Tezenis, brava! Ma ora Verona deve curare il mal di trasferta
Dusan Vukcevic, grande interprete nella gara contro TrenkwalderAl PalaOlimpia, la Tezenis ha battuto la prima in classifica (Reggio Emilia) e due squadre (su tre) che occupano il terzo posto: Brindisi e Barcellona. Contro le «grandi», con l´aiuto del pubblico, ha offerto prestazioni di spessore. Le partite con Barcellona e Reggio Emilia sono state le migliori della stagione e quella con Brindisi, conclusa all´overtime, ha regalato tante emozioni. In casa, i gialloblù hanno perso di un punto contro Jesi, all´andata e, nettamente, contro Piacenza in quella che si può catalogare come una serata storta. Il bilancio al PalaOlimpia è di 7 vittorie e 2 sconfitte.
È ben diverso, invece, quello relativo alle partite in trasferta: una sola vittoria, a Ostuni, e sette sconfitte. Solo Forlì (0/9) e Bologna (1/8) stanno facendo peggio fuori casa. La Tezenis, probabilmente, può mantenere una media play off, solo vincendo in casa, ma è indubbio che il salto di qualità passi attraverso risultati lontani dal PalaOlimpia.
Dusan Vukcevic, mvp contro Reggio Emilia, autore di una partita da "The Chief" come ha fatto mille volte nella sua carriera (20 punti in 29 minuti, 4/4 da due, 4/6 da tre), ma non ancora in gialloblù, ammette che «il problema della Tezenis sta, soprattutto, nei risultati fuori casa». «Non dimentichiamo - aggiunge - che abbiamo perso di un punto a Brescia e Jesi e di tre a Veroli. Sarebbe bastato vincerne un paio e la nostra classifica sarebbe ben diversa. Ma è vero che, fuori casa, non siamo quelli del PalaOlimpia. Il nostro rendimento non è uguale. Davanti ai nostri tifosi, invece, abbiamo battuto anche le prime della classe».
La Tezenis, intanto, si gode il ritorno di Vukcevic a prove determinanti per le fortune della squadra. La settimana scorsa, dopo Jesi (0/9 al tiro), al cronista aveva detto: «Scrivi, Vukcevic è il peggior giocatore della Tezenis». Dusan è il primo a fare autocritica. Ne ha viste e passate troppe per non sapere e capire il perché di certe prestazioni. E, conoscendolo, in casa gialloblù si era sicuri che Vukcevic avrebbe risposto con una gara autorevole. «Contro la Trenkwalder - riferisce - era importante vincere. Siamo stati bravi ad indirizzare la partita secondo i binari a noi più consoni, restando duri in difesa e lucidi in attacco. Ci siamo espressi bene anche contro la zona. D´altronde, uomo contro uomo, avevamo dimostrato di poter mettere in difficoltà i nostri avversari».
Sulla prestazione personale si limita a dire: «Sono contento, ma l´importante è che vinca la squadra. Tutto qui. Nessuno può giocare tutte le partite ad alto livello. A volte ci riesci, a volte meno. Quel che non deve però mai mancare è il concetto di gruppo e il gioco di insieme. E questi concetti la Tezenis li ha ben chiari».
Tanta sostanza e punti importanti ha dato anche Giorgio Boscagin. Il capitano ha infiammato l´avvio, propiziato il primo allungo, fornito il solito grande contributo in difesa. «Siamo partiti subito forte - ha commentato -, poi non ci siam più guardati indietro. Tenevamo a fare bene contro la prima della classe, a dimostrare che la Tezenis può giocarsela e vincere contro tutti. Continuiamo a pensare positivo, a lavorare duro, a pensare che possiamo, comunque, raggiungere obiettivi importanti. Nei momenti più difficili ti riesce magari complicato, ma domenica abbiamo giocato una grande gara. E su questa strada dobbiamo continuare, a partire da domenica prossima». Imola diventa, così, una tappa delicata lungo il cammino. L´Aget ha perso dopo due tempi supplementari a Barcellona. Ha giocatori come Whiting, Prato, Bruttini difficili da marcare. Ha vinto una sola volta (contro Sant´Antimo) nelle ultime sei partite, ma guai pensare sia un´avversaria facilmente abbordabile. Martelossi ha già messo in guardia sin dall´immediato dopopartita contro Reggio Emilia.
Le cifre e le percentuali tra casa e fuori della Tezenis non sono tanto diverse: 58.2 per cento da due al PalaOlimpia contro 52.8, 34 rimbalzi contro 31, 16.4 palle recuperate contro 11.6. La Tezenis, addirittura, fuori casa tira meglio da tre (31.7 contro 30.7 per cento) e dalla lunetta (78.6 a 69.2). L´impressione è che, al di là dell´indubbio significato che il "fattore campo" ha in Legadue, per la Tezenis sia, soprattutto, una questione di testa, di capacità di rimanere concentrata e giocare di squadra per 40 minuti, di non farsi coinvolgere in tensioni e nervosismi, di saper gestire meglio i vantaggi.
Renzo Puliero