Da vicepresidente della Pallacanestro Brescia a uomo di garanzia al tavolo delle istituzioni nel momento in cui Mauro Ferrari ha deciso di vendere a Roma la società. Enrico Zampedri ha parlato a Il Giornale di Brescia facendo il punto della situazione sulla rinascita del basket cittadino a poche settimane dallo choc della cessione di Pallacanestro Brescia a Paul Matiasic, e quindi il trasferimento nella Capitale.
«Dal punto più alto al punto più basso senza nemmeno accorgersene», ha ammesso il dirigente, confermando l'assoluta estraneità del CdA rispetto alle intenzioni iniziali della precedente proprietà: «Lo giuro, assolutamente no. Ora però si è voltato pagina e si è cominciato a scrivere qualcosa di nuovo. Una cosa su Ferrari la devo dire: lasciando perdere la scelta che ha fatto, non avremmo mai potuto completare la rinascita in sette giorni se lui non ci avesse comunque supportato. Dalla donazione per l'acquisto del titolo, perché nessuno pronti-via avrebbe messo quei soldi sul tavolo, ma anche perché ci ha messo a disposizione i suoi professionisti e l'elenco delle squadre che si potevano comprare e questo ci ha permesso di andare subito alla meta».
L'amarezza per l'epilogo ha quindi lasciato subito spazio all'azione: «Sicuramente sorpreso, però non c'era posto per i sentimenti di rabbia e ha vinto la voglia di rimboccarsi le maniche». Una reazione fulminea che ha portato al miracolo sportivo in tempi record: «Sicuramente no. Siamo passati dallo choc del sabato pomeriggio al lavoro di lunedì quando ci siamo ritrovati in Loggia su iniziativa della sindaca. Da quel momento è scattata una corsa e si è innestata un'energia straordinaria che ci è arrivata dall'Amministrazione, dai tifosi, da tutte le persone intorno che hanno chiamato per dire "noi ci siamo". Ci siamo quasi dimenticati di quello che era successo».
Ripartenza Brescia, l'acquisizione del titolo e la nuova identità
La ripartenza si è potuta concretizzare materialmente grazie all'operazione
dell'acquisizione del titolo di Nocera, da tempo sul "mercato", che segna il primo passo ufficiale della nuova compagine cestistica. «
Abbiamo firmato finalmente il preliminare di acquisto delle quote di Nocera. Poi ci vorrà un paio di settimane per il closing vero e proprio che prevede il passaggio delle azioni e il cambio di nome», ha spiegato Zampedri, delineando i prossimi passaggi burocratici.
Riguardo alla nuova denominazione societaria, la dirigenza ha le idee molto chiare, con l'obiettivo di mantenere fortissimo il legame con il territorio e la sua storia recente: «Vogliamo che ci sia il nome Leonessa e il nome della città di Brescia. Adesso stiamo vedendo come meglio suona nelle varie declinazioni».
Evitare l'uomo solo al comando, e mettere una clausola di divieto di trasferimento
La neonata società si fonda su un approccio sistemico che, come evidenziato dalla dirigenza, ricorda da vicino il salvataggio del calcio bresciano.
Un cambio di paradigma diventato una necessità, come ha sottolineato Zampedri analizzando l'attuale sistema cestistico: «Nella pallacanestro per tenere una squadra ai vertici serve un imprenditore che di suo deve innestare delle risorse che non hanno una contropartita economica diretta e purtroppo con il movimento del basket di oggi si fa fatica a livelli alti o molto alti. Quello che vogliamo fare adesso è ripartire da un progetto che sia sostenibile, senza bisogno che ci sia qualcuno che si sveni di suo per tenere in piedi qualcosa che da solo non ci sta, quello che di fatto è successo. L'abbiamo scoperto tutti in maniera un po' violenta, ma è quanto accaduto con Ferrari. Adesso dobbiamo fare un passo che sia lungo tanto quanto la gamba».
Per tutelare la piazza e garantire il radicamento del progetto nel lungo termine, i vertici sono pronti a introdurre regole stringenti sulle quote e sulla sede: «L'idea è che nessuno abbia più del 5% di questa società, quindi non ci sarà più un uomo al comando, bensì tanti soci. Stiamo poi pensando di inserire nello statuto una clausola che renda impossibile il trasferimento della società. Andrà studiata bene, però se chiedi a una comunità come quella bresciana di sostenere un progetto, poi non può essere che lo porti via. Ferrari ha potuto farlo, era la sua azienda in qualche modo. Non vogliamo che succeda più. Non potrà esserci uno che si sveglia un giorno e dice: "Da domani vado a giocare altrove"».
Rassicurazioni cruciali arrivano anche sul fronte del vivaio, che non subirà contraccolpi: «Non si è mai fermato e va avanti. Lo gestirà per un anno Mauro Ferrari e poi tutto il pacchetto entrerà a far parte della nuova società. Nessun giovane si perderà e noi possiamo subito concentrarci sulla prima squadra». E proprio guardando agli impegni sul parquet, l'ambizione rimane alta: «Il progetto è triennale ma partiamo con l'obiettivo di salire il prima possibile in serie A2, che è un campionato sostenibile. Ci divertiremo».