A1 F - Famiglia, amici, fan: la serata speciale di Cecilia Zandalasini a Broni

05.12.2017 10:10 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 386 volte
Fonte: La Provincia Pavese
A1 F - Famiglia, amici, fan: la serata speciale di Cecilia Zandalasini a Broni

Già un’ora prima dell’inizio della partita si fa fatica a trovare un posteggio nei dintorni del PalaBrera. Per il palazzetto di Broni, in realtà, il tutto esaurito è una regola, ma stavolta l’afflusso comincia ancora prima perché la gara è di quelle speciali: si gioca contro Schio, prima in classifica (e già questo sarebbe un motivo sufficiente), ma soprattutto contro la squadra di Cecilia Zandalasini, supertalento locale che ha ormai spiccato il volo verso l’elite della pallacanestro femminile nazionale e internazionale. 

Dentro al PalaBrera, al centro della tribuna, ben 33 posti portano il cartello “riservato Zandalasini”: ci sono i genitori, Paola e Roberto, la sorella Camilla, parenti e amici che si accomodano poco prima che inizi il match, quello del ritorno a casa di Cecilia dopo un europeo vissuto da assoluta protagonista e l’esaltante esperienza americana con le Minnesota Lynx, con tanto di titolo Wnba (l’Nba al femminile) vinto. Mamma Paola (che ha seguito la figlia per dieci giorni negli Stati Uniti) ringrazia per la cortesia di Pf Broni, mentre papà Roberto torna sugli ultimi mesi che hanno consacrato Cecilia come star del basket in rosa: «Sì, è stata un’estate molto positiva per lei, anche se ha giocato poco negli Stati Uniti quello che conta è l’esperienza che ha fatto. L’anno prossimo, se la chiameranno, andrà prima, a giugno, e sicuramente avrà modo di giocare di più. A vederla da piccola si notava che aveva qualità, ha seguito il fratello e dava del filo da torcere ai maschi, ma francamente non mi sarei aspettato che arrivasse a questi livelli». Da ex giocatore, però, ha anche uno sguardo moderatamente ma saggiamente critico: «Deve ancora migliorare tanto – dice Roberto Zandalasini, che con la moglie segue Cecilia in giro per l’Italia – però non mi piace metterle pressione e non le do consigli, tranne qualche volta quando commette qualche errore evidente».

Appena prima della palla a due Cecilia viene chiamata al centro del parquet per ritirare la targa a lei dedicata dal Comune di Broni: gliela consegnano il sindaco di Broni Antonio Riviezzi, gli assessori allo sport, Bruno Comaschi, e quello alle pari opportunità Cristina Varesi, assieme al presidente di Pf Broni Bruno Cipolla. 

In campo appare un po’ contratta e dopo una prima frazione non proprio brillante il coach Vincent la lascia in panchina per tutto il secondo periodo. Dopo l’intervallo lungo arriva il primo canestro, che strappa gli applausi anche al tifo di Broni, comunque concentrato nel sostegno viscerale alla sua squadra, e che poco dopo tributa una standing ovation all’ingresso di Enrica Pavia, ai primi minuti giocati quest’anno dopo il lungo e fastidioso infortunio al ginocchio, e più tardi esplode in un boato al primo canestro della capitana.

La partita nel frattempo ha poca storia e questo lo si sapeva già.

Alla fine ci vuole tanta pazienza per intervistare la Zandalasini, presa d’assalto da uno stuolo di fan, bambine e ragazzine in prima fila, che le chiedono un autografo o un selfie, altri che si accontentano di fotografarla e firmarla con il telefonino. E lei non si sottrae a nessuna richiesta. «E’ stato bello tornare, anche se non è stata una delle mie migliori partite – ammette Cecilia – capita una volta all’anno di venire a giocare qui, parenti e amici non mi vedono mai, giocando a Schio e in Eurolega, ed è una bella occasione per ritrovarsi».

La sensazione è che si sia dovuta anche riabituare al basket italiano dopo l’esperienza di altissimo livello negli Usa: «Sono tornata e il giorno dopo ero già a Schio, è stato tutto molto veloce e non ho avuto il tempo di realizzare quello che è stato. Però questo è il nostro lavoro e lo si fa».

Cecilia ha espresso più volte il desiderio di vedere molto più pubblico alle partite di basket femminile, ma se le cose andassero dappertutto come a Broni il problema sarebbe risolto. «Vero – conferma lei – ci manca un po’ di seguito per il basket in Italia, nel maschile ce n’è molto più. D’altronde noi non possiamo farci nulla se non continuare a giocare: se piace ci verranno a vedere, altrimenti pazienza. Giocare qui a Broni è bello, hanno un gran tifo e riescono a fare delle cose straordinarie. Onoreai Viking e alla gente di Broni che è appassionata di basket da sempre». 

Intanto tra gli obiettivi c’è un’altra esperienza nella Nba femminile: «Sì, finché mi vorranno e il fisico riuscirà a tenere vorrei trovare i miei spazi. E’ sempre molto difficile, siamo solo all’inizio». 

Luca Simeone