Doppio vantaggio per l’
Olimpia Milano sulla
Virtus Bologna nella serie che vale il tricolore 2023. Dopo gara 1 abbiamo scritto di
LBA Finals in stile “giorno della marmotta” (
qui il link) e
gara 2, pur offrendo qualcosa di nuovo, non è uscita più di tanto dal copione della sfida di nemmeno 48 ore prima: Olimpia più cinica e fredda quando più conta, Virtus che alla lunga finisce vittima della sua stessa foga e che va incontro a improvvisi momenti di vuoto proprio quando sembra aver ormai messo le mani sull’inerzia della partita. Nel mezzo, mosse vincenti e altre meno convincenti degli staff tecnici come dei giocatori, che abbiamo raccolto qui sotto pallino per pallino…
â— Nei primissimi minuti di gara 2 Nicolò Melli si esibisce in un recupero acrobatico che lo manda sui seggiolini della prima fila, ma si rimette subito a correre e sul conseguente ribaltamento di fronte è già lì a farsi trovare pronto per ricevere il passaggio che vale un fallo subìto con giro in lunetta. La forza di una squadra sta anche nella capacità del suo capitano di essere un esempio… e anche una sicurezza, visto come infila i due tiri liberi che valgono il 79-76 a 5” dall’ultima sirena e costringono la Virtus a una tripla dall’altissimo coefficiente di difficoltà.
â— Sempre riguardo i tiri liberi: coach Sergio Scariolo, riferendosi ai due invece sbagliati da Shengelia sul 75-73 per Milano a un giro di lancetta dalla fine, afferma che non puoi certo fucilare un giocatore se fallisce dalla lunetta. Verissimo, e non è nemmeno da certi particolari (per dirla alla De Gregori) che lo si può giudicare, visto che il georgiano chiude tra l’altro da top-scorer in maglia Virtus con 17 punti in 28’. Però è anche vero che è da certi particolari che poi arrivano le vittorie: il 18/21 dalla lunetta dell’Olimpia ha così lo stesso peso del 16/24 della Virtus, nel senso che entrambe le statistiche fanno pendere la bilancia dalla parte di Milano in gara 2. E poiché prevediamo altre sfide all’insegna dei contatti nel colorato, alla fine le percentuali dalla lunetta potrebbero rivelarsi assai determinanti nell’assegnare lo scudetto.
â— Se i tiri liberi potrebbero rivelarsi dettagli decisivi, i rimbalzi lo sono sempre. E anche in questa voce Milano ha sinora un saldo più che positivo: 30 a 23 in gara 1, 39 a 27 in gara 2, con la bellezza di 13 offensivi contro gli 8 di Bologna. Lucio Dalla, grandissimo tifoso della Virtus che però assai difettava in cm, diceva di essere bravo a prendere i rimbalzi “di pazienza”, cioè con colpo d’occhio e senso della posizione. Beffardamente, al momento sono più le Scarpette Rosse delle V nere a dimostrare questa abilità, con tanti palloni agguantati anche dalle guardie o dai lunghi in situazioni di mismatch. Il che ci porta al pallino successivo…
â— Dopo gara 1 abbiamo scritto che l’Olimpia accusa un gap fisico più o meno evidente in tutte le posizioni e via social un lettore di PB ci ha chiesto di specificare meglio, perché dal suo punto di vista (da noi assolutamente rispettato) la cosa vale solo per le guardie. Dal nostro punto di vista, invece, dando per scontato lo scontro alla pari tra Shengelia e Voigtmann, anche i duelli individuali tra Shields e Cordinier/Ojeleye e quello tra Melli e Hines contro Mickey e Jaiteh, vedono Milano pagare in atletismo, vuoi per caratteristiche dei singoli giocatori (al di là dei cm di altezza) vuoi anche per fattori di anagrafe. Ma va anche detto che in gara 1 come in gara 2 gli uomini di coach Ettore Messina sono stati abilissimi ad annullare con l’esperienza la fisicità dei diretti avversari. L’immagine simbolo sta in questo senso nella giocata da fuoriclasse con cui Shields si libera della guardia di Ojeleye per realizzare la tripla - unica della sua partita - che riporta avanti Milano (75-73) nel caldissimo finale di gara 2. Ma anche gli unici due canestri di Hines (quello dalla media del 57-52 nel terzo quarto e quello in penetrazione dal palleggio del 67-60 nell’ultima frazione) parlano della stessa capacità di risolverla con abilità tecnica e intelligenza cestistica.
â— Sempre riguardo a fisico e classe: nella seconda parte di gara 2 la staffetta di Ojeleye e Cordinier in marcatura su Shields mette a lungo in difficoltà l’americano, poi comunque top-scorer dell’incontro con 18 punti in 31’ sul parquet. Ma proprio per assicurarsi quella staffetta, coach Sergio Scariolo rinuncia nel finale all’apporto della mano caldissima di Marco Belinelli (14 punti, con 4/6 nelle triple), che viene richiamato in panchina a metà dell’ultima frazione per rientrare solo all’ultima azione. Con il senno di poi (quello che nulla conta), non è stata una grande mossa. Ma forse non lo è mai in termini assoluti quella di rinunciare a chi sa mettere la palla nel cesto, specie se è anche in serata.
â— Nel post dedicato al
“giorno della marmotta” (ok, è una nostra fissa), parlavamo anche dell’attesa di nuovi protagonisti in gara 2 che in qualche modo rivoluzionassero la trama a favore dell’una piuttosto che dell’altra squadra. Attesa destinata a essere rimandata a gara 3, eccezion fatta per la crescita in casa Virtus di Ojeleye, Mickey e Jaiteh, che però non è riuscita a invertire l’esito della prima sfida. E come nella prima sfida il referto registra un solo minuto sul parquet per Stefano
Tonut e un “ne” per Niccolò
Mannion. Se nel primo caso ci sono le ottime prestazioni di Hall e Datome a giustificare in parte (ma non del tutto) la rinuncia al contributo dell’ex-Reyer, nel secondo ci sono i tabellini di Hackett (8 assist, ma solo 3 punti in gara 2 dopo i 5 con 6 assist di gara 1) e di Teodosic (4 punti, 4 assist in gara 2) a far pensare che far rientrare Mannion nelle rotazioni (anche se ormai uscito dai piani futuri della Virtus) potrebbe essere una mossa interessante.
â— Alla fine la Fip incassa un po’ di migliaia di euro in ammenda e
la rissa del Forum si chiude fortunatamente lì, con salvo il campo dalla parte dell’Olimpia e salvi Teodosic e Hackett da quella della Virtus (
qui motivazioni e cifre). L’augurio è però che tutti siano ora in grado di darsi una calmata, perché la “calcificazione del basket" (copyright dell’amico Werther Pedrazzi) impone di farsi qualche domanda. Alla quale noi ne aggiungiamo una di categoria: com’è possibile che ai giornalisti con il posto non a bordo campo (tutti comunque identificabili per il nome e cognome sul pass al collo e auspicabilmente civili per ruolo) è vietato di entrare prima della partita nell’area media retrostante un canestro “per ragioni di ordine pubblico” e poi alla fine della stessa partita nella zona retrostante il canestro opposto il primo tifoso scalmanato può arrivare a strettissimo contatto con giocatori dai nervi inevitabilmente tesi?
(Paolo Corio)