Il triplete è ancora caldo e l'Armani Olimpia, perché adesso si chiama così, EA7 è finito sulle magliette d'allenamento, sta già smontando la squadra che ha vinto tutto. Il mercato di questi giorni è il racconto di una società che saluta i suoi uomini migliori e ne cerca di nuovi, mentre a Roma le due franchigie del futuro faticano ancora a mettere insieme un presente.
Partiamo dagli addii, perché sono pesanti. Armoni Brooks se ne va all'Asvel Villeurbanne di Tony Parker: è ufficiale, biennale, un maxi-ingaggio da 5,2 milioni di dollari in due anni, quasi il triplo di quanto prendeva a Milano con tanto di clausola da 600mila dollari pagata di tasca per liberarsi.
Se ne va da MVP della Serie A, salutato dal club come uno che «avrà sempre un posto speciale nella storia recente». La sua frase è di quelle che restano: «Sentire un palazzo intero cantare MVP rivolto a me è stato emozionante. Tornare qui da avversario sarà difficile». Con lui saluta anche Shavon Shields, l'ex capitano, sei anni in biancorosso, dato ormai vicino al Fenerbahce di Melli. E soprattutto se ne va Josh Nebo, che ha scelto il Barcellona: clausola versata, è fatta. Milano perde in un colpo solo il suo miglior realizzatore, il suo capitano e il suo centro dominante. Non è forse la rivoluzione che voleva, ma è quella che il mercato le ha imposto.
E qui viene il problema vero, quello tattico. Il centro che doveva sostituire Nebo era Joel Bolomboy, ma Bolomboy sta per firmare col Panathinaikos. Quindi l'Olimpia si ritrova a caccia sotto canestro senza il nome che aveva in cima alla lista, con l'ipotesi di pescare dalla G-League. Poeta ha già in mano Devon Hall, ufficializzato in settimana, e Jason Burnell, e aspetta gli annunci di RJ Cole e Darius Thompson per il backcourt. Ma la stagione europea di Milano dipenderà da chi troverà per il pitturato, e a oggi quel nome non c'è. Chi ha vinto tutto riparte con il cantiere aperto proprio nel reparto più delicato.
Passiamo a Roma, dove il tempo sembra scorrere più lento delle ambizioni. La notizia della settimana è una fumata nera che pesa: Claudio Coldebella, dato per general manager della SPQR di Doncic, resta al Maccabi Tel Aviv. Niente Roma. La società ha inserito in dirigenza l'ex pesarese Matteo Magi e per la panchina va su una pista straniera. E c'è di più: Amedeo Della Valle, che sulla carta era uno dei cinque contratti ereditati dalla Maxima ex Brescia, ha ribadito nero su bianco che a Roma non ci va, e cerca squadra tra Italia ed estero. Così quel "nucleo già pronto" della Maxima si sgretola prima ancora di formarsi, e anche la seconda romana dovrà pescare un general manager dalla NBA e costruire da capo. Due franchigie che fanno un rumore enorme e che, a inizio luglio, hanno più caselle vuote che piene. Il paradosso resta lo stesso: si muovono per la NBA Europe di domani mentre faticano a comporre il roster di oggi.
Il resto del campionato lavora, come sempre, con meno clamore e più concretezza. La Virtus Bologna, ripartita da Mumbrú, dopo l'ala svedese Klintman ha preso il nuovo regista, l'americano Rasheed Bello, reduce da una stagione da MVP in Belgio. Venezia, orfana di Cole, ha blindato il backcourt con Watson. E il calendario è già scritto: il 19 settembre si parte con la Supercoppa a Tortona, Milano-Virtus Bologna e Tortona-Venezia in semifinale, con la rivincita della finale scudetto già dietro l'angolo.
E mentre il mercato ribolle, la Nazionale si è ricordata di esistere nel modo più clamoroso possibile. A Bologna, nell'ultima gara della prima fase di qualificazione mondiale, l'Italia era sotto di tredici punti a cinque minuti dalla fine contro la Lituania di Valanciunas. Sembrava finita. Poi è successo il finale che non ti aspetti: 87-84 azzurro, rimonta completata, primo posto nel girone. E qui c'è la chicca che ci riguarda da vicino, perché i due uomini copertina della serata sono due nomi che stiamo inseguendo da settimane sul mercato. Nico Mannion, la prima firma della Roma di Doncic, ha chiuso con 27 punti e 5 assist in 28 minuti, prendendosi la squadra sulle spalle. E Stefano Tonut, fresco campione d'Italia con Milano, ha aggiunto 10 punti pesantissimi, con Procida e Spagnolo a completare l'opera. Il mercato ce li racconta come pedine di un gioco più grande, fatto di franchigie americane e prospettive continentali; il campo, ogni tanto, ce li ricorda semplicemente come giocatori forti che vincono le partite. È bello che sia ancora così.
Il quadro di questa fase di mercato è tutto qui: un'Olimpia che cambia nome e ricostruisce da campione col cantiere aperto sotto canestro, due Rome che promettono la rivoluzione ma partono da un foglio quasi bianco, e le squadre di sempre: Bologna, Venezia, Tortona, che continuano a fare il loro mestiere lontano dai riflettori. Mentre Roma sogna l'America, il campionato vero ricomincia tra poco più di due mesi, e lì contano i cinque in campo, non le conferenze stampa.