Per la Virtus Roma c'è il "ragno" Charles Smith
E' ufficiale l'arrivo di Charles Smith, l'americano che da oltre un mese era accostato a Roma. E' l'esterno cui Boniciolli intende affidare il ruolo di leader in campo, quello che era mancato nella scorsa stagione
Più che nell'aria, la notizia dell'arrivo del ragno a Roma era stata messa in credenza come si fa con una pietanza che farà parte del menù ma non si sa esattamente quando verrà utilizzata.
Un grande classico nelle voci di mercato della capitale di inizio millennio, quando Smith fu allenato proprio da Boniciolli a Udine e fu l'artefice principe di una Scavolini che nel 2004 fece a sorpresa molta strada in Eurolega (ma rimanendo fuori dai playoff italiani), Smith approda finalmente nell'urbe a fine carriera. Il trentacinquenne texano, 193 cm, ha un curriculm smisurato speso sui legni di ogni sponda dell'Oceano: Italia ma anche qualche annusata di Nba, Grecia, Real Madrid dove vince una coppa europea, Turchia all'Efes Pilsen dove nel 2008 si porta a casa campionato, coppa nazionale e Mvp della finale.
E' stato uno degli esterni più completi tra quelli visti nel continente in questo decennio: braccia lunghissime (da qui il suo soprannome), capacità di segnare in ogni modo, sottovalutato rimbalzista e passatore, difensore di pregio (quando ha voglia: sempre ma non semprissimo). Boniciolli aveva detto che il suo impiego si sarebbe aggirato intorno ai 22-24 di media, ma ancora prima di contare i rintocchi sull'orologio del suo minutaggio è chiaro che Smith arriva per coprire due lacune fondamentali dell'ultima Virtus: l'assenza cronica di leadership (e i punti persi in campionato per gestione funesta degli ultimi palloni non si contano) e l'incapacità di scegliere la soluzione migliore mentre la partita si evolve e gli avversari si adeguano alle difficoltà che gli proponi.
Smith non ha mai avuto problemi a prendere per mano la squadra in attacco, e non è un concetto che si esaurisce con l'uomo che si prende l'ultimo tiro. E' una guardia che solitamente in carriera ha migliorato i compagni con cui ha giocato ed è stuzzicante domandarsi cosa possa fare insieme a Traorè, a Washington che può liberargli isolamenti e scarico sul perimetro, con Heytvelt e Gigli (più il primo che il secondo per efficacia del tiro frontale) che possono aprire l'area spostandosi verso il perimetro. Ovviamente, è sempre un ultratrentenne nella fase discendente della carriera: come con Becirovic, sarà importante soprattutto a inizio stagione non doverlo mettere nella condizione di spingere troppo sul gas per non averlo poi lingua a penzoloni a febbraio, quando i primi verdetti arrivano. Al contrario di Becirovic non ha mai avuto particolari problemi di infortuni in carriera, è integro fisicamente e si tratta semplicemente di un giocatore che naviga tranquillamente verso la fine di una carriera di primo livello in Europa.
Il concetto del suo impatto a inizio stagione non va sottovaluto per l'incognita che al momento rappresentano gli italiani: non solo per il loro rendimento e valore, che per bocca di Boniciolli è ancora tutto da scoprire (anche se per alcuni, come Crosariol, è una visione ottimistica) ma anche perché è un mistero lo stato di forma in cui si troveranno in autunno dopo un agosto passato a dare tutto alla rincorsa della nazionale alle qualificazioni all'Europeo. Non solo la chiave della stagione di Roma passa da loro, ma anche quella di Smith: arrivato per fare il solista di qualità in situazioni nevralgiche delle partite, il rischio è che si debba mettere a suonare anche il basso e la batteria se la sezione ritmica, costituita dagli italiani, non suonerà come ci si aspetta.
Un acquisto logico per alcuni punti di vista, l'uomo esperto in un roster comunque giovane, un usato garantito dopo le scommesse balzane della scorsa stagione. Sicuramente non un esterno futuribile, certamente un americano il cui meglio è alle spalle e da verificare in termini assoluti di stimoli dopo una carriera in cui si è tolto gran parte delle soddisfazioni che voleva.
Con lui e con l'arrivo in prova di Drenovac, il mercato Virtus è virtualmente concluso. Altamente improbabile che ci si metta a cercare un'ala piccola, resta solo da verificare se Toure prenderà altri lidi o rimarrà a guadagnare lo stipendio per guardarsi le partite da dietro la panca. Sarà una stagione piena di dubbi (nessuno conosce veramente l'impatto che Heytvelt e Washington potranno avere sul campionato italiano, i tricolori del roster devono cambiare marcia definitivamente) ma almeno quest'anno la squadra è stata costruita con una logica cestistica riconducibile a Boniciolli e Tanjevic, che ne condivideranno la paternità e la responsabilità. Permangono numerose contraddizioni (Toti che voleva giocare a viale Tiziano mentre lo sponsor lo induce a tornare sulle sue posizioni, Bottai che permane nel ruolo di gm e nel comunicato ufficiale viene anche ringraziato per essere stato decisivo nella trattativa con Smith, i contratti fatti da lui firmare lo scorso anno che hanno impedito un mercato più profondo), ma questa Virtus arrivati a settembre incuriosisce molto di più, e ha sicuramente più potenziale, dell'ultimo sbiadito ammasso di figurine che si è visto smantellato da Caserta ai playoff.
Maco Bonfiglio