Kobe Bryant: "La mia vita come un film va sempre a canestro"

 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 282 volte
Kobe Bryant: "La mia vita come un film va sempre a canestro"

Per parlare della sua seconda vita, con il basket ma un passo più in là della pallacanestro arriva una bella intervista a Kobe Bryant, recente vincitore dell’Oscar con il cortometraggio “Dear Basketball”, concessa a Mirco Melloni su La Stampa. Programmi per il futuro senza disdegnare un'occhiata sulla NBA con un riferimento alla bella stagione di Marco Belinelli.

Come è cambiata la vita dopo l’Oscar? Guardo la statuetta ogni mattina per capire cosa ho fatto, ma è tutto ancora molto strano: quando dissi a Spielberg del mio passato lui era emozionato. Gli ho dovuto spiegare che il Bryant giocatore non esiste più e che il piacere era tutto mio..

L'esperienza di conduttore a “Detail”, trasmissione ESPN in cui si parlerà dei segreti del gioco. Unisco le mie grandi passioni: lo sport e i messaggi da trasmettere ai più giovani, perché svelerò i metodi per analizzare le partite. Anche così si può insegnare basket. La verità è che il mio riferimento era Michael Jordan, ora devo scegliere tra Steven Spielberg e Ron Howard. Ma non riesco a rimanere senza Nba.

Sulla voglia di tornare a giocare. No, in campo ho dato tutto e grazie al cielo non ho l’ansia di tornare. Analizzerò i match NBA in tv ma a modo mio: non sarò un classico opinionista, come Shaquille O’Neal o Charles Barkley, non ho tutto quel tempo da passare in studio.

Philadelphia Sixers & Marco Belinelli, due rivelazioni dell'anno. Non sono stupito, Marco è uno scienziato del gioco, è ciò che serviva accanto a Simmons e Embiid. È un grande momento per Philadelphia, grazie agli Eagles nel football e ai Sixers.

Titolo NBA 2018. Houston e Golden State mi sembrano un passo avanti. Per D'Antoni occasione della vita? Sì, perché Houston è rapida come tutte le sue squadre, ma è molto più aggressiva e "fisica", e questo fa la differenza nella Nba il gioco aspro non viene tollerato. Il gioco europeo è più fisico, eppure quest'anno c'è stata un'ondata di infortuni importanti. Quando succedono cose del genere, un giocatore deve stare attento: io ho giocato sopportando il dolore soltanto quando non rischiavo di compromettere il mio futuro.