Fortitudo, l'opinione di Fabrizio Pungetti
FORTITUDO, L'OPINIONE DI FABRIZIO PUNGETTI
Fabrizio Pungetti, voce storica della Fortitudo: come hai vissuto questa estate, e soprattutto l’ultimo anno della tua squadra? “Tutti conoscono la mia storia, e garantisco che nell’ultimo anno e mezzo ho davvero sofferto, specie quando per vari motivi mi sono estraniato. Non sono andato a Forlì: quando ho sentito del canestro vincente di Malaventura, c’erano degli amici che andarono in piazza a festeggiare, ma io andai a letto triste. Sapevo, in cuor mio, che quella gioia meritata stava per essre nuovamente calpestata poi, la beffa del destino che io in quei giorni stavo lavorando in Legadue, ma non potevo fare proprio nulla. Un dolore grandissimo, specie pensando a tutto quello che hanno fatto in questi anni i tifosi: avevo il presagio, la convinzione, che sarebbe stata l’ennesima beffa, l’ennesimo omicidio contro questa tifoseria. C’era stata la vergogna della doppia retrocessione, e ricordavo come anche negli anni ’70 ci fossero stati problemi economici, ma venivano sempre affrontati con dignità e risolti. Qui invece non è andata così”
Gilberto Sacrati unico colpevole? “La sua peggiore colpa è stata quella di aver spaccato perfino la tifoseria più unita e innamorata l’italia, dividendo la gente sul modo di amare la Fortitudo in momento già doloroso. Colpa sua, e di chi gli è stato attorno: poi altri hanno avuto colpe nell’appesantire economicamente la situazione, però tutto parte da lì.”
Una fine prevista? “Questa estate già pensavo che qualcosa sarebbe successo, così come in quella passata: alcuni amici mi proposero come garante, poi è stato scelto Nino Pellacani che ha fatto tutto quello che si poteva fare. Io già presagivo, forse da pessimista nato, che si sarebbe perso tempo: non che “esserci malgrado Sacrati” sia stato un errore, ma forse è successo che il troppo amore abbia accecato e obnubilato. Si sarebbe rinviato il male, ma non si sarebbe risolto nulla, perché nessuna fiducia avevo in questo personaggio che ha avuto in mano la Fortitudo negli ultimi tre anni: qualcuno può avere equivocato, e pensato che io volessi il fallimento. Non è vero, ma ero dell’idea che il medico pietoso non guarisce il malato, e a mali estremi estremi rimedi: salvare la Srl era praticamente impossibile”
La SG come unica strada? “Tornando in Furla, mi è sembrato di tornare indietro di 30 anni, ripercorrendo le strade che mi portavano lì da giovane: ho ritrovato gli stessi ambienti, gli stessi valori della Fortitudo. E per la prima volta in due anni ho sentito un senso di rinascita, di ritorno a quello che la F è sempre stata: io iniziai ad amarla quando c’erano Tesini, Palumbi, Calamai.. E loro erano presenti, a farmi respirare l’atmosfera di quei giorni. E allora, cosa c’è di meglio che non ripartire dalla Casa Madre? Non poteva farlo prima, ed è normale che non possa avere le forze economiche per rilanciare la Fortitudo. Per questo è stato trovato un imprenditore, tifoso da tempo e che già aveva provato a rilevarla nel 2006: propone qualcosa di nuovo, di unico, di etico e morale e che tuteli sia la F che la sua gente. Non vedo, ora, cosa si potrebbe sperare di più, non vedo alternative e proposte: stare fermi un anno, come da qualche parte si dice, sarebbe esiziale. Perché un conto è rianimare qualcosa che vive ancora, un conto è tenere in vita una società sportiva che di fatto non sarebbe attiva: serve solidità, evitare di disperdere il patrimonio d’amore che c’è, e poi ci sono aspetti regolamentari che renderebbero difficile la ripartenza dopo un anno di sosta”
