L'ala cosentina continua a divertirsi sui parquet della Serie C Nazionale nonostante la veneranda età di 44 anni
44 anni da poco compiuti ed una carriera ricca di soddisfazioni. In Italia ha militato in tutte le categorie, vestendo dieci casacche diverse e facendo sognare i tuoi tifosi, raggiungendo anche la Nazionale Italiana. Stiamo parlando di Agostino "Ago" Li Vecchi, ala calabrese, nato a Cosenza il 24 ottobre del 1970, 204 cm per 100 kg di peso, atleta in forza al Minibasket Milazzo, team che milita nel campionato di Serie C Nazionale. Per lui anche la grande soddisfazione della partecipazione alle Olimpiadi di Sidney, nel 2000. Un campione, un personaggio che ha fatto la storia della pallacanestro e che continua a mettere la sua esperienza al servizio dei più giovani.
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Sicuramente il punto più alto della mia carriera l’ho toccato con la partecipazioni alle Olimpiadi di Sidney, nel 2000. Un’esperienza cosi incredibile e bella rimane impressa a vita nell’anima di chi la vive».
Queste le dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni da Li Vecchi, barcellonese nel cuore. Si è affermato nel basket che conta con la Viola Reggio Calabria, dopodiché ha attraversato lo Stretto e si è confermato ad alti livelli diventando un pilastro della Cestistica Barcellona, conquistando anche una promozione in Serie A Dilettanti assieme ai vari Soragna, Rombaldoni e Piazza e con lo "Sceriffo" Giovanni Perdichizzi alla guida.
Che ricordi hai di quell'esperienza?
«Un'esperienza che rimane anch’essa indelebile nei miei ricordi, il legame che si è creato con i tifosi giallo-rossi, ormai molti dei quali miei amici, e con la città è ancora vivo e indelebile. Infatti ormai risiedo a Barcellona Pozzo di Gotto con la mia famiglia».
Dopo Barcellona, il triennio a Udine, prima del ritorno in Sicilia con la canotta della Pallacanestro Messina, con un certo Matt Bonner in squadra. Lì è stato toccato il punto più alto della storia del basket messinese. Cosa non funzionò allora e come ricordi l'avventura messinese?
«Ho ricordi molto positivi, siamo stati promossi nella massima serie e l’anno successivo stavamo disputando un ottimo campionato dopo un inizio difficile, purtroppo a metà stagione la Società ha avuto qualche difficoltà da un punto di vista economico e al termine del campionato è finito tutto».
Cinque anni lontano dalla Sicilia, tra Virtus Bologna, Benetton Treviso, Pallacanestro Imola, Scavolini Pesaro ed Enel Brindisi. Cosa ti ha spinto, nel 2008, a tornare a Barcellona con la Sigma?
«Come ho detto prima, il legame con la città di Barcellona è rimasto sempre forte e vivo per cui è stato abbastanza naturale chiudere la carriera qui, ho avuto la fortuna di tornare quando la Società era in piena ascesa e aveva obiettivi importanti per cui sono riuscito a togliermi la grande soddisfazione della seconda promozione con la maglia della mia città, Barcellona è nel mio cuore».
Nel 2013 la chiamata in Serie D del Minibasket Milazzo. Come è nata la possibilità di ripartire dal team mamertino?
«E’ nato tutto in maniera molto casuale, non toccavo più un pallone da basket da tre anni, ma continuavo ad andare in palestra a Milazzo e ad allenarmi dal prof. Randazzo. Lì ho incontrato il tecnico Lillo Lucifero che mi ha chiesto in maniera quasi scherzosa di allenarmi con loro e poi, eventualmente, giocare con il team da lui allenato. Conoscevo Lillo da tanti anni, poi ritornare in palestra e riassaporare dopo tanto tempo l’aria che si respira su un parquet di basket mi ha convinto ad incontrare Nello Principato e gli altri dirigenti con i quali è nato subito un ottimo feeling».
Siete riusciti a raggiungere la Serie C Nazionale e tu dimostri ancora di avere l'entusiasmo di un ragazzino. Qualche acciacco fisico a parte, quando metti piede sul parquet continui a fare la differenza. Cosa ti spinge a continuare a giocare a pallacanestro nonostante una carriera lunga e ricca di grandi soddisfazioni?
«Per la nostra Società è stato un grandissimo risultato riuscire a raggiungere questo obiettivo. Adesso quello in cui speriamo per disputare al meglio il nostro campionato è avere al più presto il palazzetto dello sport di Milazzo a disposizione che ci permetterebbe di allenarci in maniera più continua e consentirebbe ai tanti tifosi che vengono a San Filippo del Mela di sentirsi a casa propria. Per quanto riguarda me, gioco ancora nonostante il parere contrario delle mie articolazioni, perché mi tengo in forma e mi diverto ancora tanto non essendoci certamente più gli stress fisici e mentali che caratterizzano la carriera da professionista».
A Milazzo, quest'anno, sono presenti nel roster alcuni giovani molto interessanti, tra cui Rath, Sofia, Amato e Rahman. Quali sono i vostri obiettivi stagionali e dove potete arrivare?
«La società sta facendo grandi sforzi, tanto da avere ingaggiato giocatori provenienti da fuori con relativo aggravio dei costi, grazie ai fratelli Amendolia e a tutti gli altri sponsor stiamo provando a crescere un passo per volta. Naturalmente saremo ben lieti di accogliere altri sponsor che ci aiutino in questo percorso».
In Sicilia il movimento cestistico sembra in espansione. Capo d'Orlando in Serie A e ben tre squadre in Serie A2 Gold.
«Dopo anni bui siamo di nuovo in crescita e questo è importante per tutti, naturalmente avere tre società ad alto livello aiuta tanto, speriamo che il trend positivo continui».
La pallacanestro, in Italia, non sta attraversando un momento semplice. Gli italiani faticano sempre più a trovare spazio nel nostro campionato, a differenza dei giocatori statunitensi, e a rimetterci è la nostra Nazionale. Da dove bisogna ripartire per rilanciare questo sport?
«Questo è un problema che ormai è diventato cronico, perché affrontato in maniera sbagliata. Anche l'obbligo per le Società di tesserare un certo numero di Under non è servito a molto, io sarei per una soluzione più drastica, cioè due americani ed un comunitario per le Società professionistiche, come quando io ho iniziato a giocare, e poi solo giocatori italiani per le serie minori
».