Kate Vilka è il Capitano della nazionale lettone ed ala piccola trentenne di 184 centimetri, ha dalla sua, oltre che in patria nel TTT Riga, differenti esperienze in Europa, ma anche oltreoceano. Lì, negli Stati Uniti, parte la sua carriera in Ncaa: a New York nell’Università di Fordham con le Rams. Nel Vecchio Continente, poi, ci sono fermate in Francia allo Charnay, in Belgio nel Castors Braine (avversario dei #fioridacciaio nell’ultima esperienza europea) e, nella passata stagione, in Lituania al Neptunas-Amberton. Non mancano, peraltro, le campagne continentali per club tra Eurolega ed EuroCup. E, con la sua nazionale, un Mondiale – in Spagna nel 2018 – e, oltre alle qualificazioni per le fasi finali, ben tre Europei disputati. Il primo nell’edizione del 2017 in Repubblica Ceca con tanto di incrocio contro l’Italia anche all’epoca guidata dal coach venafrano Andrea Capobianco (una gara in cui però non andò a referto e, peraltro, passata alle cronache per un antisportivo molto contestato sul finale). Quindi, nel 2019, un atto finale tra la sua nazione e la Serbia e, infine, nel 2023 tra Israele e Slovenia. La terza, ed ultima, new entry sul fronte La Molisana Magnolia Campobasso risponde al nome di Kate – con all’anagrafe anche il secondo appellativo di Karlina – ed al cognome di Vilka (sino al 2022 da nubile Krēsliņa). E si annuncia, peraltro, a tutti gli effetti come un vero e proprio ago della bilancia per il team rossoblù, che può contare già su di una sua connazionale come la pivot Laura Meldere in organico.
HAPPY EXPERIENCE Eppure, al di là di un simile contesto da lustrarsi gli occhi, l’entusiasmo e la voglia con cui la giocatrice baltica si proietta sull’esperienza in Molise è quello di un’eterna appassionata della palla a spicchi. «Sono davvero felice di arrivare a Campobasso – spiega – anche perché ho avuto tantissime referenze rilevanti su questo club e non vedo l’ora di poter essere lì. Peraltro, se mi è concesso, non vedo l’ora di essere in Italia perché adoro la vostra cucina. Vado pazza per la pizza e nelle mie colazioni non manca mai il caffè espresso. Non vedo l’ora di provarli on site».
RELATA REFERO Indiretto ‘gancio’ per l’arrivo nello scenario dell’Arena di Vilka la presenza, appunto, nel roster rossoblù, di Meldere. «Ho parlato tanto con Laura prima di accettare la proposta ricevuta dal club – spiega – e mi ha fatto un quadro davvero rilevante. Sono felice di poter essere in squadra con lei. Senz’altro mi aiuterà a conoscere meglio l’ambiente, la città, il percorso da fare col club confrontandoci anche nella nostra lingua madre e potrà essere per me anche un’efficace insegnante di italiano, aiutandomi a migliorare la conoscenza di questa lingua e, perché no, anche a parlarla un po’».
MY PHILOSOPHY Riferendosi a se stessa, poi, l’ala lettone si sofferma così sulla sua filosofia cestistica, particolarmente simile a quella del suo nuovo coach Mimmo Sabatelli. «Mi piace tanto la difesa – riconosce – anche perché penso che tutto parte proprio da qui. Non credo che esistano particolari fondamentali su questo fronte, ma senz’altro l’attitudine sì. L’attacco è una conseguenza nel flow di un buon atteggiamento nella tua metà campo». «So che anche coach Sabatelli – prosegue – è un grande appassionato del lavoro difensivo e credo che possa darmi ulteriori dettagli per migliorarmi a livello di applicazione. Personalmente, in effetti, nel corso della mia carriera ho avuto modo di crescere come giocatrice, ma anche come persona, nel rapportarmi con le idee e le personalità dei miei differenti allenatori».
L’ITALIA NEL DESTINO Per certi versi il segnale che l’Italia potesse essere nel suo destino era arrivato anche dal sorteggio dei gruppi di seconda fase per la qualificazione agli Europei del prossimo anno in programma tra Belgio, Finlandia, Svezia e Lituania. Nella poule K, dove sono presenti anche Austria e Slovenia, ci sono anche le azzurre oltre alle baltiche. «Potrò essere una spia per il mio commissario tecnico (Mat ss Ro lapa, ndr)», replica immediatamente con una battuta. "Scherzi a parte – aggiunge – poter essere in Italia mi consentirà di conoscere un’altra filosofia cestistica e capire come si intende il basket in queste latitudini. Senz’altro, nel percorso di un’atleta, questo è sempre un plus. In Francia, ad esempio, ho vissuto una tipologia di basket molto fisico, ora in Italia cercherò di apprendere le peculiarità di questo sistema cestistico giorno dopo giorno senza alcun tipo di aspettativa». COSMOPOLITAN UNIVERSE Una modalità di intendere le situazioni che, peraltro, è anche un perfetto specchio delle avventure continentali per club, che rivivrà ulteriormente anche in Molise. «Ogni giocatrice ha un obiettivo – spiega – e, personalmente, oltre al torneo in patria, per me è importante potermi confrontare anche con i club di altre nazioni, vedere altre situazioni. Ogni sfida, ogni gara, ogni avvicinamento offre qualcosa in più ed è un’occasione di arricchimento personale, ma anche come gruppo». CONNAZIONALI IN SFIDA In Italia, Vilka, oltre a Meldere, ritroverà anche altre due sue connazionali, peraltro nello stesso ruolo e da rivali: Laksa con Schio e Jasa con Broni. «Sarà bello sfidarsi e competere e marcarci direttamente. Del resto, ogni partita è una competizione più ampia in ogni posizione, ma soprattutto quando ci si confronta nello stesso ruolo. Poi la rivalità resta nello stretto necessario del match, perché poi ci sono gran belle sensazioni e sintonie umane che vanno al di fuori del campo», rivela.
SUPPORTER ALL’ORIZZONTE In vista della nuova stagione, poi, c’è un aspetto – quello dell’Arena e del tifo per i colori rossoblù – che è stato al centro delle ‘cronache di spogliatoio’ da parte di Meldere alla propria connazionale. «Non vedo l’ora di incontrarli – chiosa Vilka – anche perché quando hai un sostegno alle spalle, riesci a dare ancora di più. Specialmente al femminile è una sorta di motore aggiunto nelle gare interne perché ti riesce a trasmettere forza e velocità. In Francia, con lo Charnay, ho vissuto delle sensazioni simili perché, in tutte le nostre gare interne, l’impianto era sempre pieno ed il calore ed i colori che ricevevi ti spingevano in alto e, peraltro, facevano di tutto anche per seguirci in trasferta. Non vedo l’ora di provare sensazioni simili, se non ancora più forti, a Campobasso».