Supercoppa LNP, l'incapacità di costruire consenso mediatico

 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 3732 volte
Supercoppa LNP, l'incapacità di costruire consenso mediatico

La fotografia a corredo dell'articolo, gentilmente offerta dalla stessa LNP, è chiara e inequivocabile. Dietro ai dieci baldi giovanotti in jersey bianche e nere che evoluiscono verso una vittoria, c'è uno squallido stillicidio di sedie vuote in un palazzo che, solo pochi mesi fa, batteva records di presenze per le prestazioni dell'Alma Trieste. Una fine davvero ingloriosa per una dirigenza di Lega Pallacanestro che alla fine del campionato 2016-17, snocciolava dati trionfalistici su presenze di pubblico come non mai in questa categoria e una quantità di partite in diretta televisiva. Addirittura meglio della stessa serie A.

Adesso sappiamo che è stato un caso fortuito. Le presenze? Solo la contemporanea partecipazione delle due bolognesi accanto a piazze storiche rivitalizzate come Treviso e Trieste ha portato a quei numeri. Si vedrà già alla fine del girone d'andata se la partenza della Segafredo Virtus quanto avrà ridimensionato il fenomeno. Lega Pallacanestro ci sembra come Ulisse in mezzo al mare nel ritorno ad Itaca, facile preda del caso. Qualche volta fortuito, qualche volta no.

E la televisione? Nel frattempo che aspettiamo che i cellulari siano l'unico mezzo di riproduzione di immagini del futuro (LNP Pass docet), il presente è nella scatola rettangolare. Il rinnovo dell'accordo con Sky non c'è stato. Perché oggi, in Italia, gli accordi si fanno annuali e dei rinnovi se ne discute a palinsesti già chiusi per spuntare prezzi a ribasso. Mica siamo arretrati come la NBA. Che il rinnovo del contratto televisivo in scadenza nel 2016 l'aveva già firmato due anni prima. Così che tutti i soggetti interessati potessero pianificare i loro investimenti e garantire il successo della Lega. Perché una televisione - che sia Sky, Eurosport o la Rai poco importa - dovrebbe investire in uomini e mezzi senza la certezza che a fine stagione tutto non debba finire nel magazzino ad ammuffire?

Per finire, i comunicati delle tifoserie di Treviso e Ravenna hanno già sufficientemente chiarito che il pubblico non è considerato partner della manifestazione che si va a programmare, ma il classico pollo da batteria da spennare. E' il vizietto (non solo italico) di scaricare i costi sull'anello più debole della catena, che qualche volta però riesce a ribellarsi. E' la dimostrazione di insipienza mediatica più assoluta, di incapacità di tastare il polso della clientela. Stavolta i bilanci però non li salverà nessuno.