Reggiana, parla l'ex Basile; "Reggio questo è l'anno giusto"

Fonte: Il Resto del Carlino
Gianluca Basile
Gianluca Basile

NON C’E APPASSIONATO di basket, in Italia e in Europa, che in un pezzo dei suo cuore a spicchi non porti Gianluca Basile. Non c'è tifoso sulle tribune dei continente, ancorché avversario, che non si sia emozionato di fronte a uno dei suoi celebri «tiri ignoranti», magari scagliati a fil di sirena da posizione impossibile (come gli è accaduto di recente, in Eurole-ga, con la sua Cantù) o non ricordi l'incredibile semifinale delle Olimpiadi di Atene 2004 contro la Lituania. Quando il «Baso» demolì a suon di «bombe» da 3 i coriacei baltici, nei quali militava pure l'attuale alfiere della Trenkwalder, Donatas Slanina. Ma nei cuori dei supporters di Reggio Basile occupa un posto ben più grande di un singolo pezzo. Perché il campione di Ruvo di Puglia, 37 anni appena compiuti, è cresciuto, e non solo sotto il profilo cestistico, nella nostra città. E' qui che ha imparato a diventare il «grande Basile» compensando con una volontà feroce e uno spirito di sacrificio difficilmente eguagliabile il non eccelso talento naturale. Basile ha sempre ricambiato l'affetto  per la sua città d'adozione, e io ribadisce anche nelle parole dell'intervista che segue.

Basile, non ha idea di quanti reggiani, specie su Internet, nei vedere  l’omaggio che Barcellona le ho riservato quando è tornalo là» hanno ricordato i tempi dei Basile olio Pallacanestro Reggiana...
«Non nego di averci pensato un po', ai miei inizi, in quell'occasione. Infatti ho un po' di rammarico perchè i reggiani hanno potuto vedere il giocatore ancora da svezzare, pure se me la cavavo già benino. Sono stati comunque anni indimenticabili».
Nonostante sia passato diverso tempo dalia sua ultima apparizione in biancorosso, a Reggio la amano ancora tantissimo, si è mai chiesto il perchè?
«Penso si siano affezionati più alla persona che al giocatore. Hanno visto che mi comportavo da uomo, sotto tutti gii aspetti. Hanno riconosciuto la professionalità e l'esempio che cercavo di dare sul campo e in palestra».
Ora che ho toccatoo gli apici dei suo sport, che ha vinto scudetti e una Eurolega, ripensa mai ai suoi inizi?
«Sempre, dopo ogni vittoria importante. Ricordo i primi tempi a Reggio, le mattine a fare ore di tiro alla palestra vicino alla scuoia di polizia. E' fondamentale la memoria di come tutto è iniziato, della strada percorsa per diventare quello che sono ora. Devo praticamente tutto alla Pallacanestro Reggiana, e non io dimentico».
Quindi quest'estate ha volutolo molto seriamente la proposto che le era stata fatta di tornare qua?
«Assolutamente sì. Dirò di più, se non fosse arrivata l'offerta di Cantù a Reggio sarei venuto sicuro. Ma volevo e voglio, giocarmi ancora le mie carte in Euroiega. Inoltre, dopo un anno di quasi inattività per infortunio avevo anche qualcosa da dimostrare a chi mi ha lasciato andare via».
Se la Trenkwalder dovesse salire in serie A, tornerebbe anche l'anno prossimo?
«Io intendo onorare il contratto con Cantù (valido anche la prossima stagione, ndr) dopo, chissà».

Tra il serio e il faceto; c'è un altro giocatore che, oltre a lei, ha dichiarato che gli piacerebbe finire la sua carriera a Regaio, dove ha giocato da...bombino. Si chiama Kobe Bryant.
«Saremmo proprio una gran coppia vero? La vedo dura però. Secondo me è più facile che arrivi prima io».
Riesce a seguire le vicende delia Trenkwalder?
«Poco, ma mi tengo informato sui risultati e mia sorella Diana (che lavora nello staff della società, ndr) mi tiene aggiornato su tutto. Quest'anno, che sono partiti senza proclami, stanno andando davvero bene. Fate tutti gli scongiuri che occorrono ma, mi pare proprio l'anno giusto».
Lei quest'anno ha affrontato Nicolò Melli, altro talento di pregio dei vivaio reggiano che sto però facendo fatico od esprimersi a Milano...
«Forse non è ancora pronto per esplodere. Deve avere pazienza, perchè ci vuole il giusto tempo per tutto. Probabilmente ha fatto il passo più lungo della gamba, arrivando dalia Legadue in una squadra come l'Olimpia dove aspettative e pressioni sono fortissime. Io sono andato via da Reggio che avevo già 24 anni, con due campionati di Al alle spalle».
 

Dovrebbe lasciare Milano?

«Sono valutazioni che spettano a lui. Ma di Bryant o, per restare all'Italia, di Esposito, ne nasce uno ogni vent'anni. Sinceramente, ma è solo un'opinione, credo che, a oggi, l'Armani non sia la situazione ideale per la sua crescita».

Gabriele Gallo

Redazione Pianetabasket.com
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