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Petrucci: "Io non sono Putin. Meneghin? Avrà un importante incarico Federale"

18.09.2012 10:11 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 986 volte
Fonte: La Stampa

(Guido Boffo) - Gianni Petrucci, dopo quattordici anni alla guida del Coni, e con le elezioni fissate il 19 febbraio per l'elezione del suo successore, come vive il semestre bianco? «Con gioia. Non vedo l'ora di attraversare il portone di ingresso del Foro Italico e salutare. Prima o poi tutti i percorsi vanno completati». Quattro mandati consecutivi non sono troppi? «Infatti la legge è cambiata, ora sono due. E probabilmente è giusto così, anche se l'esperienza a livello internazionale conta. Rischiamo di pesare di meno. In ogni caso, vi faccio io una domanda: perché il rinnovamento si pretende dal Coni, dove tutti gli organi sono eletti democraticamente, mentre in altri settori i presidenti, pur non eletti, possono restare in carica a vita?». Sta di fatto che Raffaele Pagnozzi, uno dei due candidati alla successione, è anche il suo delfino, oltre che segretario generale del Coni. Non è che le terrà il posto caldo per quattro anni, stile Medvedev e Putin? «Vorrei rassicurare tutti: Petrucci non è Putin». Di certo non fa il tifo per Giovanni Malagò, presidente del circolo Aniene, il candidato esterno. «Mettiamola così: la legge mi assegna il diritto di voto e io lo eserciterò a favore di chi ha esperienza acquisita in tanti anni, colui che ha dimostrato di avere capacità e al quale sono legato da un profondo rapporto umano. Quanto a Malagò, è persona degna». Semestre bianco ma con qualche disputa da sedare. Una su tutte: Pellegrini versus federazione italiana nuoto sulla scelta del nuovo tecnico. Il solito Lucas.  «Da che mondo è mondo, quando si tratta di atleti nazionali, la scelta finale degli allenatori spetta alla federazione, a nessun altro. Ed è la federazione che paga. Poi ovviamente la Fin farà il possibile per venire incontro alla Pellegrini ma l'anno scorso la trattativa Lucas venne gestita insieme, non venne imposta da una parte all'altra». «Zeman dice quello che tutti gli altri pensano». Sono sue parole. E la Juve non deve averla presa benissimo. «Io non sono uno che si schiera, chi mi conosce lo sa bene. E sa bene anche quanto siano buoni i miei rapporti con Agnelli e Elkann. D'altra parte ci sono state dichiarazioni del boemo, quelle su Abete dannose per il calcio italiano, che ho trovato infelici. Per fortuna le ha ritrattate». Gli consiglia di mordersi la lingua? «No, Zeman abita vicino casa mia, non potrei permettermi. Continui a essere se stesso». Lui sostiene che Conte, dopo la squalifica, avrebbe dovuto farsi da parte. E' d'accordo? «Non posso entrare nel merito perché proprio in questi giorni è pendente presso il tribunale sportivo del Coni un procedimento sul tecnico della Juve». Le piace questa giustizia sportiva? «Qualcosa va rivisto ma solo al termine dei processi, dopo le sentenze definitive. Ad esempio chiederò al governo di mettere mano al sistema di nomina dei giudici sportivi. Oggi si segue un concorso, sulla base di punteggi che non sempre rispecchiano una effettiva conoscenza del nostro mondo». E la responsabilità oggettiva? «Principio da salvaguardare, norma da correggere. Per esempio oggi, in relazione al problema scommesse, bisognerebbe valutare bene la posizione dei club estranei ai comportamenti dei tesserati e di quelli che, addirittura, hanno cercato di fare opera di prevenzione». Il governo del calcio resta problematico. I seggi in consiglio federale saranno assegnati da un commissario ad a età, Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica. «E sarebbe bene che qualche presidente di Lega (Macalli, ndr) le cose che dice in privato le ripetesse anche in pubblico. E cioè che il commissario non è dio. Dio no, ma di sicuro sarà legge». E di sicuro il futuro di Petrucci sarà alla presidenza della federbasket. Sorride: «Se mi eleggono». Che fine farà Meneghin? «Gli ho chiesto di entrare nella mia squadra con un importante incarico federale». Pianigiani in Turchia risolve il conflitto di interessi? «Sapete che ero contrario al doppio incarico, commissario tecnico e allenatore di club. Mi devo ricredere, il part-time ha funzionato bene». Ancora arrabbiato per il no di Monti alla candidatura di Roma 2020? «Oggi come oggi ha avuto ragione lui. La situazione nel Paese la conosciamo tutti, i giornali non parlano altro che di spread, occupazione in calo, crisi. In queste condizioni portare avanti una candidatura sarebbe stato complicatissimo». Quattordici anni. La soddisfazione più grande? «Aver risanato il Coni insieme al segretario generale Pagnozzi e al Consiglio Nazionale e mantenuto lo sport italiano su livelli finanziari competitivi». E l'opera incompiuta? «La lotta al doping, anche se risultati ne abbiamo ottenuti. La positività di Schwazer è stato un momento nerissimo, sarà la magistratura a chiarire i punti interrogativi di questa vicenda ma una cosa voglio dirla: giudichiamo l'atleta senza crocifiggere l'uomo».

ELETTO IL 29 GENNAI01999 È stato riconfermato presidente del Coni per altre tre volte Medaglie VINTE DALL'ITALIA Al GIOCHI Sotto la presidenza Petrucci in quattro Olimpiadi (Sydney, Atene, Pechino e Londra) Febbraio 2013 ELEZIONI DEL PRESIDENTE CONI È la data in cui verrà eletto il nuovo numero uno: i candidati sono Pagnozzi e Malagò.


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