Reggio Emilia, il passivo che potrebbe diventare facilmente insostenibile uccide lo sport

le squadre professionistiche di basket devono avere la possibilità di crescere attraverso i ricavi e non con le donazioni dei mecenati di turno
 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 5920 volte
PalaBigi - Reggio Emilia
PalaBigi - Reggio Emilia

Non sono passati dieci anni da quando la Montepaschi Siena di Ferdinando Minucci fatturava la bellezza di 24 milioni di euro in ricavi. Numeri stratosferici che messi a confronto con quelli della Pallacanestro Reggiana, che pure ha giocato la finale scudetto contro il Banco di Sardegna Sassari giusto due mesi or sono, dimostrano con i fatti più di qualsiasi discorso la crisi profonda del basket italiano. Da quanto ci risulta sapere, a Reggio Emilia non gongolano per essere arrivati all'atto finale del campionato con ricavi per 3,6 milioni nell'anno fiscale 2014.

Il dato può sembrare contrastante e ingannevole, perchè tanti ricavi andranno in forza alla seconda parte della stagione, compresi i playoffs, disputati nel 2015. Ma il risultato non cambia: secondo la Gazzetta di Reggio "Stefano Landi, socio unico della società a responsabilità limitata, sta ripianando dallo scorso mese di novembre con regolari versamenti mensili di 200mila euro, così come deliberato dal consiglio di amministrazione di Pallacanestro Reggiana il 29 ottobre scorso" un passivo che si è attestato a 2.844.000 euro.

Mantenere una squadra di vertice costa, impedire il depauperamento del capitale della proprietà - che rapidamente si dovrebbe fare da parte per un ricambio alla presidenza che non ha niente di virtuoso - diventa un imperativo della città che i suoi rappresentanti politici dovrebbero capire e gestire al volo. Proprio le vicende relative alla ristrutturazione del Palabigi e/o alla sua sostituzione con un palasport nuovo (Palasport? ma chiamiamola Arena! ha un che di polifunzionale che un palazzetto non può avere) a Reggio Emilia ci inducono a pensare che anche questo sarà un film già visto, con un finale che di mozzafiato avrà solo la fine del grande basket sulla Via Emilia (e tocchiamo ferro).

La politica, purtroppo, è importante e decide dei nostri destini. Adesso non si tratta di fare un regalo da 500 milioni di dollari come ha fatto la contea di Milwaukee ai proprietari dei Bucks perché si costruisse una nuova Arena con tanto di centri commerciali a spese dei contribuenti, di cui si sta discutendo in questi giorni negli Stati Uniti. Ma di dare la possibilità di costruire un castello economico a spese dell'investitore che permetta di alla sua società sportiva di mantenersi da sola, senza dipendere dal mecenate o dall'uomo politico di turno.

La Pallacanestro Reggiana, con appena 1,1 milioni di ricavi di biglietteria, non può andare troppo lontano: l'Eurochallenge è stato un miracolo sportivo. Pare che sia andato perso un altro milione dagli spettatori, non avendo un palasport di dimensioni adeguate. La miopia - e qualche bustarella, perché no? - ha fatto mettere in piedi centri commerciali elefantiaci a gruppi stranieri che con il territorio vogliono avere a che fare solo in termini di sfruttamento del consumatore, e oggi si nega con facilità agli investitori nostrani di mettere a frutto aree che, al di fuori dell'orario delle partite, sono pezzi di deserto inutilizzabile.

Non è la solita storia del cemento facile, si parla di ristrutturazioni fondamentalmente, di impianti ormai vestusti sotto tutti i punti di vista da riportare alla contemporaneità. Per l'ambiente, contro la distruzione di suolo; per la possibilità di godere dello sport ai più alti livelli; per la creazione di PIL e di posti di lavoro autentici: troppi benefici in una sola scelta perché i nostri rappresentanti politici, sempre a caccia di elettori da sottomettere come un gregge e da conservare come una riserva indiana, possano comprendere e permettere.