La Fossa dei Leoni non sembra però convinta del progetto, e medita di non seguirlo, almeno per adesso. “Loro hanno fatto cose bellissime, e io rispetterò la decisione di chi non vorrà seguire, così come quelli che l’anno scorso non ci sono stati, violentandosi. E credo che chi non ci sarà oggi soffrirà tantissimo: sarò dispiaciuto, perché io le mie prime partite le vidi in Fossa, e so quello che si prova in curva. Ma ora serve concretezza, e in questo progetto ce n’è: io ho sentito un tifoso leggere una lettera in cui diceva che la sua Fortitudo è un’altra, ma qui si fa confusione”
In che senso? “La storia non ha opinioni. La Fossa è nata nel 1970, come conseguenza al voler seguire lo spirito che stava nascendo sul campo, assieme a Schull, Lamberti e Tesini, con i valori che si sono poi trasmessi con i successivi proprietari. Ma tutto partiva da quello che c’era nella Casa Madre. E poi, parlando di storia, si è detto tanto del codice 103, ma quale è la Fortitudo del codice 103? In Federazione questo fu affiliato per la prima volta ad una società che era la Cestistica Mazzini, in un periodo in cui la SG faceva basket appaltandolo a società esterne. Dal 1953, quando invece la Casa Madre tornò ad avere una sezione interna, questo codice è stato trasmesso a chi aveva la pallacanestro in gestione. Di certo non è nato con la Srl, che è stato solo il prolungamento giuridico per adeguarsi al professionismo, e che non è la Fortitudo vera e propria: altrimenti Schull a che “Fortitudo” è appartenuto? C’è solo una “Fortitudo”, altrimenti non toccava alla Srl ritirare la sua maglia. Poi, c’è chi dice che non si voglia fare come la Virtus e Castelmaggiore, ma qui si parla di due cose diverse. La Virtus comprò una società che poi sparì, qui invece Budrio si è offerta, diventerà serbatoio delle giovanili, e se non farà la prima squadra farà comunque campionati del suo livello, perché la B Dilettanti non è il suo standard storico, ci è arrivata quando Romagnoli la rilevò in un momento in cui rischiava di sparire. E avrà una sua funzione che le assicurerà un futuro”
Un appello alla gente? “Io spero che il progetto sia tanto forte da convincere tutti, perché non si poteva restare fermi: serviva fare qualcosa di concreto per la Fortitudo, e sono convinto che se le cose saranno fatte bene tutti saremo contenti. C’è un profilo basso, in partenza, ma è inevitabile trattandosi di B Dilettanti, ma non penso che sia un problema: anzi, un altro punto in comune con la nostra storia, partita sempre dal basso. E poi, se il pubblico è stato presente nonostante Sacrati, perché non esserci adesso, con la SG, e con un imprenditore fortitudino che vende cose concrete come le patate invece di parchi stellari? Magari il fatto che Romagnoli faccia quasi rima con Seragnoli porterà bene: Giorgio è stato fatto presidente onorario, e sono sicuro che per lui è stato un piacere enorme, dato che non sempre è stato ricambiato di tutto quello che lui ha dato. Quindi faccio un appello alla Fossa, affinchè non resti fuori dal Palasport: farebbero un torto a loro stessi, e alla loro stessa storia, e seguirebbero una scelta che li farebbe soffrire dopo aver già sofferto troppo. Così come ha sofferto chi l'anno scorso, dopo un impegno enorme ma velleitario di fronte ad una situazione più grande di quanto fosse gestibile. La nuova Fortitudo non deve per forza ripetere i numeri (lordi) degli scorsi abbonamenti, ma deve gettare il seme attorno a cui ricrescere. Conosco gente della Fossa che, come me, sa a cosa si ispirarono i fondatori, e anche adesso quei valori verranno messi in campo. Ecco perchè c'è una sola Fortitudo”
Enrico Faggiano