Come il bambino della novella, la Corte di Giustizia europea di Lussemburgo ha gridato la verità: "IL RE È NUDO". E se questi - nella fattispecie il CONI di Buonfiglio - come prima reazione ha continuato a far finta di nulla, questa volta lo "show must go on" non funzionerà.
Adesso i Soloni della carta stampata sono attesi ad uscire allo scoperto uno ad uno dicendo che l'amministrazione della giustizia sportiva sarebbe stata utile a Federico il Grande di Prussia per aver ragione sul mugnaio Arnold; cominciando a scartabellare gli atti dei tribunali delle federazioni alla caccia dei cavilli, delle magate e delle procedure regolamentari non rispettate; ammettendo che Andrea Agnelli non era poi così fesso e probabilmente non lo è neanche Valerio Antonini.
La vicenda Agnelli la potete leggere nell'articolo riportato, il succo ve lo riassumiamo così: La Corte lussemburghese ha stabilito che le sanzioni disciplinari irrogate dalla giustizia sportiva devono poter essere sottoposte a controllo giurisdizionale conforme al diritto dell’Unione. Le sanzioni devono poter essere appellate davanti a un giudice terzo, ordinario e indipendente dall’organizzazione della giustizia sportiva stessa.
Così salta il banco. In pratica, il TAR non sarà più la pietra tombale delle sanzioni nel diritto sportivo. Chi veniva fatto fuori dalla disciplina che praticava, sia a livello sportivo che dirigenziale, poteva vedersi riconosciuto l'errore dei tribunali delle federazioni o del Collegio di Garanzia del CONI soltanto dal punto di vista del risarcimento del danno civilistico ma le conseguenze sul piano sportivo erano irreversibili.
Tutto questo il ministro Abodi lo sa molto bene. Al punto che, come ricorda il link dell'articolo riportato, lo scorso settembre aveva favorito la nascita di una Commissione riformatrice della giustizia sportiva. Per anticipare il giudizio della Corte europea. Una commissione nata male, composta da diversi dirigenti sportivi che non hanno interesse a cambiare l'andazzo, che permette loro di avere potere assoluto sulle rispettive federazioni. E che fino ad oggi non ha prodotto nulla di concreto tanto che ci attendiamo un colpo di reni del ministro, che la sciolga prendendo atto dell'inania di Buonfiglio e Di Paola (questi presidente di detta Commissione), e che metta nelle mani della politica la riforma della giustizia sportiva.
Che dovrà avere tre capisaldi. Il primo, che dal livello delle Procure federali a quello del Collegio di Garanzia del CONI la nomina di avvocati dell'accusa e giudici venga tolta dalle mani dei presidenti delle federazioni assicurando una vera terzietà. Il secondo, che presso il TAR del Lazio si crei immediatamente una sezione dedicata alle cause che molto presto arriveranno all'attenzione dei giudici. Risposte celeri, il mondo dello sport è una ruota che non si ferma mai. E terzo, proprio le risposte: di fronte alle accuse di malversazione federale formulate a più riprese da Antonini la FIP, ad esempio, non ha mai replicato nel merito. Pensando forse che il silenzio guadagni l'impunità?
L'attualità ci riporta al casus belli della pallacanestro. Il Consiglio Federale FIP ieri ha revocato l'affiliazione della Trapani Shark: atto dovuto. Cosa cambia per Antonini questa decisione? Nulla, anzi è un favore: pensate se da zero oggi dovesse costruire una squadra competitiva e con palazzetto a disposizione nel giro di un mese...
Purtroppo la FIP non ha trovato stavolta un classico presidente che si era comprato il Mercedes con i soldi degli abbonamenti dei tifosi. La società Trapani Shark è viva e vegeta, non ha problemi di soldi e ha dimostrato di potersi permettere fior di avvocati. Una società che nei prossimi passaggi avrà il vantaggio che la materia non sarà più nelle mani di Petrucci e Buonfiglio, ma della politica che dovrà agire entro i paletti fissati dalla Corte.
Accanto all'avvocato Roberto Schifani, figlio del presidente della Regione Sicilia Renato, in questa fase Antonini ha scelto di farsi rappresentare a Roma dallo studio di Giulia Bongiorno. E ci immaginiamo già un Question Time in cui la Senatrice prenderà metaforicamente per un orecchio il ministro Andrea Abodi e gli chiederà conto di tutto quello che è stato fatto nell'ultimo anno. O che non è stato fatto. Ne vedremo delle belle!