NBA: l’ennesimo fallimento dei Los Angeles Clippers e le possibili mosse in off-season

NBA
mercoledì, 08 maggio 2024 alle 17:58
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Tanti infortuni, una chimica di squadra mai trovata, continui quanto inutili esperimenti. Anche quest’anno la stagione dei Clippers si chiude in netto anticipo rispetto al previsto. Ebbene, considerando che ormai son passati 5 anni da quando la franchigia decise di andare all-in per arrivare a Kawhi Leonard e Paul George, con l’obbiettivo di vincere subito, direi che qui siamo davanti ad uno dei fallimenti sportivi più grandi della storia NBA. E mentre i losangelini saranno destinati ancora chissà per quanto a rimanere la squadra più perdente della lega, in quel di Oklahoma City un giovane ragazzo canadese dal lungo cognome sta incantando tutti ed è in piena lotta sia ai playoff con i suoi Thunder che individualmente per il titolo di MVP.
Ma se a Shai Gilgeous-Alexander verrà da ridere osservando la situazione dei Clippers, che lo scelsero al draft e lo lanciarono ad alti livelli prima di scaricarlo, dall’altra parte il rammarico di aver sprecato risorse e futuro per niente dev’essere altissimo. Eh si, perché dal 2019 ad oggi ne sono state tentate tutte per rendere quanto più competitivo e profondo possibile il roster. E se il risultato migliore è stata la finale di Conference poi strapersa tre anni fa con i Phoenix Suns, vuol dire che forse qualcosa non ha funzionato.
Ad ogni media day da diverso tempo ormai, i Clippers si presentano super motivati e decisi finalmente a poter dire la loro. Dopo l’All-Star Game arriva poi il classico calo di prestazioni, e poi puntualmente l’uscita prematura in post-season. Il gioco per la verità è sempre lo stesso, fatto di continui isolamenti delle proprie super star e zero movimenti off the ball. Un qualcosa che ai play-off è totalmente inaccettabile.
Non è bastato neanche l’arrivo di James Harden (ormai solamente la brutta copia di quello che coniscevamo) e l’ampliamento del roster soprattutto nel reparto lunghi per svoltare. Su Kawhi Leonard ormai non so neanche come esprimermi. Sono quattro anni che non lo vediamo sano ai play-off, e, soprattutto, non sappiamo mai cosa abbia di preciso, visto che i report sulle sue condizioni fisiche arrivano sempre a stagione finita. Un problema mica da poco, ma che evidentemente Ballmer e soci non si sono posti. Tuttavia, puntualmente come ogni stagione, senza di lui i californiani si sgretolano. L’ex San Antonio è al momento l’unica star estesa contrattualmente fino al 2027, quando avrà 36 anni e percepirà oltre 55 milioni.
Paul George, che in off-season dovrà decidere se esercitare o meno la sua player-option, non sarà mai un giocatore in grado di trascinarti da solo in alto. Gli manca la leadership, la capacità di esserci nei momenti clutch, e, soprattutto, ahimè, percentuali al tiro degne di un All-Star. Rimane un ottimo secondo violino, ma niente di più. Fa quasi sorridere inoltre che, nelle due partite vinte dai Clippers nella serie contro Dallas, lui ed Harden abbiano tirato con oltre il 53% totale dal campo, mentre invece, quando non in serata, la squadra veniva letteralmente travolta dall’ottima difesa perimetrale dei Mavs, che hanno ben aggiustato dopo gara 2. Il numero 13 viene dato in uscita secondo gli ultimi rumors, con tante franchigie pronte a costruire su di lui (Philadelphia e Miami su tutte), ma credo che alla fine rifirmerà.
Eh si, perché alla fine, nonostante i troppi passi falsi ed un legittimo desiderio di ripartire, credo che i losangelini ripartiranno dallo stesso roster di quest’anno, o comunque molto simile. L’inaugurazione della nuova ed imponente arena casalinga (Intuit Dome) impone di doversi presentare con un roster di alto livello e riprovarci. A quanto serva francamente non so, ma al business non si comanda. E proprio per questo Harden rifirmerà, stessa cosa Russell Westbrook (ormai ridotto al quasi comico ruolo di uomo-spogliatoio), e PJ Tucker (rispolverato in gara 6 dopo esser stato tenuto sempre seduto in panchina) eserciterà a 40 anni la sua player option da oltre 11 milioni. La situazione salariale resta dunque critica, ben oltre la luxury, che onestamente, fossi nella dirigenza, mi sarei già ampiamente stancato di pagare visti i risultati. Infine la situazione Tyronne Lue, che gode di un’ampia ed incondizionata fiducia nell’ambiente e pare essere in odore di rinnovo. Ora, sarò io che evidentemente non son mai riuscito a comprendere davvero il perché di tutto ciò. Ho sempre considerato l’ex Cavs il classico coach amico dei giocatori che non allena, e, considerando come sono andate le ultime annate, non mi pare di sbagliare più di tanto.
Per il 2024-25 si prospetta dunque l’ennesima lenta agonia per i poveri Clippers, destinati ogni anno a cadere sempre più nel dimenticatoio. Prima o poi tuttavia si dovrà ripartire, rassegnandosi all’idea che con i super team raramente si vince nella NBA di oggi.

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