Eurocup - Intervista a Facundo Campazzo, leader a Murcia

 di Simone Sperduto  articolo letto 244 volte
Eurocup - Intervista a Facundo Campazzo, leader a Murcia

Dopo la gara persa dal Murcia in casa del Bayern abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il giocatore della nazionale argentina Facundo Campazzo, autore di una prestazione straordinaria con 20 punti e 12 assist.

Facundo prima parte della gara disastrosa ma poi siete riusciti a recuperare. Bisogna ripartire dal secondo tempo di oggi in vista dei prossimi impegni…

“Sì decisamente. Abbiamo giocato malissimo nel primo tempo, il peggiore giocato finora in stagione. Se vogliamo Essere competitive e giocarcela con le migliori squadre dobbiamo essere in grado di potercela giocare anche contro squadre come il Bayern. Dobbiamo assolutamente capire dove e cosa abbiamo sbagliato nei primi 20 minuti per evitare di commettere gli stessi errori anche nelle gare a venire”.

A livello personale una prestazione decisamente sopra le righe ma tu ormai ci hai abituato a giocate spettacolari. Pensi di essere l’uomo chiave per permettere al Murcia di raggiungere obiettivi importanti in questa stagione?:

“Penso che abbiamo bisogno del contributo di tutti i giocatori. Penso che sia dovuto anche alla posizione del playmaker che mantiene il pallone, sceglie la direzione dove farlo girare, ma sicuramente abbiamo bisogno di tutti gli ingredienti. Abbiamo dei giocatori nuovi che hanno appena cominciato e stanno facendo molto bene. Penso che rispetto alla passata stagione abbiamo una squadra più forte”.

Facundo, mi hanno riferito che ti chiamano “Gigi la trottola”  mi spieghi cosa c’è dietro?:

“Odio, odio davvero questo nomignolo (ride). Deriva da un cartone animato, un personaggio molto piccolo che correva da tutte le parti ed era molto conosciuto in Spagna ed è proprio nella Penisola Iberica che cominciarono a chiamarmi un questa maniera. Però mi trovo molto più a mio agio sentirmi chiamare Facu”.

Ultima domanda, non potevo farmi scappare l’occasione di chiederti della leggenda argentina Manu Ginobili, visto che tu ci hai giocato insieme. Che cosa ha significato per te e che tipo di persona è Manu?

“È una persona molto alla mano. È un vincente. Una persona che avendola vicino ti riesce ad insegnare per tutto il tempo, basta guardarlo in allenamento o ascoltarlo quando parla. Giocarci insieme in nazionale e vivere l’esperienza della sua ultima Olimpiade mi ha fatto sentire molto privilegiato. All’Argentina mancherà tantissimo un giocatore come Manu perché insieme a Luis Scola rappresenta uno dei migliori cestisti della storia del mio Paese”.