ESCLUSIVA PB: Varese-Cantù, intervista doppia Attilio Caja-Bruno Arrigoni

5 domande a testa, a due ex e grandi conoscitori di pallacanestro. Caja: "La retrocessione della Virtus Bologna deve far riflettere", Arrigoni: "Cantù ha ha fatto delle scelte intelligenti"
 di Alessandro Palermo  articolo letto 1784 volte
Caja (sin.), Arrigoni (destra)
Caja (sin.), Arrigoni (destra)

Varese-Cantù, domani sera a Masnago la partita dell'anno. A quasi 24 ore dal derby più infuocato della Serie A, abbiamo intervistato Attilio Caja e Bruno Arrigoni. Due simboli della pallacanestro italiana, uno - il primo - alla guida di Varese nell'era post Pozzecco allenatore. L'altro un'icona canturina ma che ha anche un grande passato in biancorosso.

Caja - che a Varese c'è stato solo per undici partite - il 24 febbraio 2015 prese le redini della squadra, dopo le dimissioni di Gianmarco Pozzecco. Sei vittorie, cinque sconfitte e decimo posto in classifica. Risultati non eclatanti ma abbastanza per lasciare uno splendido ricordo. Serio, capace, esperto. Caja a Varese fu un vero toccasana, risollevando l'umore dei tifosi e dei giocatori, al quanto sfiduciati. Obiettivo minimo raggiunto, la salvezza. Ma di più, in così poco tempo, non avrebbe potuto fare. Anche perché la classifica, al suo arrivo a Masnago, era quella che era. In quei due mesi e mezzo, però, Caja non ha avuto l'occasione di disputare un derby. Le spiace coach? "Sì perché i derby sono le partite più belle, ma comunque mi accontento di aver fatto tanti Milano-Varese e Milano-Cantù. Non sarà la stessa cosa ma sono si avvicinano molto."

Nato a Milano il 30 ottobre del 1945, Bruno Arrigoni si dà del "vecchio rimbambito" ma di pallacanestro questo "bollito" (parole sue) ne capisce ancora, benissimo aggiungiamo noi. Ed, uno così, da direttore sportivo, metterebbe ancora tutti in fila. Arrigoni, a Varese, ci arrivò nella stagione 1973-'74, chiamato da coach Sandro Gamba come suo assistente. Quest'ultimo, nominato allenatore al posto di Aza Nikolic, volle Arrigoni a tuti i costi. Dal '73 al '76 conquista uno scudetto e due coppe dei Campioni. Nella stagione 1996/97, invece, è il vice allenatore di Dodo Rusconi. In mezzo ci sono 21 lunghissimi anni, indimenticabili, alla Pallacanestro Cantù. Per lui immaginiamo sia dura scegliere tra Varese e Cantù, potremmo anche chiederlo a microfoni spenti ma non ce la sentiamo. Domanda troppo delicata. Due tifoserie rivali che alla minima dichiarazione fuori posto possono "tagliarti fuori". Anche se una mezza idea, per quale squadra batte di più il suo cuore, ce l'abbiamo. Di seguito 5 domande a ciascuno, una sorta di intervista doppia che merita davvero:

1) Varese-Cantù, qual è la prima cosa che le viene in mente?
CAJA: Una partita affascinante per storia, rivalità, colori. Partite come queste sono il sale dello sport. Ultimamente si dice molto che in Italia non siamo pronte a super leghe o cose del genere, perché non vogliamo perdere partite come Varese-Cantù ed è vero. C'è la storia in ballo, non è facile.

ARRIGONI: Varese-Cantù fa parte della storia antica della pallacanestro. La storia di ieri, di oggi e speriamo anche di domani. Una partita chiave della basket italiano, fin dagli anni '50. Una volta, in Italia, era tutto un unico triangolo: Milano-Varese-Cantù, il triangolo delle Bermude.


2) Nella sua lunga carriera ne ha viste tante ma si sarebbe mai aspettato di assistere ad un crollo di due piazze storiche come Varese e Cantù?
CAJA: Sono cose che capitano, tutta questione di frangenti. Alcuni vanno bene, altre male ma poi passano. E' successo a tante altre società, basta poi affrontare la situazione nel migliore dei modi e senza sottovalutare nulla. Altrimenti si fa la fine della Virtus Bologna e, poi, risalire diventa difficilissimo. Con una sola promozione su 32 squadre di A2, la retrocessione dalla Serie A è un dramma sportivo.

