizzari (link)