Sardara e il gemellaggio che non esiste: salviamo almeno il fairplay

 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 2653 volte
Sardara e il gemellaggio che non esiste: salviamo almeno il fairplay

Anche le due simpatiche piazze provinciali assurte a simbolo della frizzante pallacanestro della stagione 2014-15, cioè Reggio Emilia e Sassari rispondono alla regola non scritta che per vincere si fa di tutto. Alla prova del fuoco il cosiddetto gemellaggio tra i tifosi delle due società non ha retto all'urto della sfida scudetto e De Coubertin è tornato in soffitta: per vincere si fa di tutto. Ci si contiene quando non conta, come in regular season, si straborda in una finale playoff.

A Siena, quando con Banchi non c'era più lo squadrone invincibile di Pianigiani, spuntarono come d'incanto trombette e fischietti, oltre ai consueti insulti ai giocatori avversari. A Varese ne sanno qualcosa, e la quantità di insulti con cui inseguirono la prestazione di Daniel Hackett in gara 7 è cosa arcinota. Per esperienza personale ricordo che i tifosi senesi erano conosciuti per un certo fairplay, anche per scelta societaria. Poi, dopo aver visto il comportamento dei tifosi pesaresi nel playoff 2004 all'Adriatic Arena, scesi dalla curva a bordocampo per battere le mani sui cartelloni pubblicitari a un metro dagli arbitri, tracimarono come tutti. Sarà interessante leggere nei commenti su Facebook se qualcuno a Pesaro ricorda chi insegnò loro come si fa... 

Con una specie di accusa di "razzismo", l'anno dopo lo scudetto mensanino di Banchi, l'Olimpia Milano coprì e barattò una sacrosanta squalifica di Langford per il suo comportamento dopo gara 6 a Siena. La point guard milanese vide così ridotta la sanzione a mera deplorazione e potè giocare la partita decisiva. Per quanto possa sembrare ridicolo accusare la Mens Sana di avere tifosi razzisti sotto qualsiasi punto di vista, in guerra non si fanno prigionieri, e Proli fece il suo gioco.

Ci riprova il simpatico Stefano Sardara quest'anno? Ecco dal suo profilo Facebook cosa salta fuori dopo gara 5 - una curiosa partita in cui la Dinamo, se avesse tirato con un mediocre 30% da tre punti, avrebbe vinto in carrozza: "Più ci penso e più non riesco a digerire gli insulti razziali contro Shane ieri. Lo dico ora così poi nessuno si scandalizzerà.....se ricapitano e nessuno interviene, noi non giochiamo finché non verrano presi i giusti provvedimenti. Siamo nel 2015 ed ancora dobbiamo sentire i buuu e gli insulti per il colore della pelle??? Andiamo, e' inaccettabile!!!!!"

Grande Sardara: non gli passa per la mente che i tifosi di Reggio cercavano di distrarre l'attenzione sul match dell'unico avversario che vedevano davvero ergersi contro la loro squadra del cuore? (Ci perdoni Sanders se lo facciamo arrivare secondo). Salviamo almeno il fairplay dei dirigenti: il successo mediatico per gli sponsor, vista l'attenzione nazionale che gravita intorno alle due formazioni, è già stato abbondantemente raggiunto e superato. Chi si è posto obiettivi di marketing si è già fregato le mani dalla soddisfazione, lo scudetto non interessa, non sposta gli equilibri. Evitiamo di rovinare tutto con atteggiamenti antipatici ed esagerati, lasciamo che i dirigenti facciano i dirigenti, che i tifosi facciano i tifosi. Come scriverebbe ora Carlo Fabbricatore

buona pallacanestro a tutti.