ARRIGONI: Non lo definirei crollo, a piangere è soltanto la classifica. Sia per Varese che per Cantù credo non serva mettere in discussione il progetto solo per i risultati. Varese è una società che guarda avanti, con ruoli ben definiti. Prima, invece, c'era un presidente che era un deus ex machina, mentre adesso c'è una migliore divisione dei compiti. Quanto a Cantù si è passati dalla famiglia Cremascoli, che ha saputo fare una cavalcata eroica ma per forza di cose è stata costretta a passare il testimone. Mentre a Varese c'è un consorzio dietro che aiuta, a Cantù è più difficile programmare e fare progetti. Gerasimenko comunque sta dimostrando di tenere al bene della società. Appena arrivato ha subito acquistato il terreno per il nuovo palazzetto e ha rilanciato il settore giovanile, inteso come Polisportiva Senna.

3) Chi, delle due squadre, arriverà al derby con più pressione? Da una parte Varese, dopo i tanti ko, non può fallire in casa nella partita più importante dell'anno. Dall'altra parte, però, c'è una Cantù che ha bisogno di vincere per non rimanere ultima in classifica
CAJA: Hanno bisogno di un risultato positivo entrambi, vista la classifica molto simile. Sarà un derby importante non solo per la rivalità e per la classifica ma anche perché i tifosi meritano questa gioia. Una soddisfazione enorme che aiuta ad aumentare la fiducia, il morale, di tutti. Il pubblico è una componente troppo importante e merita di ricevere una gioia così grande.

ARRIGONI: Al di là del risultato, entrambe le squadre devono dimostrare impegno e voglia. Varese arriva al derby motivata, la vittoria in coppa contro una squadra ostica come l'Oldenburg aiuta tanto. Hanno preso fiducia. Dall'altra parte, invece, Cantù arriva a Masnago con un organico "zoppo" ma voglio andare controcorrente (anche se mi danno del bollito). Secondo me disfarsi di Lawal è stata una scelta intelligente, anche se le rotazioni sono ristrette. Il giocatore non voleva restare, quando è così è giusto lasciarlo partire. Così facendo Cantù ha liberato spazio salariale e risparmia molto. Oggi Sassari ti prende Lawal, perché ne ha bisogno, aspettando 15 giorni magari perdevi l'occasione di piazzare il giocatore. Nelle emergenze non bisogna vivacchiare ma prendere delle decisioni forti, come ha fatto Cantù. L'unica "fregatura" è che Lawal non è americano, ed andare a prendere un giocatore europeo o cotonou non è facile. C'è poca scelta. Diverso, invece, il caso di Varese: loro hanno voluto saggiamente aspettare con Maynor e la scelta ha pagato perché sembra essersi ripreso. A volte aspettare va bene, molte altre volte no.


4) Quanto incide, in negativo, cambiare allenatore prima di una partita delicata come quella di sabato sera?
CAJA: Cambiare allenatore non implica necessariamente una qualcosa di positivo o negativo. Ovvio che se la situazione è davvero pessima, allora cambiando si può soltanto andare in contro a qualcosa di positivo perché peggio non si può fare. Questo, però, è un brutto vizio di noi italiani. Generalizzare l'esonero è sbagliato, sono contro la bocciatura degli allenatori a priopri. In ogni caso per Bolshakov non sarà semplice. Bisogna capire, però, che incarico avrà a Cantù. Traghettatore oppure fino al termine della stagione? Poi, chiaro, se ti invitano al tavolo cosa fai? Non giochi? Tanto, a fare bene non ci si rimette mai. Se dovesse andare male amen ma è sempre meglio accettare l'invito. Io al tavolo da gioco mi ci siedo volentieri

ARRIGONI: Non si capisce bene se sia andato via Kurtinaitis o se l'abbiano mandato via, noi ci basiamo soltanto su ciò che leggiamo. Forse la società ha ritenuto che i giocatori non seguissero il lituano al 120%. Per Cantù bisogna avere la pazienza di aspettare, a Varese invece hanno fatto quadrato.


5) Pronostico secco, chi vince a Masnago?
CAJA: Difficile fare pronostici ma credo che il fattore campo sia una componente fondamentale, per questo dico Varese. Per esperienza dico che espugnare Masnago non è facile per nessuno, conosco bene il calore del palazzetto. L'ago della bilancia dice Varese ma se si fosse giocato in casa di Cantù il pronostico era ribaltato.

ARRIGONI: Vincere a Varese non è mai facile, per chiunque. Allo stesso tempo, però, Cantù non ha nulla da perdere. Non dobbiamo dimenticarci che i derby vanno al di là di qualsiasi pronostico.



Ringraziamo i nostri due "ospiti" per la disponibilità, augurando a loro ogni bene. Intervista a cura di Alessandro Palermo, la riproduzione è riservata*