Mike Brown e i liberi: "Mai pensato di vedere una cosa del genere in una partita delle Finali NBA"
C’era un silenzio strano nella sala stampa del Madison Square Garden dopo Gara 3, un silenzio che non nasce dalla sconfitta in sé ma dal modo in cui è arrivata. Mike Brown, coach dei Knicks, ha parlato con voce ferma ma visibilmente frustrata dopo il 115‑111 contro San Antonio, una partita che ha riaperto la serie e lasciato più di un interrogativo. Ha riconosciuto il merito degli Spurs, ma non ha nascosto la sua sorpresa per la disparità nei tiri liberi concessi nel secondo tempo, un dettaglio che secondo lui ha finito per pesare come un macigno sull’esito della gara.
San Antonio ha tirato 32 volte dalla lunetta, 24 delle quali nella ripresa, contro le sole 8 dei Knicks nello stesso arco di tempo. “Prima di tutto, voglio chiarire una cosa”, ha detto Brown. “Coach Mitch Johnson e gli Spurs hanno vinto la partita stasera. Sono venuti qui e se la sono presa. Ma devo dire questo: non avrei mai pensato di essere alle Finals NBA e vedere una squadra ottenere 24 tiri liberi nel secondo tempo contro gli otto dell’altra”. Parole che non suonano come un’accusa diretta, ma come il riflesso di un’incredulità sincera di fronte a un dato che, in una gara di questo livello, fa inevitabilmente discutere.
Brown ha ribadito più volte di non voler togliere nulla ai meriti di San Antonio, guidata dai 32 punti di Victor Wembanyama e dai 23 di Stephon Castle. Ha riconosciuto la qualità dell’avversario e la capacità di sfruttare ogni occasione, ma il suo sguardo raccontava la fatica di accettare una serata in cui un singolo dettaglio avrebbe fatto la differenza. Per New York resta la consapevolezza di aver lasciato scivolare via una partita che poteva consolidare il vantaggio nella serie, e per Brown la certezza che, alle Finals, ogni fischio pesa quanto un possesso perso o un rimbalzo offensivo.