LBA - Olimpia Milano 1996: il missile decisivo di Bodiroga a Bologna

25.05.2020 16:00 di Redazione Pianetabasket.com   Vedi letture
LBA - Olimpia Milano 1996: il missile decisivo di Bodiroga a Bologna

Il 28 maggio 1996 l’Olimpia Milano vinse il suo scudetto numero 25, il primo dopo la fine dell’era D’Antoni. Chiuse sette anni di digiuno. Ma la partita decisiva si giocò tre giorni prima, il 25 maggio di 24 anni fa a Bologna. Un canestro allo scadere di Dejan Bodiroga in pratica assegnò il tricolore. Per vincerne un altro Milano avrebbe dovuto attendere il 2014. Ecco la storia di quel titolo.

Il 15 giugno 1994 Bepi Stefanel entrò ufficialmente a Milano come sponsor, lasciando la Pallacanestro Trieste, ma nella realtà l’intento che poi si sarebbe concretizzato era quello di rilevare tutta l’Olimpia. Ci furono immediatamente partenze illustri come quelle di Sasha Djordjevic per Bologna o di Antonello Riva verso Pesaro. In pratica della vecchia Olimpia restarono solo Flavio Portaluppi, Hugo Sconochini, Paolo Alberti e Davide Pessina. Da Trieste al seguito di Stefanel arrivarono invece Dejan Bodiroga, Nando Gentile, Gregor Fucka, Davide Cantarello e Sandro De Pol, oltre al coach Bogdan Tanjevic che prese il posto di Mike D’Antoni. Questa è la premessa della scudetto vinto due anni dopo nel 1996.

Bogdan Tanjevic era diventato allenatore a 24 anni quando giocava nella serie B slava e i dirigenti del Bosna Sarajevo, fino ad allora eternamente relegato in seconda divisione, ebbero l’intuizione di affidare una squadra di giovanissimi ad un coach altrettanto giovane ma ricco di entusiasmo. Tanjevic accettò l’offerta e portò il Bosna immediatamente in serie A con tanto di colpo di teatro, ovvero il ritorno in campo per una partita cruciale. Il resto fu una crescita graduale ma incessante cominciata con l’arrivo da Sloboda Tuzla del grande Mirza Delibasic, appena 18enne. Nel 1977 il Bosna arrivò ad un passo dallo scudetto slavo: si suicidò perdendo in casa con la Jugoplastika Spalato una partita che stava vincendo comodamente, poi cadendo inopinatamente a Zara e infine perdendo lo spareggio a Belgrado contro Spalato. Lo scudetto arrivò un anno dopo e nel 1978/79 il Bosna debuttante vinse anche la Coppa dei Campioni contro Varese in finale: Tanjevic aveva appena 32 anni. Il bomber Varajic segnò 45 punti. Vinse altri due scudetti, allenò la Nazionale slava agli Europei del 1981 conquistando la medaglia d’argento e finalmente ebbe l’occasione di monetizzare il suo rapido successo sbarcando in Italia, a Caserta. Tanjevic mostrò subito il suo coraggio prendendo Oscar Schmidt e Moka Slavnic come stranieri. Poi lanciò il 16enne Nando Gentile in Serie A, successivamente toccò a Enzo Esposito. Portò Caserta in finale scudetto e ricominciò tutto daccapo a Trieste, che sarebbe diventata un po’ la sua città. Si considerava uno slavo e quando il paese si sgretolò all’inizio degli anni ’90 decise che sarebbe stato solo italiano. Nel 1999 portò la Nazionale azzurra al titolo europeo ma allora aveva già vissuto la sua esperienza biennale a Milano, al seguito di Bepi Stefanel.

