Troppo basso per giocare a basket, troppo gracile per la NBA: CJ McCollum, l'uomo da 100 milioni di dollari

 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 3439 volte
Troppo basso per giocare a basket, troppo gracile per la NBA: CJ McCollum, l'uomo da 100 milioni di dollari

A 15 anni era alto appena 1,60, tanto che lo avevano indirizzato al baseball, come suo nonno. Soffriva nel vedere il fratello Errick riuscire nel basket, aveva come suo idolo un'altro giocatore non troppo "alto": Allen Iverson. Eppure lo sport dei giganti non ammette le formiche. Adesso che ha ricevuto un contratto dai Portland Trailblazers da 106 milioni di dollari sembra tutto facile per CJ McCollum, ma non lo è mai stato.

Canton, Ohio, non troppo lontano dalla città dei fenomeni (James e Curry) Akron. Ci volle il liceo per vederlo crescere di statura: "Sapevo che doveva accadere. Sapevo che dovevo crescere. Ma ho pregato ogni sera che accadesse prima della mia laurea". Nel farttempo maglia numero 3 e tanta etica del lavoro, per rimediare con la tecnica a quello che la natura non gli aveva regalato. McCollum cresce di 23 centimetri in due anni (1,83). Gracile, ancora, tanto che all'Università non lo vuole nessuno, pur chiudendo la stagione da senior con più di 30 punti di media.

Matt Logie, della modesta università di Lehigh, ci fa sopra una scommessa. McCollum ringazia e si allena tutte le notti in palestra con la macchina che gli restitutisce il pallone a canestro fatto. Per costruire una storia indimenticabile, il primo giocatore nella storia di Lehigh ad essere draftato nella NBA. La leggenda vuole che al suo primo anno di università porta la sua al debutto NCAA (2012) con la Duke di Krzyzewski. Lasciando un ricordo indelebile a coach K: 30 punti, 6 rimbalzi, 6 assist e la seconda favorita del torneo fuori. Mike Krzyzewski non avrà difficoltà ad ammettere che quel giorno Duke aveva giocato contro il miglior giocatore degli Stati Uniti.

MCollum sceglie la laurea, e va in NBA con un anno di ritardo. Portland lo sceglie con il pick #10 ma ha molti dubbi sulle sue capacità fisiche. Per CJ arrivano due anni di dura panchina dietro Damian Lillard, senza trovare spazio con gente come Batum e Matthews, Aldridge e Lopez in una squadra vincente. Sempre lavorando duro e sapendo aspettare in silenzio, arriva il suo momento. Playoff 2014-15, infortunio di Matthews, McCollum segna nelle ultime tre partite 77 punti con 7/11 al tiro dall'arco e un high di 33 punti.

Dalla sera alla mattina i Blazers, per la stagione seguente, passano da essere una squadra da titolo a un progetto di crescita perdendo quattro quinti dello starter (Matthews, Batum, Aldridge e Lopez). McCollum mostra un affiatamento pauroso dentro e fuori dal campo con Lillard e mette a frutto due anni di studio della NBA in panchina. I Trailblazers sono la rivelazione del campionato, arrivando quasi a compromettere la scalata alle Finals dei Golden State Warriors.

Terry Stotts disegna un gioco fortemente caratterizzato dal pick'n'roll e dal tiro dal perimetro, dove Batman Lillard e Robin McCollum si ritrovano a meraviglia. Il segreto di CJ è l'aver passato buona parte dell'estate a Toronto, a bere degli insegnamenti di Steve Nash, il massimo che si può chiedere a questo fondamentale. Adesso i 105 milioni del nuovo contratto hanno una spiegazione, hanno i loro meriti. Saper aspettare, lavorare duro, farsi trovare pronto: CJ McCollum ha già dimostrato di essere il numero uno in tutti e tre questi aspetti fondamentali della carriera di un atleta professionista.