Karl-Anthony Towns si rifiuta di incolpare gli arbitri per la sconfitta dei Knicks
La serie era dalla parte dei Knicks, l’inerzia pure, e l’aria di New York aveva quel profumo di fiducia che solo le grandi notti di playoff sanno generare. Poi è arrivata Gara 3, e con lei una sconfitta che ha lasciato più domande che certezze, soprattutto attorno alla figura di Karl-Anthony Towns, finito al centro del dibattito per un motivo che lui stesso ha voluto spegnere sul nascere nella conferenza stampa post partita.
Lo svolimento della stessa, infatti, ha preso una piega inattesa quando San Antonio ha mostrato una maggiore aggressività, guadagnando sedici tiri liberi in più nel solo secondo tempo. Un dato che avrebbe potuto trasformarsi in un alibi perfetto, soprattutto in una serata in cui i Knicks hanno visto scivolare via un’occasione pesante. Towns, però, ha scelto una strada diversa, quasi controcorrente rispetto alla narrativa più immediata. “Quello non ci è costato la partita. Abbiamo perso palloni. Non abbiamo eseguito, non abbiamo fatto ciò che ci aveva portato a 13 vittorie consecutive.” Parole nette, che hanno spostato il discorso dal tema arbitrale alla responsabilità collettiva, mettendo in primo piano quei tredici palloni persi che hanno inciso più del previsto nel momento in cui la partita si è decisa.
La sua prestazione, letta alla luce del risultato, racconta una serata complicata. Towns ha sfiorato la doppia doppia, fermandosi a undici punti e mancando due rimbalzi per completarla. Ha tentato dieci tiri, senza mai trovare continuità, e ha sbagliato entrambe le conclusioni dall’arco. Una presenza meno incisiva del solito, soprattutto in una gara in cui New York avrebbe avuto bisogno di un riferimento più stabile vicino al ferro. A tenere in piedi i Knicks ci hanno pensato Jalen Brunson, autore di 32 punti con cinque rimbalzi e cinque assist, e OG Anunoby, che ha aggiunto 28 punti e cinque rimbalzi . Due prove di grande spessore, insufficienti però a compensare i momenti di disordine che hanno aperto la porta al passaggio degli Spurs.
Ora la serie non concede pause. Gara 4 è già dietro l’angolo, ancora al Madison Square Garden, con un solo giorno di distanza e un pubblico che si prepara a spingere la squadra verso un possibile 3-1 . La sfida, però, passa anche dalla capacità dei Knicks di ritrovare la loro identità, quella che aveva permesso loro di inanellare tredici vittorie consecutive e di presentarsi a questa partita con un vantaggio solido. Towns ha scelto di non puntare il dito contro gli arbitri, preferendo guardare dentro la prestazione della squadra. Un segnale di maturità, ma anche un invito implicito a ritrovare subito la rotta, perché contro una San Antonio così disciplinata ogni errore pesa il doppio. Se New York vuole davvero avvicinarsi al titolo, dovrà ripartire da qui: dalla lucidità, dalla pulizia delle esecuzioni e da una presenza più costante del suo lungo. Le Finals non aspettano nessuno, e il Garden lo sa bene. Questa volta, però, la risposta dovrà arrivare dal campo, non dal fischio degli arbitri.