Fiducia in se stessi e cura dei fondamentali. Boykins spiega come l’altezza non è tutto per giocare in Nba

 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 550 volte
Fiducia in se stessi e cura dei fondamentali. Boykins spiega come l’altezza non è tutto per giocare in Nba

Tredici stagioni in Nba con il record personale di 15 punti realizzati in un supplementare, sempre ai primi posti negli assist e qualche perla rara come schiacciate e stoppate che si trovano facilmente in rete. Con i suoi 165 centimetri di altezza Earl Boykins è stato il secondo giocatore più basso tra quelli che hanno giocato tra i professionisti americani e ha segnato realmente il primo decennio del nuovo millennio, tanto che addirittura l’artista Andrew Kuo ha scelto il suo nome (@earlboykins) per i suoi account sui social network “perché – dice – è una persona di 165 centimetri che ha giocato a pallacanestro ai massimi livelli nonostante tutti gli altri gli dicevano che non avrebbe potuto farlo. E’ una persona che ha imparato ad aiutare se stesso, un moneyball.

E lui, assieme a Corey Gaines, sarà il coordinatore tecnico del “New Vision International Camp” che si terrà dal 7 luglio al 2 agosto a Phoenix, Arizona. Gli organizzatori sono Peter Ezugwu, ex centro molto amato, in Italia per 9 stagioni, e coach Gabriele Grazzini, vincitore di una LegaDue Silver a Mantova e di due Coppa Italia a Veroli e a Omegna.


Nonostante i 5’5” di altezza hai sempre giocato ai vertici, sia in High School, sia in Ncaa. Poi hai giocato 13 anni in Nba dove sei sempre stato tra i migliori. Sei la dimostrazione che il talento, ma anche la passione e il lavoro in palestra non devono mettere limiti alle ambizioni. Qual è il tuo segreto? Quale consiglio ti senti di dare ai ragazzi che vogliono giocare a pallacanestro?

Il segreto del mio successo è la fiducia. Avere fiduia significa avere fede in se stesso. E questo dà più di ogni altra cosa.


Attualmente sei allenatore della Douglas County High School e sei titolare della Boykins Basketball Academy. Quali sono le tue impressioni da allenatore giovanile? Su quale aspetto devono lavorare maggiormente?

I giovani di oggi sono carenti nei fondamentali. Purtroppo non investono abbastanza tempo nel ball handling, nel migliorare la tecnica di tiro e nel lavoro a rimbalzo. Questi aspetti non sono altro che l’essenza del gioco.


Hai giocato una stagione in Italia, nella Virtus Bologna, dove hai vinto anche l’Eurochallenge. Qual è il tuo ricordo della pallacanestro europea? Quale consiglio vuoi dare a un giocatore americano che vuole avere successo in Europa? E quale consiglio invece a un europeo che vuole giocare negli Stati Uniti?

Dell’Italia ricordo con grande piacere la passione che sia i tifosi sia i giocatori dimostravano di avere per il gioco del basket. Il consiglio che darei a un giocatore americano è quello di abbracciare la cultura europea e goderne tutti gli aspetti. A un giocatore europeo invece consiglierei di non farsi distrare da tutte quelle le cose che negli Stati Uniti accadono fuori dal campo.


A luglio sarai a Phoenix per il New Vision Sports International Camp. Perché un giovane italiano dovrebbe scegliere di allenarsi negli Stati Uniti durante l’estate?

Un giovane giocatore dovrebbe venire perché non è solamente l’occasione per avvicinarsi al basket americano e conoscerlo, ma anche per provare un’esperienza di vita in America. E’ fondamentale sfruttare tutte le opportunità che possono presentarsi per crescere sia come giocatore di basket, sia come persona.