Era una squadra strana, l’Olimpia di Stefanel: non fosse stato per Portaluppi e le maglie rosse, sarebbe stata irriconoscibile pe ri suoi stessi tifosi. Ma sul piano strettamente tecnico era una gran bella squadra. Tanjevic era andato sul sicuro con la coppia Gentile-Bodiroga. Nando era una specie di scudiero fedele: l’aveva lanciato a Caserta quando era un bambino. Non bisognava essere scienziati per capire quanto talento e fisico avesse, ma bisognava avere coraggio per lanciarlo a 16 anni in serie A, affidandogli le chiavi della squadra, il permesso di osare, sbagliare, vincere e perdere le partite appellandosi al suo coraggio innato. Nando aveva una cosa già allora e Tanjevic l’aveva vista: era un leader istintivo. Gentile aveva coronato il sogno tricolore al Forum nel 1991 con Caserta, poi si era riunito con il suo mentore a Trieste. La stella era Dejan Bodiroga, un 2.03 che arrivò a Milano a 24 anni ma giocava da professionista in Italia da cinque. Sulla scia della disgregazione della Yugoslavia era emigrato a Trieste quasi di nascosto. A 18 anni, Tanjevic incurante di età ed inesperienza, del fatto che mai uno straniero aveva giocato in Italia così giovane lo lanciò come se fosse la cosa più naturale del mondo. Boom! Bodiroga era un fenomeno. A Milano arrivò quando stava approcciando il “prime time” di una carriera in cui avrebbe dato il massimo al Panathinaikos Atene, con Gentile di nuovo, e al Barcellona prima di chiuderla a Roma.

Quell’anno la corsa dell’Olimpia si arrestò in semifinale, quando perse la quinta e decisiva partita al Paladozza di Bologna contro la Virtus che avrebbe poi battuto Pesaro in finale conquistando lo scudetto. In Coppa Korac, eliminò nei quarti di finale il Panionios, in semifinale Pau Orthez ma sprecò tutto in finale: dopo aver pareggiato a Berlino, contro l’Alba allenata da Svetislav Pesic, che era uno dei veterani del Bosna Sarajevo che Tanjevic guidò alla Coppa dei Campioni, la Stefanel perse al Forum 85-79.

L’Olimpia diede a Bepi Stefanel la prima vittoria reale della sua carriera di proprietario nel 1996 quando proprio al Forum conquistò la Coppa Italia. Nelle Final Four, l’Olimpia vinse in volata contro la Virtus Bologna e poi comodamente la finale contro Verona. MVP del torneo fu Rolando Blackman che a Milano sarebbe rimasto solo un anno prima di ritirarsi e intraprendere la carriera di allenatore (ma nella NBA non è mai andato oltre il ruolo di assistente).

Blackman era nato a Panama City ma con la famiglia si era trasferito presto a New York, a Coney Island per l’esattezza, dove era stato rapito dalla passione per il basket. Era diventato una stella a Kansas State e avrebbe fatto parte della Nazionale americana alle Olimpiadi di Mosca 1980 se non fossero state boicottate. Blackman era stato una delle migliori guardie tiratrici della NBA degli anni ’80. Aveva 35 anni a Milano ma l’etica di un rookie.

L’Olimpia arrivò solo quinta in regular season nel 1996 e aveva già perso la finale di Coppa Korac contro l’Efes a Milano. Però era in crescita. Gentile e Blackman dietro. Bodiroga, Fucka e Cantarello formavano la front-line. Portaluppi, De Pol e Alberti erano i cambi. Una squadra bellissima che eliminò Varese e la Virtus Bologna prima di affrontare in finale l’emergente Fortitudo guidata in panchina da Sergio Scariolo e in campo da un ex come Sasha Djordjevic e da Carlton Myers. La Fortitudo vinse gara 1 a Bologna. Fu una partita strana perché la Stefanel la prese decisamente in mano a metà ripresa quando costruì otto punti di vantaggio cavalcando una partita straordinaria ed eroica di Dejan Bodiroga che due volte si era fermato per problemi alla caviglia.

Ma poi tutto sembrò congiurare contro Milano. Myers segnò da tre, Andrea Blasi, l’ex riserva virtualmente inutilizzata di D’Antoni passato a Bologna, fece altrettanto. Scariolo trovò la formula giusta usando Djordjevic e Blasi assieme con Myers come terzo piccolo. Il quintetto alto di Milano si trovò scoperto nel momento in cui Tanjevic perse Gentile, prima per un quarto fallo precoce e molto dubbio in attacco poi per un terribile colpo alla testa rimediato scontrandosi con Dan Gay a metà campo. Bodiroga, che era stato il migliore della Stefanel, a due minuti e mezzo dalla fine (era 6/6 dalla linea) sparò due liberi sul ferro. La Fortitudo, con l’inerzia dalla sua, andò a vincere una partita che l’Olimpia sapeva di aver buttato via.