Moda Center, $ 600 milioni di denaro pubblico per ammodernare l'arena dei Blazers

NBA
domenica, 19 luglio 2026 alle 11:46
ModaCenter Portland.gov foto
Moda Center - foto: Portland.gov
Nella cintura suburbana di Portland, dove la città sfuma nei piccoli centri che la circondano, il futuro dei Trail Blazers è diventato improvvisamente un affare collettivo.
La discussione sulla ristrutturazione del Moda Center, e soprattutto sull’uso di fondi pubblici per finanziare il progetto, non riguarda più soltanto il municipio: ora è l’intera regione a chiedere di essere ascoltata.
Mercoledì, i sindaci di ventiquattro città dell’area metropolitana — da Beaverton a Oregon City, da Troutdale alla stessa Portland — hanno firmato una lettera indirizzata alla governatrice Tina Kotek, al sindaco Keith Wilson e alla presidente della contea di Multnomah Jessica Vega Pederson. Il messaggio, riportato da OPB, è chiaro: i Blazers devono restare a Portland, e chi sta negoziando l’accordo per la ristrutturazione dell’arena deve tenere conto dell’impatto che la decisione avrà su tutto il territorio.
«I Blazers e le Fire possono avere maglie con scritto “Portland”, ma sono anche le nostre squadre di casa. Condividiamo un’economia regionale, una forza lavoro e un’identità come destinazione. Le nostre decisioni economiche si influenzano a vicenda», scrivono i sindaci. E poi l’invito, quasi un monito: «A chi sta ancora valutando le scelte di finanziamento, chiediamo di continuare a porre domande difficili e negoziare con professionalità, riconoscendo però l’impatto profondo che le vostre decisioni avranno sui vostri vicini, così come l’enorme impegno già assunto dall’intera regione.»
Il nodo è sempre lo stesso: la città di Portland sta trattando con i Blazers un accordo che prevede circa 120 milioni di fondi comunali per la ristrutturazione della Moda Center. Una cifra necessaria per sbloccare i 365 milioni già stanziati dallo Stato dell’Oregon e altri 100 milioni dalla contea di Multnomah. In totale, quasi 600 milioni di denaro pubblico per garantire che la casa dei Blazers resti competitiva e moderna e la franchigia non si sposti per almeno i prossimi 20 anni. Un investimento che per scelta politica, economica e sociale sarebbe impensabile in Italia.
Il giorno dopo la lettera dei sindaci, un’altra voce si è aggiunta al coro: quella delle imprese locali. Una coalizione di attività commerciali, ristoranti, società immobiliari, gruppi industriali e persino la franchigia WNBA delle Portland Fire ha lanciato la campagna “We Are Rip City”, schierandosi apertamente a favore del progetto di ristrutturazione. Il gruppo ha chiesto al consiglio comunale di approvare l’accordo e ha aperto un sito con una petizione dedicata, segno che la questione non è più soltanto politica, ma profondamente identitaria.
La settimana, già intensa, aveva preso fuoco martedì, quando il commissioner NBA Adam Silver aveva dichiarato che le trattative tra Blazers e istituzioni locali sembravano “essere deragliate”. Una frase che ha fatto rumore, aumentando la pressione su tutte le parti coinvolte.
Giovedì, la città di Portland ha inviato ai Blazers una proposta formale con i requisiti necessari per partecipare al progetto, spingendo le trattative un passo avanti. La bozza, pubblicata da KATU News, è ora sul tavolo.
Il prossimo snodo è già fissato: il 12 agosto, quando il consiglio comunale voterà il documento definitivo. E in mezzo, una città e la sua regione che provano a difendere ciò che considerano parte della propria identità: i Trail Blazers, il Moda Center, e tutto ciò che rappresentano.
