Presentato a Napoli il libro “Indimenticabile, Cesare Rubini, un guerriero dello sport”

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mercoledì, 29 gennaio 2014 alle 16:42
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“Indimenticabile, Cesare Rubini, un guerriero dello sport” di Sergio Meda e Oscar Eleni: il libro è stato presentato a Napoli ieri, 28 gennaio, da Milleculure e Vivi Basket in collaborazione con L’Orsa Maggiore e USSI Campania, al Centro Sociale Polivalente la Gloriette di via Petrarca.
«Lo sport è socialità, è un modo di vivere, è un modo per trovare amici» Cesare Rubini.
Il Centro La Gloriette di via Petrarca arricchisce di particolare significato l’evento che ha ospitato, è un bene confiscato alla camorra in cui oggi l’associazione L’Orsa Maggiore svolge attività sociali ed educative, luogo ideale per accogliere le testimonianze di una figura come quella di Cesare Rubini, nella tappa napoletana per la presentazione del libro curato da Sergio Meda e Oscar Eleni. «Trieste è la sua città, Napoli la sua anima», così lo hanno introdotto gli autori.
«Essere in questa location oggi è anche una gratifica personale – ha detto il magistratoBruno D’Urso, presidente Associato del Gip di Napoli – un onore essere qui. Lo sport come viatico di socialità e legalità. La location attenua il mio disagio: nel 1990 fui io l’ultimo ad emettere una misura cautelativa nei confronti di Michele Zaza. Lo sport insegna che seguendo le norme si raggiungono grandi traguardi». «Il progetto Rubini nasce per far continuare a vivere il personaggio; essere a Napoli ha un grande significato, perché Rubini amava questa città» ha dichiarato in apertura don Mario Zaninelli, ideatore e ispiratore del libro e del progetto legato alla figura di Cesare Rubini. «Rubini, un uomo, un atleta, che ha lasciato il segno. – ha detto Franco Porzio, presidente diAcquachiara e rappresentante di Milleculure – Ho conosciuto Cesare, è sempre stato un esempio per me. Aver scelto questo luogo per la presentazione di questo libro è di alto significato sociale». «Rubini è il mio padre spirituale dello sport, Cesare faceva del bene, ma in silenzio, non gli piaceva mettersi in mostra. – ha detto Roberto di Lorenzo, presidente del Progetto Vivi Basket Napoli – Credo che dal sociale si possa fare molto per lo sport, una strategia vincente per il domani. E non esiste lo sport di alto o basso livello, lo sport è uno». «Perché questo evento qui? Per costruire un nuovo tassello all’interno di questi luoghi, da luogo di camorra a luogo di cultura. – ha spiegato Angelica Viola, rappresentante di L’Orsa Maggiore – Lo sport può sostenere i ragazzi».
Anche Ettore Messina, Eraldo Pizzo ed Arthur Kenney hanno raccontato CesareRubini attraverso un contributo video, e tra i tanti intervenuti, amici, giocatori, avversari, tra basket e pallanuoto. Perché Cesare Rubini è uno dei pochi al mondo ad essere stato inserito nella Hall of Fame in due diversi sport: «Ho avuto la possibilità, l’onore, la fortuna di collaborare con il settore squadre nazionali quando Rubini era ancora a capo del settore, come tutti sanno aveva una personalità fortissima, la capacità di incutere timore, di dire qualcosa di molto duro, che fosse giocatore, allenatore, avversario» ha ricordato coach Messina. Per Eraldo Pizzo: «Di Rubini ho ricordi inizialmente brutti, quando ho cominciato non mi trattava molto bene, io avevo sedici anni, lui quasi trenta. Mi spiegarono che lui quando incontrava un giovane con delle qualità era portato a fargli degli “esami”, per vedere se mentalmente era capace di sopportarlo, poi mi insegnò molto, è stato uno dei punti di riferimento principali, ne ho un ricordo bellissimo, era un campione. Poi me lo sono ritrovato contro come giocatore, e mi sono un po’ vendicato, l’ultima partita contro l’ho fatto impazzire, però avevo 15 anni meno di lui. Bisogna ricordarlo per quello che ha fatto di straordinario nella pallanuoto italiana, uomo di sport,di vita e grande atleta».
«Lo ricordo come mio allenatore, e quanti zoccoli duri ci tirava in allenamento» ha ricordato Renato Galli, campione italiano Allievi con Rari Nantes, squadra napoletana in cui giocò Rubini. «Cesare era una sicurezza, stare vicino a lui mi dava coraggio», questo uno dei ricordi più emozionanti di Alfonso “Fofò″ Buonocore, compagno di squadra di Rubini. «L’ho visto giocare a pallacanestro, la sua Borletti Milano mi fece innamorare di questo sport – Ninì Ardito, arbitro – faceva poco canestro, ma che combattività! Poi l’ho visto giocare a pallanuoto, in mare. Si aspettavano le onde prima di tirare. Poi l’ho visto allenare: tanto ruvido quanto sincero». «Nel 1975 in squadra c’era un americano, Kenney, un italiano, Musetti, e nove napoletani. Si imponeva Kenney, rispettando tutti. Un combattente diplomatico» per Sandro Caccavale, allenatore della Partenope che ha parlato di Arthur Kenney suo giocatore alla Partenope. Ha raccontato Arthur Kenney: «Rubini, il più grande sportivo italiano di sempre. Uomo di classe e di stile, coraggioso fino all’occorrenza. Poche parole. Bastavano quelle, bastava un gesto o un suo segnale. In lui piena fiducia».

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