L’anno di svolta della storia dello sport in Italia è il 1942.
Con la famigerata Legge “delega” n.426 del 16 febbraio 1942 lo Stato Italiano affidò al CONI (investendolo di personalità giuridica e sotto la vigilanza dell’allora Ministero del Turismo e dello Spettacolo) tutta l’organizzazione sportiva italiana, dalla scuola ai campionati dilettantistici e professionistici anche perché non poteva più farlo in quanto impegnato in una guerra che stava prosciugando tutte le risorse finanziarie, umane e materiali (statali) fino a quel momento disponibili.
Nel 1946 il CONI , come la maggior parte degli enti creati dal fascismo, doveva essere “liquidato” sotto la spinta delle forze di sinistra che volevano cancellare ogni traccia di educazione sportiva di stato.
La liquidazione del CONI non ci fu soprattutto per merito di due famosi Giuli: Giulio Andreotti e Giulio Onesti.
Giulio Andreotti, il giovanissimo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio De Gasperi , fu convinto da Giulio Onesti a non far chiudere i battenti al CONI (di cui fu Commissario dal 1944 al 1946 e Presidente dal 1946 al 1978) trovando nel concorso pronostici sulle partite di calcio inventato dal giornalista Massimo Della Pergola (mutuando un sistema di scommesse legali dalla Svizzera ) quella forma di finanziamento che non avrebbe intaccato le casse dello Stato ma che avrebbe garantito un gettito equamente diviso tra CONI e Stato. La Sisal gestì tale concorso per conto del CONI dal 1946 al 1948 anno in cui il CONI cominciò a gestire in proprio tale concorso attraverso il proprio Servizio Totocalcio ripartendo le entrate fra tutti gli sport e garantendo quindi l’attività sportiva nazionale.
Sport e politica:
Il concetto che lo sport era ed è tuttora il più grande fenomeno di aggregazione di massa non poteva e non doveva essere lasciato allo Stato (e quindi alla maggioranza di governo) e di conseguenza ogni forza politica (blocco centrista e blocco delle sinistre) per paura della vittoria altrui e dell’indottrinamento che si sarebbe potuto fare delle masse dei giovani in età scolare attraverso la corretta educazione sportiva e fisica si impegnò a “tenere lontano” lo Stato dallo Sport togliendo l’educazione fisica dalle scuole elementari e riducendola alle scuole medie e superiori (2 ore settimanali contro le 4 del “ventennio”). Venne chiusa l’Accademia Fascista di Educazione Fisica che riaprirà i battenti solo nel 1956 con il nome di Istituto Superiore di Educazione Fisica, con soli 3 anni come corso di studi perché “non poteva e non doveva” avere la stessa valenza degli altri corsi di studi universitari e “non poteva e non doveva” minacciare in nessun modo l’autorità e il prestigio del CONI in ambito scientifico e culturale (sigh …) : l’ISEF poteva formare solo insegnanti, non istruttori ed allenatori …. Quì mi viene da ridere pensando ai “formativi” corsi per allenatori che tutte le federazioni (affiliate al CONI e non) organizzano e che dopo solo 40 ore di corso assegnano agli allievi – spesso gente non istruita - il patentino di allenare i ragazzi mentre chi studia per 3 anni tutte le materie sportive a livello universitario non può farlo ….
“Fuori la politica dallo sport” fu lo slogan più gettonato dai partiti politici, salvo scoprire che ogni partito aveva il suo bel Ente di Promozione Sportiva di riferimento che operava al di fuori della scuola, reclutando bambini e ragazzi vogliosi di attività sportiva; la parola d’ordine fu “spartizione”.
La Democrazia Cristiana e i partiti centristi avevano ben 5 enti nella loro sfera di influenza: il CSI (Centro Sportivo Italiano), il CNS (Centro Nazionale Sportivo) LIBERTAS, il PGS (Polisportive Giovanili Salesiane) DON BOSCO, l’ANSPI (Associazione Nazionale Sportiva San Paolo) e le US-ACLI (Unione sportiva associazioni cattoliche lavoratori italiane).
Il PCI e il PSI erano i partiti di riferimento della UISP (Unione Italiana Sport Popolari).
Il PRI aveva l’ENDAS (Ente democratico di Azione Sociale).
L’MSI per il CNS FIAMMA.
Gli industriali con lo CSAIN (centro sportivo aziendale e industriale).
Considerando anche l’ACSI (Associazione Centri Sportivi Italiani) , l’AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport) i gruppi sportivi delle forze di polizia e forze armate come le Fiamme Gialle (Guardia di Finanza), le Fiamme Oro (Polizia), le Fiamme Azzurre (Aeronautica Militare) e il Gruppo Sportivo dei Carabinieri oltre che i nuovi enti come l’ASI (Alleanza Sportiva Italiana) , CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale) e MSP Italia (Movimento Sport) possiamo affermare senza ombra di dubbio che tutti si occupavano e si occupano dello sport, tutti meno l’attore principale: lo Stato in prima persona.
Fine 2^ puntata
Matteo cardinali