Ode alla sconfitta (in onore di Nik Melli) di Werther Pedrazzi

10.01.2019 07:15 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1632 volte
Ode alla sconfitta (in onore di Nik Melli) di Werther Pedrazzi

Spigolando, trai campi di basket, raccogliendo emozioni ed opinioni in ordine sparso… Ma anche “spigolando”, nel senso più letterale e materiale, come chi sbatte il mignolino contro lo stipite di una porta o l’angolino di un muro… Dolore e imprecazioni…

Il giorno dopo, se leggi, è sempre una malinconia. Ma come si fa?

Certo, fa notizia la prima sconfitta, dopo il record di 12 successi consecutivi, del Fenerbahçe in Eurolega, sul campo del Khimki, dopo un tempo supplementare (84-78). Ma da li a far pesare la responsabilità di quella sconfitta al tiro libero sbagliato ed a lungo, cinico e baro, ballato sul ferro, da Nicolò Melli quando mancava 1 secondo alla fine dei tempi regolamentari… Beh? O è ignoranza o malafede. Oppure semplicemente quel demone che si agita sempre tra vittoria e sconfitta e travolge (tutto bene o tutto male, nell’un caso o nell’altro) i confini della realtà.

Siamo andati a riguardare l’ultimo minuto e 26 secondi dei tempi regolamentari. Molto attentamente.

Nicolò Melli, il giocatore che Obradovic ha tenuto più a lungo sul campo (34’52”) rientrava da un breve riposo in panchina, quando mancava appunto 1,26 alla fine, ed il Fener era sotto 70-66. 1.26 di pura ferocia. Melli ha catturato tutti, ma proprio tutti, i rimbalzi piovuti in quella burrasca finale, sia difensivi che offensivi. A 20 secondi dal termine ha segnato il canestro del 70-69. Poi, ancora, ad un solo secondo dal termine, sull’errore di Gigione Datome, nella selva oscura di belve feroci, ha strappato il rimbalzo offensivo, subito il fallo, ed è andato in lunetta. Ha sbagliato il primo tiro libero e realizzato il secondo che regalava l’overtime alla sua squadra. Peccato? Ma quale peccato… Soltanto logica: perché la perfezione ASSOLUTA (tale sarebbe stata), non esiste in questo mondo. Tuttavia per qualcuno è stata una colpa? Possiamo anche capirlo, ma non accettarlo: forse sotto la cenere, da tempo, in alcuni cova frustrazione e rimorso per essersi lasciato scappare il giocatore italiano più determinante in un’ottica di squadra. Lo capiamo. Giustifichiamo. Ma non è informazione… Eppoi, sempre quel demone infame tra vittoria e sconfitta… Che dire allora, di Stefan Markovic che i tiri liberi li ha sbagliati entrambi a 17 secondi dal termine, ma che è stato, il ragazzo di Beograd (1/1da 2 e 3/3 da 3), il vero artefice della vittoria del Khimki? Esiste il contrappasso e la sconfitta dei turchi nel supplementare porta un nome, che non è certo quello del biondo arzan, ma quello importante di Kostas Sloukas (1/5 da 2 e 0/4 da 3), che di tiri liberi non ne ha sbagliato manco uno (9/9) ma nel supplementare è completamente deragliato con tre forzature consecutive, in spregio al gioco di squadra, che hanno determinato l’80-74 ferale, che non è più cambiato nel finale (84-78)… Ma poi… Non è nemmeno tutto questo che ci interessa… Soltanto un (lungo) sfogo personale…

Qualcosa di nuovo, e diverso, ci è parso di cogliere nella partita, ben oltre la sconfitta…

Gli assist per il Fenerbahce: 5 per Melli e Guduric, 4 per Kalinic e 3 per Vesely. Uno soltanto (1) per i play e le guardie turche messe assieme. Possibile, probabile?, che questa sconfitta porti in se i germi di un futuro Dna del basket? Possibile che il baricentro del gioco si stia spostando dai playmaker ai “ruoli di mezzo”?

Sarebbe un’evoluzione in linea con le ultime modificazioni tattiche e strategiche del basket, che vedono enormemente accresciute le caratteristiche atletiche e di velocità del gioco, in corrispondenza anche della progressiva estinzione della specie playmaker tradizionali,  sempre più votati all’attacco (complice il tiro da 3) piuttosto che alla costruzione del gioco.

Se così fosse, e senza nulla togliere al genio di Zelijko Obradovic, questa  nuova via del basket avrebbe il suo precursore in Andrea Trinchieri, quando strappando a Milano proprio Nik Melli ne fece il “mediatore culturale” del suo Brose Bamberg…

Chissà? Forse non è realtà! Ma sempre e solo il cercare (magari sbagliando) tracce di evoluzione futura è l’unico modo che abbiamo per resistere agli insulti del tempo che passa…

Werther Pedrazzi