L'impresa (in)spiegabile compiuta da Lebron James e le 7 scene più emozionanti di Gara7

 di Alessandro Palermo  articolo letto 9153 volte
L'impresa (in)spiegabile compiuta da Lebron James e le 7 scene più emozionanti di Gara7

Abbiamo assistito ad un qualcosa di clamoroso, una grossa fetta di storia della pallacanestro. Per i meno appassionati di NBA sembrerà pura esagerazione, ma chi conosce a memoria ogni pagina del libro della carriera di Lebron James e gran parte della favola dei Cleveland Cavaliers, forse allora può capire cosa è realmente accaduto. Forse. Perchè in un primo momento, rendersi conto di tutto ciò, non è stato di certo un compito semplice. E la difficoltà non era figlia delle cinque del mattino o della stanchezza, anzi. Terminata Gara7 tra Golden State e Cleveland, il sonno non incideva un granchè su di noi, era l'adrenalina a farla da padrona. Io, non so voi, ho seriamente faticato a prendere sonno. Una partita del genere, con un finale di questo tipo... non avrei potuto chiedere di meglio. Ripeto, per i meno appassionati o per chi si sta avvicinando al basket soltanto negli ultimi tempi (soffriamo per voi), percepire ogni sfumatura dell'impresa di Lebron è pressoché impossibile.

L'IMPRESA (IN)SPIEGABILE
Per rendere l'idea, o almeno provarci, "Il Prescelto" ha consegnato ad una città intera (Cleveland) e ad uno stato intero (l'Ohio) un titolo che mancava da 52 lunghissimi anni. Ma il discorso non è legato soltanto alla pallacanestro, a "The Forest City" non si vedeva una vittoria di un titolo in qualsiasi sport da oltre cinquant'anni, quasi una maledizione. Pensate che già nel lontano 1989, il digiuno sportivo incominciava a stancare i Clevelanders, oltre a suscitare ironia in tutti gli Stati Uniti, a tal punto da indurre il regista David Ward a farci un film. "Major League - La squadra più scassata della lega" uscì nelle sale cinematografiche americane, gonfiando ancora di più l'attesa per un trionfo che tardava ad arrivare. Pensateci bene: se già 27 anni fa, il popolo americano era impaziente di vedere Cleveland vincere un qualsiasi titolo, quanta pressione poteva avere addosso LeBron James prima di queste Finals? Indecifrabile.

ADDIO, ANZI NO... ARRIVEDERCI
In più, a rendere più appetitosa tutta la storia, gli dei del basket hanno pensato bene di metterci anche un po' di pepe: LeBron James mette l'anello al dito di Cleveland, dopo che negli ulti anni ne sono successe di tutti i colori. Dopo essersi tanto amati, James nel 2010 lascia l'Ohio per vincere in quel di Miami. I tifosi la prendono talmente male che incominciano a bruciare le magliette del loro idolo. Il proprietario dei Cavs, tutto sommato, la prende piuttosto bene: "Caro LeBron, vinceremo prima noi di te!". Non sarà così, però, perchè a Miami, James, vincerà eccome ma poco importa.

UN RITORNO CELESTIALE
James nell'estate del 2014 decide di fare un passo indietro: "Il Prescelto" torna a casa, nella sua Cleveland. I tifosi, nei suoi quattro anni di Heat, lo hanno odiato ma James non ha mai smesso di amare il suo popolo. Per questo torna e lo fa col botto, promettendo a tutta "Forest City" di vincere il titolo. Una promessa è una promessa e alla fine LeBron ci è risucito.

AL PRIMO COLPO... PIU' O MENO
Nel primo anno di Cavs, nella stagione 2014-15, "Il King" perde in finale contro i Warriors. Lo scorso anno James fu praticamente solo contro tutti. Dellavedova sembrava indemoniato, è vero, ma James dovette fare a meno del suo braccio destro Kyle Irving e dell'altro aiutante di lusso Kevin Love. Quest'anno, invece, in finale contro Golden State c'erano sia il numero due che il numero zero. Dunque, possiamo dire che non solo Lebron James ha mantenuto la promessa, ma lo ha fatto anche al primo colpo... più o meno.

UN SUCCESSONE!
Quasi dimenticavo, James è stato in grado di ribaltare una serie finale da 3-1 a 4-3, mai nessuno nella storia della NBA ci era mai riuscito nelle Finals. Mai. In più, Lebron ci è riuscito contro una squadra che in stagione ha vinto 73 delle 82 partite totali in regular season, semplicemente contro i migliori di sempre (numeri alla mano). Una rimonta ancor più clamorosa.

LE (7) COSE CHE MI SONO PIACIUTE DI PIU' DI GARA7
1- Le lacrime di Lebron James, accasciato al suolo perchè non riesce a crederci. Ancora non riesce a realizzare.
2- Le lacrime di JR Smith, uno che da fuori è sempre sembrato il più duro di tutti ma che invece si emoziona e si scioglie come tutti gli esseri umani.
3- JR Smith, ancora. La conferenza stampa in lacrime, singhiozzando, finita con la dedica ai suoi genitori e l'abbraccio al padre dopo aver risposto ad un giornalista.
4- Le lacrime di Richard Jefferson: sono solo l'antipasto del ritiro. Forse in quel momento, neppure lui sapeva bene cosa fare del proprio futuro. "RJ" ha giocato delle Finals clamorose, clamorose!
5- Coach Tyronn Lue seduto in panchina tutto solo (seppur per pochi attimi), mentre gli altri festeggiano al centro del campo. E' lì che piange, non ci crede. Pensa di sognare, forse. Probabilmente l'allenatore con meno talento a vincere un anello, per usare un eufemismo.
6- Le telecamere inquadrano i tifosi di GSW, mentre i Cavs salgono sul palco per essere premiati... e loro, cosa fanno? Applaudono. Qualcuno è addirittura commosso nel vedere LeBron in quello stato. Poesia.
7- La scena più bella, personalmente quella che mi ha trasmesso di più: Draymond Green, dopo essere entrato negli spogliatoi, esce, torna sul parquet ed abbraccia Lebron. Ma è come lo fa che mi emoziona: quando il giocatore dei Warriors si avvicina a James, aspetta che quest'ultimo parli con Tyronn Lue. Green resta fermo come un palo, ha appena perso una finale in Gara7, dopo aver giocato divinamente e trova pure la lucidità per aspettare. Green è a pezzi, sicuramente lo è, davanti a se vede due avversari che si abbracciano e che esultano per la vittoria e lui... lui trova la forza di aspettare il suo turno. Coach Lue si scansa, LeBron -quasi sbalordito- si ritrova davanti a sé, di nuovo, quello con il quale ha fatto a sportellate per 48 minuti. E cosa fanno i due? Si abbracciano. James stringe forte Green, quasi non crede a quel gesto così puro e sportivo... per di più, fatto da un soggetto particolare come Dray. I due restano abbracciati per qualche secondo, un paio di pacche sulle spalle, qualche parolina all'orecchio e Green se ne va. Un saluto da campioni, olio su tela.