Varese, il "caso" Campani e le conseguenze. Un errore della società

Perché con Dominique Johnson, Varese, non ha svoltato. I biancorossi avrebbero dovuto operare nel reparto lunghi. Il "caso" Luca Campani è quasi un mistero, un errore di valutazione
 di Alessandro Palermo  articolo letto 3396 volte
Luca Campani
Luca Campani

Il 22 novembre scorso, l'ufficio stampa della Pallacanestro Varese annunciava lo stop di Luca Campani.

"Luca Campani, dopo gli accertamenti specialistici ai quali è stato sottoposto in questi giorni, in accordo tra staff medico e club, si sottoporrà per circa quattro settimane a terapie riabilitative al ginocchio sottoposto in estate ad intervento chirurgico al fine di ottenere un completo e definitivo recupero funzionale".

Questo il comunicato stampa della società di Piazza Montegrappa, diramato martedì 22 novembre 2016. Facendo qualche conto il lungo ex Vanoli Cremona sarebbe dovuto tornare entro Natale, al massimo entro la fine dell'anno per la gara contro la Reyer Venezia del 27 dicembre scorso. Il problema è che di Campani neanche l'ombra. O meglio, in queste settimane, il giocatore lo si è visto sempre presente in panchina a sostenere la squadra ma in campo ancora niente. Con domani, 11 gennaio 2017, i giorni di riposo salgono a cinquanta, ben più di quanti ipotizzati dallo staff medico. Un semplice errore di valutazione - che ci può benissimo stare, precisiamo - o forse un peggioramento del ginocchio. Senza forse perché sta di fatto che il giocatore ne avrà ancora per un bel po'. Si parla di un altro mese ancora, che sommato ai cinquanta giorni citati in precedenza fanno diventare lo stop di quasi 3 mesi. Con ottimismo, Campani, potrebbe tornare ad inizio febbraio ma la sostanza cambia ben poco perché sarebbe comunque un lasso di tempo non inferiore ai due mesi e mezzo.

Chi può sbagliare è lo staff medico, non una società. La Pallacanestro Varese avrebbe dovuto fin da subito affrontare il problema, senza sottovalutarlo. Con un mese fuori Campani e con la condizione fisica precaria di Oderah Anosike (soltanto oggi recuperato al 100%), la dirigenza biancorossa avrebbe dovuto firmare un giocatore a gettone. Un'idea non campata per aria. Alla luce anche delle pessime prestazioni di Kristjan Kangur, un innesto nel reparto lunghi sarebbe servito come il pane in questi 50 giorni. Ed, invece, no. La società ha preferito virare su un esterno, come se non ce ne fossero già abbastanza: Eric Maynor, Aleksa Avramovic, Daniele Cavaliero, Massimo Bulleri e Melvin Johnson. Cinque, contro la sola coppia Kangur-Pelle sotto i tabelloni. Fatto sta che a Masnago hanno pensato bene di sostituire un Johnson per un altro: fuori Melvin, dentro Dominique. Il rookie classe '93 era partito benino, salvo poi perdersi via ma Varese non avrebbe dovuto operare in quella zona del campo. Adesso, e nelle settimane precedenti, la squadra ne sta pagando le conseguenze. Il nuovo Johnson tira come fosse un pallottoliere, un lancia missili, un mitra. Il giocatore ex Alba Berlino ha talento - e si vede - ma fa le stesse cose che faceva l'altro Johnson. Per questo, ma non solo, a Varese non c'è stata nessuna svolta. Sappiamo che Dominique from Detroit era il pupillo di coach Paolo Moretti, il quale si sfregava le mani per averlo e che aveva espressamente chiesto di farlo arrivare nella "Città Giardino". Perché, dunque, accontentare una richiesta di un allenatore sul punto di venire esonerato? Perché accontentarlo e mandarlo via? Infatti, il nuovo allenatore Attilio Caja - dopo aver fatto tutte le sue valutazioni - ha chiesto nelle scorse ore un rinforzo, un'ala grande (si parla di Delroy James di Reggio Emilia). Era ora. Forse Varese fa ancora in tempo a raddrizzare la propria stagione. Forse.

Alessandro Palermo,
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