Maurizio Gherardini dalla scrivania del Fenerbahçe assalto all'Euroleague

 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 623 volte
Maurizio Gherardini dalla scrivania del Fenerbahçe assalto all'Euroleague

Maurizio Gherardini risponde alle domande di Nicola Apicella de La Repubblica, racontando come vive questa edizione di Berlino delle Final Four di Euroleague in cui il Fenerbahçe, di cui è general manger, sarà un grande protagonista.

Final Four. "Ne ho giocate quattro con il Benetton, con il Fenerbahce è la seconda. Più che alle sconfitte guardo al fatto che per perdere le partite bisogna arrivare a giocarle. Vincere l'Eurolega è un obiettivo che si sogna per tutta la vita, non è una cattiva cosa avere ogni anno la possibilità di raggiungerlo, certo non sarebbe male riuscire ogni tanto a metterci le mani sopra".

Le avversarie. "Kuban la conosciamo bene, ci abbiamo giocato contro due volte. Sicuramente loro e Caja (avversario del Fenerbahce nella seconda semifinale, ndr) sono state le sorprese reali di questa Eurolega, hanno puntato su giocatori - vedi Bourousis che era reduce da stagioni non felici primi a Milano e poi a Madrid - che avevano una storia importante ma non davano la certezza di poter portare una squadra così avanti. Delle quattro il Cska è quella che ha l'abitudine a giocare queste partite ma anche giocatori che hanno già giocato e vinto gare così importanti. Un vantaggio non da poco quando sei sotto pressione".

Le ambizioni del Fenerbahçe. "Lo scorso anno eravamo gli invitati al ballo per la prima volta, sapevamo di trovare squadre più pronte della nostra e che dovevamo studiare come diventare più grandi. In questa stagione fin dall'inizio l'obiettivo era di tornare alla Final Four ma di farlo con ambizioni e convinzioni diverse. Credo che il gap con chi sta davanti si sia ulteriormente ridotto, non so se vinceremo ma la differenza rispetto ad un anno fa è che oggi vogliamo giocarci le nostre chance".

Naturalmente, Gigi Datome. "Siamo contentissimi di averlo con noi e non solo per le sue qualità di giocatore. In fondo lo conoscevamo, almeno sulla carta sapevamo cosa poteva fare. Non avremmo mai immaginato che sarebbe riuscito ad integrarsi con la facilità con cui si è integrato, che avrebbe assunto questa leadership dentro al gruppo e che il gruppo gliela riconoscesse. Abbiamo scoperto un Gigi molto versatile, in grado di fare tantissime cose, di giocare e sacrificarsi nelle situazioni più diverse. La cosa ancora più apprezzabile è aver trovato una persona che al di là di quello che fa sul campo ti sorprende per il tipo di ragazzo che è, per come ragiona, per come legge un libro o parla di filosofia. E' un ragazzo diverso dalla media ed è per questo che è diventato un beniamino del pubblico".