Televisione: un weekend da incubo per il basket italiano

 di Umberto De Santis  articolo letto 4651 volte
Televisione: un weekend da incubo per il basket italiano

Dilettanti allo sbaraglio. Per il basket tricolore l'ultimo è stato un fine settimana da incubo, da orrori da gustare. Eccesso di sovraesposizione televisiva per un prodotto che soffre da troppi anni di cattiva esposizione e sottoesposizione, cattiva programmazione degli eventi, rincorsa a farsi riconoscere dal pubblico come il "veicolo ufficiale" del basket italiano senza averne i titoli da parte sempre degli ultimi arrivati di turno.

Nella settimana che vedeva in contemporanea la Supercoppa italiana maschile, la seconda fase dei Mondiali femminili e l'Opening Day del campionato di serie A femminile, la prima è andata in onda nel deserto del Palaserradimigni, la seconda una iniziativa in corsa di Sportitalia senza peso specifico, la terza, con sette partite in due giorni, in streaming per gli intimi. Roba da bulimici: ma la settimana prossima, come quella precedente, non ci sarà nulla, o quasi e tutto tornerà come prima.

RCS Sport e Raisport alle prese con l'organizzazione della Supercoppa hanno mostrato, insieme alla Lega, limiti insostenibili. Prima di tutto se non credi nel prodotto, se non ami quel prodotto, esso non ti potrà dare in automatico soddisfazioni. La regìa e il coordinamento che non ci sono stati fanno dubitare del "Love of the Game" di questi signori.

Bella l'idea di cambiare il format passando da due a quattro squadre, ma è stato realizzato un flop: una gara secca Sassari-Milano sarebbe stata molto più interessante. Forse era meglio averci creduto, aver lavorato per portare pubblico sia in tribuna che davanti allo schermo. Anche i sassaresi hanno fatto altro e, dopo averla definita "coppetta" per anni, senza uno sforzo vero e intelligente non si poteva che ottenere questo risultato.

E non spostare l'orario di inizio di una partita, avendo scoperto con colpevole ritardo della contemporaneità con un evento calcistico conosciuto da mesi. Non si spostano aerei e alberghi a colpi di clic, quello succede solo nella pubblicità e per chi non paga le penali. La gente normale vive diversamente.

Sportitalia, probabilmente pensando di perdere per un weekend visibilità o forse lamentando un buco improvviso nel palinsesto, manda le ultime gare - tra l'altro le più avvincenti - del FIBA World Championship for Women in Turchia. Senza un minimo di preparazione, un minimo di pubblicità, una parola spesa nei notiziari sportivi nei dieci giorni precedenti.

Il basket femminile, invece, continua a sfruttare male un'idea almeno originale come quella di concentrare la prima giornata in una unica sede snocciolando partite una dopo l'altra come grani di un rosario. Alla fine, nonostante belle foto e tanta simpatia su Facebook, il risultato è come quello di un grosso raduno degli scout: è rimasto tutto in famiglia.

Rivedremo la prossima primavera un'altra volta la rinuncia televisiva a una gara importante di playoff in favore di un'altro sport (una volta è successo con l'Hockey su ghiaccio) meglio organizzato da un punto di vista mediatico? La Fip è in grado di scegliere e costringere i vari partner a una strategia di prodotto complessiva?

Prima di farsi la televisione in casa bisogna saper dimostrare di saper fare televisione con quello che c'è. Avrà certamente le sue buone ragioni il presidente Petrucci a dirci che l'organizzazione degli eventi era delegata ad altri e non alla federazione; ma alla fine tutto ritorna nelle sue mani. E i collaboratori della Fip gli hanno consegnato un grosso FLOP.