Quando si nomina il Texas si parla di wild frontier, di conquista di territori inesplorati, di epopea di coloni animati da uno spirito di ricostruzione e di rinascita con il gusto per l’avventura e per l’ignoto, il timore per giaciglio e le stelle come guida e speranza di una nuova vita splendidamente immortalata nei film western di John Ford. Il Texas non è una nazione qualunque… Il grande scrittore John Steinbeck ne parlò come di una ossessione, di un vero e proprio stato d’animo e la stella nella bandiera tricolore bianco-rosso-blu ne rappresenta l’essenza, la luce e la direzione, la strada maestra che tutti gli uomini “senza macchia e senza paura” seguono senza indugi, spinti da una incredibile forza interiore e da un senso di libertà e giustizia che troviamo nei fumetti del ranger per eccellenza Tex Willer (disegnato dalla premiata ditta Bonelli-Galleppini) e nella odierna serie tv di Walker Texas Ranger (Chuck Norris).
L’America è una nazione straordinaria, piena di ricchezze e di contrasti e se è stata capace di dare alla propria capitale federale il nome del generale (George Washington) che le diede materialmente l’indipendenza dall’Inghilterra , è stata anche capace di coniare il termine Maverick come sinonimo di imparzialità e spirito di indipendenza che furono propri di quel Samuel Maverick che fu uno dei primi firmatari della Dichiarazione di Indipendenza del Texas dal Messico nel 1836.
Quando Don Carter creò la nuova franchigia di basket nel 1980 non gli fu difficile trovarle il nome e lo stemma, individuandolo nel cavallo selvaggio dalla criniera scomposta - tipico delle immense praterie - un degno simbolo per una giovane squadra che voleva affrontare il campionato di pallacanestro più competitivo al mondo: la NBA.
Dopo 30 anni alterne fortune con 15 partecipazioni alla post-season e dopo aver visto salire sul podio più alto le altre 2 franchigie texane (Houston Rockets nel ‘94 e ‘95 - San Antonio Spurs nel ’99, ’03, ’05 e ‘07) mancando clamorosamente l’appuntamento nella finale del 2006 contro Miami, la fortuna ha finalmente rivolto lo sguardo verso la città conosciuta in Italia perlopiù per la serieTv della famiglia Ewing.
Una squadra che alla vigilia dei playoff era quotata 1/20 in caso di vittoria finale è riuscita nell’impresa di vincere quel titolo che voleva fortissimamente da tempo e che solo qualche finto esperto non voleva considerare tra le favorite, dimenticando che il basket è sì fantasia e innovazione ma poggia sempre su 2 capisaldi fondamentali: asse play-pivot e varietà di tiratori.
Quando a metà campionato nel mercato di “riparazione” i Mavericks hanno preso l’ala greco/serba
Predrag Stojaković hanno aggiunto un tassello fondamentale alla chimica di squadra completando il mosaico che come sempre vedeva nel teutonico Dirk Nowitzki (MVP di queste finali) la superstella ben supportato da una forte ala come Shawn Marion, da un totem del pitturato come Tyson Chandler, da una guardia esperta come DeShawn Stevenson , guidati dal veterano sempreverde Jason Kidd e con una panchina lunga e profonda ben rappresentata dal miglior sesto uomo degli ultimi anni come Jason Terry (27 punti in gara 6) e dalla verve del play portoricano José Barea .
L’eccellente lavoro di coach Rick Carlisle lo si è visto in tutte le partite di queste playoff dove i Mavs hanno eliminato prima i Blazers (4-2) poi i favoriti Lakers (clamoroso “cappotto” per 4-0 - ribaltando il fattore campo) ed infine i Thunder nella sudatissima finale della Western Conference (4-1).
Miami nella finalissima rappresentava la rivincita della finale del 2006 dove i Mavericks erano i favoriti di allora e dove la partenza per 2-0 non garantì la vittoria visto che esplose la stella di Dwyane Wade a spazzare i sogni di gloria dei texani.
Stavolta sono stati i texani la sorpresa rimontando da 0-1 e poi da 1-2 fino al 4-2 finale o forse semplicemente ha vinto il basket classico dove tutti i ruoli fondamentali erano ben coperti rispetto ad una squadra che vedeva 3 stelle (The Big Three – Lebron James, Dwyane Wade e Chris Bosh) e nient’altro intorno.
Onori e meriti anche all’attuale owner e supertifoso Mark Cuban
che – aggiungendo i Mavs ai Rockets e agli Spurs - ha portato il Texas ad essere l’unico stato americano con 3 squadre ad aver vinto il titolo NBA.
La stella del Texas splende ancora …..