Sunel Arena, la scintilla che ha incendiato l’AEK: come si è arrivati allo scontro totale tra Original 21 e Makis Angelopoulos?
Per capire la portata della frattura che ha investito l’AEK negli ultimi giorni bisogna tornare indietro e ricostruire ogni passaggio che ha trasformato la Sunel Arena da simbolo di stabilità a epicentro di una crisi interna. Una storia che parte da decisioni istituzionali, passa attraverso investimenti pluriennali e culmina in un accordo che ha fatto esplodere la rabbia della tifoseria organizzata.
Il primo snodo arriva il 21 luglio 2026, quando il Ministero dello Sport annuncia la concessione per quarantanove anni dell’Olympic Center di Ano Liosia – oggi Sunel Arena – all’AEK. La decisione, riportata da diverse testate greche, ricalca i precedenti che hanno assegnato l’OAKA al Panathinaikos e il SEF all’Olympiacos. La concessione garantisce all’AEK l’uso, la gestione e l’exploitation dell’impianto, con l’obbligo di investire quattro milioni nei primi dodici anni e di versare una quota dei ricavi commerciali al SEF. Per la società è una svolta epocale: dopo decenni di precarietà, l’AEK ottiene una casa stabile fino al 2075.
Negli anni successivi, Makis Angelopoulos investirà per trasformare la struttura in un palazzetto moderno, con l’obiettivo di farne un centro sportivo multifunzionale e un polo culturale attivo tutto l’anno. La Sunel Arena diventerà così uno degli impianti più moderni del basket greco, un asset strategico del progetto societario.
Parallelamente, il SEF (acronimo del Peace and Friendship Stadium, l'arena dove gioca l'Olympiacos al Pireo) entra in una fase di ristrutturazione. L’Olympiacos deve trovare una sede temporanea per giocare le partite casalinghe e la soluzione individuata è proprio la Sunel Arena, moderna, omologata per Euroleague e GBL e disponibile grazie alla gestione AEK. Secondo SportReport.gr, i contatti tra Olympiacos e Angelopoulos si intensificano rapidamente.
L'Olympiacos temporaneamente alla Sunel Arena
A fine luglio, la stessa testata conferma che l’accordo è stato raggiunto: l’Olympiacos userà la Sunel Arena come sede temporanea fino al completamento dei lavori al SEF. È il punto di rottura. La notizia arriva alla Original 21, la frangia più chiassosa del tifo giallonero, che reagisce con una delle dichiarazioni più dure della sua storia recente.
Il comunicato degli ultras è un attacco diretto a Makis Angelopoulos. La Original racconta che «negli ultimi tempi sentivamo uno scenario che in nessun modo volevamo credere». Un’ipotesi che «non credevamo perché era un incubo», così incubo «che eravamo sicuri che non si sarebbe trovato l’“incubo” che lo avrebbe realizzato». E invece, scrivono, «alla fine si è trovato». Il nome è scandito senza mezzi termini: Makis Angelopoulos.
La tifoseria accusa il proprietario di aver «letteralmente fatto un accordo con il gavros», termine dispregiativo rivolto all’Olympiacos. La frase più dura è quella che sintetizza la rottura identitaria: «Si è messo d’accordo con quella m***a con cui non vogliamo condividere non solo un palazzetto chiuso, ma nemmeno l’aria che respiriamo».
Gli ultras sostengono di averlo avvertito di persona: «Te l’abbiamo detto anche di persona… Non vogliamo nessun accordo con loro e che tu non vada avanti». Secondo la Original, Angelopoulos li avrebbe ignorati: «Ci hai ignorati nel posto in cui non dovevi ignorarci». E la risposta è altrettanto diretta: «Ora ti ignoreremo anche noi nel posto in cui dobbiamo ignorarti».
Il passaggio che chiude ogni margine di dialogo è quello che ha fatto il giro della Grecia: «Angelopoulos, per noi hai finito». Gli ultras lo accusano di aver scelto «i tuoi interessi (e non quelli dell’AEK)» e di aver pensato che «saremmo andati a dormire e che tutto sarebbe andato bene». La Original annuncia che ora farà «la propria scelta per gli interessi dell’AEK, così come li ha definiti la sua storia e l’anima dell’AEKtzi». E la chiusura è un attacco personale: «Hotel, fontane di cioccolato e affari con la puzza del Pireo li fai per casa tua e per i tuoi affari, non per l’AEK».
La società difende la scelta come una decisione gestionale, un’opportunità economica e una soluzione temporanea. La Original 21 la interpreta invece come un tradimento identitario, una violazione della storia del club e un cedimento verso il rivale più odiato. La frattura è totale e la vicenda assume contorni che vanno ben oltre la semplice gestione di un impianto.
La concessione della Sunel Arena all’Olympiacos non è un episodio isolato, ma il risultato di una combinazione di fattori: una concessione statale che dà all’AEK pieno controllo dell’impianto, un progetto di lungo periodo che Angelopoulos porta avanti da anni, una necessità logistica temporanea dell’Olympiacos e una rivalità storica che rende la condivisione dell’impianto inconcepibile per gli ultras. La somma di questi elementi ha generato una crisi interna che, ad oggi, rappresenta uno dei momenti più delicati della gestione Angelopoulos.