Old Star Game - Intervista a Sandro Gamba

27.01.2018 12:40 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 446 volte
Old Star Game - Intervista a Sandro Gamba

E’ stata presentata mercoledì scorso la terza edizione della Kermesse che vedrà i Miti di Cantù, Olimpia e Varese sfidarsi in un inedito “Derby Triangolare” per sostenere la Fondazione Operation Smile Italia Onlus, impegnata nella cura di bimbi affetti da Labiopalatoschisi e malformazioni cranio-maxillo-facciali.

Tra i grandi protagonisti dell'evento in programma sabato 24 febbraio al PalaBancoDesio durante la sosta del campionato di serie A ci sarà Sandro Gamba, che siederà sulla panchina di Varese insieme a Carlo Recalcati e Tonino Zorzi.

Gamba è stato giocatore, capitano e bandiera e poi storico assistant coach di Milano, ma anche protagonista di una delle epoche d'oro della grande Ignis e poi Mobilgirgi degli anni '70. E nella serata dell'Old Star Game 2018 siederà nuovamente in panchina alla guida di alcuni di quei giocatori che hanno contribuito a creare la leggenda dell'86enne coach, oggi uno dei 3 italiani inseriti nella Hall of Fame mondiale a Springfield.

Nell'estate 1973 fece epoca la scelta dell'allora Ignis di puntare su Gamba come sostituto di Aza Nikolic, il “Santone” serbo che aveva dato un metodo scientifico alla “Valanga Gialloblù” plurivittoriosa in Italia e in Europa: Gamba era un uomo Olimpia fino al midollo, ma era convinto che Varese aveva ancora tanto da dare nonostante i trionfi dell'era del “Professore”. E così racconta la sua decisione di accettare la proposta del commendator Borghi e Giancarlo Gualco, sposando per 4 stagioni la causa “prealpina” con un pàlmares personale di due Scudetti, due Coppe Campioni e una Coppa Intercontinentale:

<La fiducia del giocatori maturò rapidamente grazie ai risultati positivi che abbiamo ottenuto sin dall'inizio della stagione. Io di certo ne avevo tantissima nella squdara che ho scelto di allenare: nell'estate 1973 il sentore degli addetti ai lavori, a partire dallo stesso professor Nikolic, era che Varese ormai era “scoppiata”, ossia non più competitiva per il vertice d'Italia e d'Europa. Io ero di opinione esattamente contraria: quell'anno io avevo 5 offerte dalla serie A, scelsi Varese con un contratto di 4 anni perchè ritenevo che avesse ancora un grande potenziale. Direi che ho avuto ragione io...>.

-Una Varese che contava su un solidissimo zoccolo duro italiano dei vari Meneghin, Ossola, Rusconi, Zanatta e Bisson che l'ha accompagnata per tutte e 4 le stagioni...

<Lo scheletro della squadra era monolitico, dal 1973 al 1977 cambiammo uno o due elementi al massimo per ogni stagione, ma c'era uno zoccolo duro come l'acciaio che ci garantiva un rendimento costante. Ragazzi splendidi che scherzavano su tutto e con tutti, c'era un clima goliardico incredibile in spogliatoio, ma poi quando si andava in campo diventavano un cuneo deciso a spaccare in quattro gli avversari>.

 -C'è una partita che le è più cara tra le circa 150 disputate in 4 anni alla guida di Varese?

<Ricordo con particolare piacere l'ultima vittoria della mia avventura a Varese, nella gara 2 della finale playoff del 1976-77 sul campo della Virtus Bologna. Era il primo playoff della storia della nostra serie A: avevamo vinto in casa con molta fatica la gara iniziale della serie, la Virtus faceva grande affidamento sul fattore campo per riportare la serie a Masnago, ma noi giocammo una partita tatticamente perfetta e vincemmo nettamente conquistando il secondo Scudetto della mia era a Varese. Ricordo che i giocatori mi portarono in spalla facendomi fare tutto il giro del campo: sapevamo tutti che per me era l'ultima partita, poi sarei andato a Torino, mi è rimasta nel cuore>.

-Come l'ha accolta Varese in qualità di “ex nemico” milanese?

<Nei primi mesi la città era uno po' diffidente, perchè avevo cambiato completamente il sistema di Nikolic impostando la mia filosofia cestistica. Giocavamo un basket differente, basato sulla difesa aggressiva e sul contropiede, anziché sul controllo del ritmo e le esecuzioni a metà campo. Nel giro di 3 o 4 mesi la gente ha iniziato ad abituarsi; prima della metà della stagione mi contattò il capo del club dei tifosi organizzati. Mi presentai curioso di sapere cosa volesse: si trattava di un premio che volevano consegnarmi, mi riempirono di complimenti perchè oltre alle vittorie i tifosi si divertivano col mio gioco in velocità. E allora capii che mi avevano adottato>.

-Nel suo quadriennio a Varese la rivalità più forte in termini di risultati divenne quella con Cantù, vista la piccola flessione di Milano...

<In quel periodo Cantù aveva una buonissima squadra che dava fastidio a tutti, soprattutto in campionato: noi e Milano avevamo impegni a non finire tra Coppa Campioni e l'Intercontinentale. Nel 1974-75 noi pagammo gli infortuni di Ossola e Meneghin, che non giocò la finale di Anversa poi vinta contro il Real Madrid, e ci strappò il titolo nella poule Scudetto con una netta vittoria casalinga nello scontro diretto decisivo>.

-Varese contro Cantù significava anche Gamba contro Taurisano: cosa ricorda delle sfide con il coach che ritroverà da avversario all'Old Star Game 2018?

<Era una sfida particolare contro un'allenatore che aveva un'idea del basket antitetica rispetto alle mie. Noi giocavamo sempre a ritmo alto, era il nostro marchio di fabbrica che poi ha scopiazzato quasi tutta la serie A; Taurisano preferiva invece un basket molto ragionato con un ritmo cadenzatissimo che ci dava molto fastidio. Per questo regolavamo la difesa sul suo ritmo: il nostro obiettivo era quello di pressare e giocare d'anticipo per andare in contropiede, arma letale della nostra Varese., mentre al contrario Cantù cercava di irretirci col il suo “titin-titum”>.

La prevendita dei biglietti per assistere all?Old Star Game è disponibile sul circuito VivaTicket.

www.oldstargame.com

 

Ufficio Stampa Old Star Game

Giuseppe Sciascia