Gianmarco Pozzecco: «La Nazionale? Strabiliante ma scarsa. Legabasket? Prodotto venduto male»

 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 3327 volte
Gianmarco Pozzecco: «La Nazionale? Strabiliante ma scarsa. Legabasket? Prodotto venduto male»

Fuori dai giochi della pallacanestro italiana per scelta - vivendo a Formentera - e ancora dotato di lingua senza peli Gianmarco Pozzecco dice la sua sulla crisi perenne del basket italiano (che provoca discussioni ma non si deve dichiarare) in una intervista a Flavio Vanetti per Il Corriere della Sera. Ecco i punti salienti:

Prodotto. Un guaio è la visibilità. Se porti ET a vedere il calcio italiano, in un minuto capisce come gira e quanto conta. Se lo porti al basket, s'incasina. Perché — si domanderebbe — non sfonda nonostante sia nel tessuto di tante città? Gli dovremmo spiegare che il prodotto è proposto male, lì poi il basket va vissuto con figure riconoscibili: non è più così.

Stranieri. Io giocavo nell'era dei Richardson. dei Danilovic. dei Djordjevic, dei Komazec: non potevo che migliorare. Oggi siamo circondati da stranieri scarsi, in un contesto mediocre. E mediocre rimani.

Politica del basket. Nel 2003 litigai con l'allora numero uno federale, Fausto Maifredi: non proteggeva il giocatore indigeno. Carlo Recalcati, et., disse: hai sbagliato forma, ma hai ragione. Però vedrai che a breve torneremo a 3 stranieri. Adoro Charlie, ma era in torto: siamo il risultato di 14 anni di questo basket.

Soldi, soldi, soldi. Produciamo pochi italiani e pensiamo che gli stranieri siano migliori. Anziché quei sette scarsi, datecene tre buoni e responsabilizziamo gli italiani. I soldi? Io ne guadagnavo un bel po': come si faceva all'epoca?

Nazionale ed Europeo. Primo: perché non inseriamo un Randolph come ha fatto la Slovenia? Uno forte, uno vero: tanto lo fanno tutti... Secondo: l'Italia ha avuto un atteggiamento strabiliante, figlio solo del metodo di Ettore Messina. Se uno ha tempo, ottiene risultati anche con una squadra scarsa. Perché noi, con rispetto parlando, eravamo più scarsi che buoni.