Gianmarco Pozzecco, un coach in viaggio di studio

 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 3579 volte
Gianmarco Pozzecco, un coach in viaggio di studio

Gianmarco Pozzecco a Formentera. Bella novità, direte. Il “Poz” ci ha la casa e ci va da anni. Ma un conto è farci le vacanze e un altro... Comincia così l'intervista che per Il Piccolo ha realizzato Roberto Degrassi a Gianmarco Pozzecco: «Ho preso qui la residenza. Ho deciso che metterò qui le radici e trascorrerò il resto della mia vita. Mi sposterò solo per lavoro, ma questa rimarrà la mia base». Pozzecco “spagnolo”, per scelta di cuore e di vita. E di sport. La Mosca Atomica triestina è pronta a un altro giro di giostra e intanto pensa a un apprendistato nella Mecca del basket.

Ha chiuso da poco l’esperienza di due anni da vice allenatore al Cedevita Zagabria.
Sono stati due anni stupendi, in mezzo a gente che non dimenticherò e che mi ha permesso di vedere il basket da un altro punto di vista. Abbiamo pure vinto tanto, che non guasta mai. Ma un terzo anno sarebbe diventato solo una ripetizione di quello che era già stato fatto. Mi sono imposto un percorso di crescita come allenatore e sento che ci sono altre tappe che devo affrontare.

In queste settimane, tuttavia, il suo nome è stato accostato a qualche panchina. Tra le altre, il Cagliari Dinamo Academy, la formazione “satellite” di Sassari che parteciperà alla A2 con i diritti acquisiti da Ferentino.
Vero. Una proposta che mi ha fatto piacere, vista la stima che ho per il patron sassarese Sardara. Ho ricevuto anche altre proposte, una per fare il vice in un club in Turchia. Però...

Però?
Mi sono posto altri progetti. C’è qualcosa che mi manca. Da giocatore ho viaggiato tanto ma è arrivato adesso il momento di viaggiare per studio. Vorrei andare a vivere il clima della Nba, capire come si lavora in una squadra e una società “pro”.

Ma un po’ di Nba l’ha vissuta comunque. Summer League 2001. Con i Toronto Raptors. E una settimana di allenamenti a Chicago incrociando lo sguardo di un certo Michael Jordan.
Ma la Summer League non vale una stagione Nba. Almeno non come la intendo io. Vorrei studiare il fenomeno dall’interno. Grazie ai buoni uffici di Ettore Messina spero di farcela. Se penso a un club dove mi piacerebbe andare a lezione il primo nome che mi viene in mente è proprio San Antonio. Sarà per Ettore, sarà che conosco alcuni giocatori degli Spurs.

Effettivamente, contro Manu Ginobili ha giocato “solo” una finale olimpica ad Atene 2004...Sarà un anno sabbatico di istruzione tutto oltre Oceano?
Non è detto. Un bel giro lo farò anche in Europa, Italia compresa. Vorrei andare da Matteo Boniciolli a Bologna, ad esempio. Intendiamoci, questo è il mio progetto. Se poi magari mi arriva una proposta di quelle cui proprio non si può dire di no e ti coprono d’oro può anche darsi che cambi idea...

Il futuro sarà comunque in panchina. Italia o Europa?
Meglio all’estero. Fosse la Spagna, magari. Vedo la serenità di chi lavora con i ragazzini qui a Formentera e penso allo stress e alla difficoltà di chi fa questo mestiere in Italia. Un terno al lotto, guai a toppare una stagione e, se vogliamo, non si guadagna neanche in proporzione. Parlavo dello stress, faccio un esempio. Se uno è - come sono stato io - un buon giocatore....

Beh, solo buono?
Va ben, dei, disemo forte, allora...Insomma, se uno è un giocatore forte su dieci partite ne giocherà bene almeno otto, aiutando la sua squadra a vincere. La nona partita la giocherà così e così e, male che vada, ne cannerà una. Solo dopo l’unico incontro perso, non riuscirà a prendere sonno la notte.

Mentre un allenatore...
Un allenatore, indipendentemente da come vadano a finire quelle dieci partite, al termine di ciascun incontro non riuscirà a prendere sonno. Si tormenterà chiedendo se ha commesso errori e quali