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Fritzcarraldo
Sintetizzo,due nuove squadre di basket capitoline fondate ex novo rilevando i titoli da realtà consolidate della nostra pallacanestro (una,Cremona,da tempo in cerca di acquirenti,l'altra,Brescia,un po' "de botto", tanto per restare a Roma)nella speranza di poter far parte di NBAEurope quando partirà( e già si sa che ci sarà solo una franchigia per ogni città,dunque una delle due resterà esclusa,più probabile sia Maxima visto che dall'altra parte ci sono Nelson e Doncic..).Entrambe acquisiscono dalle realtà romane i settori giovanili di società storiche capitoline per essere formalmente in regola per disputare il campionato di Lba e le altre competizioni annesse.Per i campi gara ovviamente in partenza si adattano all'esistente,una al Pala Tiziano,l'altra alPalaEur in attesa di un nuovo impianto (copertura Foro Italico?Nuovo Palasport?).Ad oggi,nonostante vari e variegati rumors,nessuna ha ancora un allenatore e mi sfugge anche la presenza dei DS.Entrambe hanno firmato/ereditato qualche giocatore per iniziare a formare il roster (cosa che comunque si può fare anche con una certa calma in trenta giorni).Tutte e due le squadre parteciperanno alla Eurocup di matrice ECA ,rivale di NBAEurope.La FIP,pur non essendo direttamente coinvolta nel progetto,tramite Petrucci ha però spalancato le porte alle operazioni guidate da oltreoceano nella speranza di vedere sconfitta l'acerrima nemica ECA giocando sulla possibilità di avere finestre sicure per la partecipazione degli atleti alle competizioni della Nazionale (come noto l'NBA concede sempre la possibilità ai propri atleti europei di giocare con le rispettive Nazionali..o mi sbaglio?).La Lega vede una crescita negli investimenti ed è tutta contenta di accogliere due società nella Capitale perchè è convinta di far crescere,non a torto,il giro di interessi economici e sportivi del campionato italiano( e pazienza per i tifosi di Cremona e di Brescia,siete stati ammirevoli,bravi,e tanti saluti..Ringraziamenti sinceri anche a Gherardini).Posto che anche io sono contento se Roma torna nel grande basket,tanto più nel caso riuscisse a catalizzare l'entusiasmo degli appassionati locali,mi devo però chiedere se le modalità non potevano essere diverse e,soprattutto,se questo progetto calato dall'alto in tutta fretta non vada incontro a delle criticità che potrebbero minarne la buona riuscita:le incognite non sono poche e paiono aumentare anzichè diminuire col passare dei giorni:probabilmente i finanziatori americani sono abituati a muoversi su terreni molto più solidi negli USA,non basta far piovere denari in Italia per realizzare le cose ,devono esserci competenze,organizzazione,conoscenza della realtà locale soprattutto in materia di realizzazioni edilizie di un certo impatto,etc..Manca un orizzonte definito e con i contorni certi,tutto onestamente resta molto fumoso, e non è detto che dove ci sia del fumo esista anche l'arrosto.Nel sentimento comune,che è anche il mio,non si vede come NBAEurope,con squadre tutte da inventare a Londra,Parigi,Berlino,Manchester,Milano/Varese,palazzi dello sport quasi tutti da costruire e tifosi (ma di chi?)da coinvolgere possa davvero iniziare tra poco più di un anno.Anche fosse,sarà uno spettacolo così attrattivo rispetto al presente di Euroleague?Difficile che vi si possa ritrovare la qualità agonistica alla quale siamo abituati,probabilmente invece i costi per gli appassionati aumenteranno considerevolmente (non vi è altro modo per rientrare dagli ingenti investimenti iniziali richiesti da Nba Europe).Tutto questo onestamente mi lascia tanti dubbi sul futuro del basket nazionale ed europeo,i contraccolpi di un fallimento di un simile progetto potrebbero essere pesanti da sostenere per tutto il movimento:la pallacanestro ha bisogno di fondamenta solide e di certezze al pari degli investimenti,l'opacità di questa fase iniziale nulla pregiudica del futuro ma certo non concorre a rendere più remota l'idea che oltreoceano vedano il basket europeo come un osso da spolpare finchè ce n'è secondo le proprie regole,lasciando poi i delusi superstiti a vagare sopra lande di terra bruciata..
lug 19, 12:12
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Gil10Sba5
Win first mentality, bravo Dylan
lug 18, 20:02
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