Ganeto: "Milano, che sfida"

05.09.2010 11:31 di  Roberto Bernardini   vedi letture
Fonte: Tuttosport
Ganeto: "Milano, che sfida"

Due anni fa Gabriele Ganeto stava per coronare il suo sogno: ritornare a giocare in Serie A. Poi però arrivò la doccia
fredda con l'esclusione dal campionato dell' Upea Capo d'Orlando. Senza squadra, Ganeto dovette aspettare la finestra di dicembre per accasarsi in A dilettanti a Vìgevano.
Dove vinse il campionato e dove ha saputo confermarsi l'annata scorsa in LegAdue, come uno dei migliori italiani in circolazione. Normale sia cominciata la "caccia" a Ganeto.
Conclusasi con il suo approdo con un contratto pluriennale a Milano. Per il 23enne torinese Gabriele Ganeto è il coronamento
di un sogno e la possibilità di giocarsi finalmente la sua "grande chance". Con l'Armani Jeans, mica con una squadra qualunque.
 

«E per me un'occasione fantastica, di quelle che devi prendere al volo e non fartela scappare. Quando coach Bucchi e il
general manager Pascucci mi hanno telefonato per propormi questa possibilità non ci ho pensato più di tanto. Era la cosa
giusta da fare. Sono entusiasta di far parte di un team che ha tanta storia alle spalle e che ne intende scrivere dell'altra.
Il progetto che avevo in testa in realtà era diverso. Volevo proseguire il mio percorso di crescita in una squadra dove avrei potuto giocare di più e quindi fare più esperienza. Ma Bucchi mi fatto cambiare idea».
 

Ma cosa le ha detto Bucchi per farle cambiare così in fretta opinione?
 

«È stato un discorso onesto. Mi ha detto che avrei preso il posto di Vìggiano e Sangarè, ovvero sarei stato il sesto esterno
nelle rotazioni e che per avere spazio avrei dovuto giocarmi le mie carte quando ne avrei avuto la possibilità. È una bella sfida
e ho accettato volentieri. Ecco, il mio obiettivo sarà quello di farmi trovare pronto quando avrò l'occasione di giocare».
 

Con tutto il rispetto, Milano non è Vìgevano. Le ambizioni e le aspettative sono alte. Non si sente un po' di pressione addosso?
 

«E perché mai? Sappiamo che dovremo lottare per il massimo traguardo che si può raggiungere. È giusto così. Lavoriamo
forte e bene, c'è grande attenzione e professionalità , nulla viene lasciato al caso. Ecco l'unica cosa è che a stare ora con tanti campioni un po' di soggezione ce l'ho, per questo io che sono un grande chiacchierone ora sono taciturno. Ma passerà».
 

Lei veniva considerato qualche anno fa uno dei migliori giocatori italiani della classe '87. Poi tradì le attese. Ora è di nuovo in corsa. Cosa le era capitato?
 

«Niente di che. A Biella non avevo spazio, forse ero troppo coccolato, gli infortuni ci misero lo zampino. A quel punto decisi
di andare a Casale in LegAdue. Furono cinque mesi durissimi, soprattutto dal punto di vista mentale. Ho anche pensato di smettere. Col senno di poi dico però che mi sono serviti. Lì ho capito cosa vuole dire il mondo professionistico, mi era stato dato il benvenuto ».


Lei a 23anni passa per un giocatore di talento e personalità. A formarla nel carattere cos'è stato?
 

«Quanto è capitato a Capo d'Orlando ti segna e insegna. È stata una batosta, pensavo d'avere un'occasione e mi sono ritrovato a terra. Non succede spesso di avere un'altra possibilità. A me ora è stata data e me la tengo stretta. Quanto mi
era successo mi ha fatto toccare con mano la precarietà del mondo sportivo, ma per assurdo mi ha fatto anche comprendere
bene quanto noi sportivi professionisti siamo dei privilegiati. Forse è anche per questo che tanti talenti tradiscono le attese. Perché magari si accontentano per quanto hanno e non si impegnano per andare oltre. Io ho provato sulla mia pelle cosa vuole dire non avere una squadra, rimanere senza un contratto e non sapere cosa fare. È una brutta sensazione, ma mi ritengo fortunato ad averlo provato ed esserne venuto fuori».
 

E il sogno di Gabriele Ganeto all'Armani Jeans qual è?
 

«Sono contento d'esserci, ma non basta. Il bello inizia ora. Sogno di poter arrivare ad essere un giocatore importante per la squadra, magari riuscendo già a dare un contributo in questa stagione. Sarebbe fantastico».

Giovanni Teppa