La pioggia di capitali stranieri sta ridisegnando la geografia economica della Serie A. La corsa all’Eurolega allargata e alla nascitura NBA Europe ha innescato una guerra delle coppe che, di riflesso, sta facendo lievitare i budget come non accadeva da vent’anni.
Almeno quattro realtà – con Varese caso a parte ma dentro il quadro – si muovono con ambizioni continentali, e il risultato è un campionato spaccato in due: da un lato chi giocherà in Europa, con monte stipendi in netto rialzo, dall’altro il resto della griglia costretto a muoversi su un livello economico più basso.
La spinta di Napoli e le due Roma nel basket italiano
La spinta più forte arriva da Roma e Napoli. Nella Capitale la competizione tra i due gruppi americani, SPQR e Maxima, per il “pass” NBA Europe porta con sé investimenti stimati sopra i 10 milioni (forse verso i 15, al netto del costo del diritto).
La Roma di Luka Doncic e Donnie Nelson ha già messo in cassa cinque firme – Mannion, Ayayi, Simonovic, Edwards e Strautins – per circa 3 milioni netti, con un obiettivo vicino ai 5 totali: terzo monte stipendi in Italia dopo Milano e Virtus.
Maxima rincorre ma con potenza di fuoco comparabile, analoga a quella di Napoli, che ha alzato l’asticella con Petrucelli, Spissu e Jakimowski e prepara colpi americani per completare il quadro.
SPQR e Maxima guardano alla NBA Europe, mentre SPQR e Napoli avrebbero presentato anche un’offerta per l’espansione dell’Eurolega: segnali di uno sbarco stabile nel salotto buono continentale.
Anche Varese lavora con gli americani: partnership con RedBird
Capitolo Varese: l’OJM ha spento ogni prudenza con una sequenza di firme che dodici mesi fa sembravano fantascienza. Dopo il biennale da 500 mila dollari annui a Hunter Hale, è arrivato il triennale da un milione complessivo per Amedeo Della Valle, quindi il rilancio fino a 550 mila dollari per McDowell-White.
Un salto quantico se confrontato con l’estate 2025, quando i “pezzi pregiati” come Moody e Nkamhoua si fermavano sui 220 mila. L’obiettivo NBA Europe resta sullo sfondo, in attesa di sviluppi da Las Vegas e della definitiva messa a terra dell’intesa con RedBird, con cui si è registrato un nuovo incontro nei giorni scorsi.
Intanto, tra contributi extra, nuovi sponsor e buyout, il volume di fuoco potrebbe essere raddoppiato rispetto alla stagione del nono posto 2025/26, con ambizioni da playoff da protagonisti in Italia e in Europa.
Le proprietà americane rivoluzione del basket italiano
Nel quadro generale, l’arrivo di proprietà USA rischia di rivoluzionare la gerarchia dei budget: Venezia, storicamente terza forza dietro alle due big di Eurolega, potrebbe scivolare fino al sesto posto, complice anche il +30% di Tortona.
Varese, pur in forte crescita, viaggia più o meno sull’ottavo monte stipendi.
Morale: l’estate 2026 ha gonfiato con impeto il valore economico della Serie A e ha polarizzato il torneo. Tra le 10 squadre impegnate nelle coppe, l’eccezione è Trento con un budget “normale”; le altre sei – con Cantù, Treviso e Verona comunque in rialzo rispetto a un anno fa – restano su uno scalino inferiore.
Il campionato sarà più ricco, forse più caro: certamente più sbilanciato, con l’Europa a fare da spartiacque. Dieci squadre su sedici giocheranno tra EuroLeague, EuroCup e BCL.
Andrea Bargnani: "Un cambio di rotta storico, forse il più interessante degli ultimi 25-30 anni"
Molto interessante anche
il punto di vista di Andrea Bargnani, che nel ruolo di Executive Advisor della LBA è tornato ad essere il volto del basket italiano.
"Il basket italiano oggi si trova in una posizione molto interessante per un cambio di rotta storico, forse il più interessante degli ultimi 25-30 anni. La NBA Europe è sempre più una realtà, così come i nuovi capitali che verranno iniettati nel nostro basket europeo: cifre mai viste nella storia. Tutto dipenderà da come gli stakeholder sapranno interpretare questa opportunità di rilancio.
È un tempo di cambiamenti, e una vera riforma del basket italiano sarebbe utilissima per coglierlo al meglio. Non facciamoci distrarre dal passato, rischiando di non vedere il potenziale che abbiamo davanti da qui a 5 anni".