Questa stagione NBA è già leggenda! Io c'ero, noi c'eravamo. Kobe come Giovanni Boccaccio

 di Alessandro Palermo  articolo letto 1931 volte
Questa stagione NBA è già leggenda! Io c'ero, noi c'eravamo. Kobe come Giovanni Boccaccio

L'addio di Kobe Bryant allo Staples Center di Los Angeles e le settantatre vittorie di Golden State. Ma come si fa a riassumere una giornata del genere? Come si fa a raccontare, con le giuste parole, tutto ciò che è successo in questa folle stagione NBA? La scorsa notte americana è stata semplicemente epica, un finale perfetto per una fiaba magica. "Le mille e una notte". Senza tradimenti e tragedie però, solo pace e prosperità per la pallacanestro. Una notte che ha lasciato tutti gli amanti del genere sotto shock, un'overdose di emozioni. Bryant che saluta per sempre (da giocatore) questo meraviglioso sport con sessanta punti, Curry e compagnia bella battono lo storico record di vittorie dei Bulls di Michael Jordan, tutto all'ultima partita di regular season. Un finale migliore non potevamo chiederlo neppure al Genio della Lampada. Forse non basterebbero nemmeno le pagine del Decameron per descrivere nel dettaglio tutto questo, con tutte le sfumature annesse. Altro che le cento novelle di Giovanni Boccaccio, qui andremmo ancor più per le lunghe. Shahrazad in "Le Mille e una notte", raccontava una fiaba ogni sera per salvarsi la vita, Kobe per vent'anni lo ha fatto per migliorarcela. Da dove inizio? Da dove finisco? Chi ha finito per davvero è il ventiquattro gialloviola e questo avvenimento non può che segnare la fine di un'epoca, conciliata con l'inizio di un'altra ancora. L'era di Kobe è già passato, il presente dice Curry e LeBron, il futuro potrebbe anche dire l'ascesa definitiva (con tanto di anello al dito) di Kevin Durant. Quel che è certo è che la nuova epoca vedrà anche il vent'enne Karl Anthony Towns e, se di Anthony dobbiamo parlare, allora è d'obbligo citare anche Davies. Ne vedremo delle belle, non ci sarà Bryant ma ci saranno altri interpreti per altre fiabe da ricordare e da tramandare ai nostri figli. Ora la smettiamo di fantasticare e soffermiamoci su quanto che è successo allo Staples Center ieri sera: ho visto Kobe col fiatone, l'ho visto dare tutto quello che aveva. D'altronde, era nel suo carattere dare il massimo. E scusatemi se utilizzo già il passato ma devo farlo. Dopo averlo visto segnare sessanta punti contro Utah, c'è chi invoca un suo clamoroso ripensamento. C'è chi lo vorrebbe ancora sul parquet anche l'anno prossimo ma sarebbe la più classica de "Ancora una, per favore. Poi basta, promesso". E andrebbe a finire che a Kobe verrebbe chiesto di giocare fino a 45 anni, per vederlo poi trascinarsi in campo. In ogni caso, bisogna trovare il coraggio -e qualcuno lo dovrà pur fare- di andare da quei fan ossessionati di Bryant per dirgli che più di così non si può chiedere. Kobe non ne ha più e quei sessanta punti contro i Jazz sono soltanto il miglior finale per l'ultima sinfonia. "Il Mamba" ne ha segnati sessanta solo perchè doveva uscire di scena da fenomeno quale è, e perchè non si sarebbe mai dato pace se non avesse concluso il suo ciclo dando tutto quello che aveva alla sua amata pallacanestro. Fino all'ultima goccia di sudore, fino all'ultimo respiro. Allo Staples Center, la scorsa notte, c'era anche Jack Nicholson tra i VIP presenti nelle prime fila dell'impianto losangelino. Nicholson -per chi non lo sapesse- è il recordman del cinema, mai nessuno come lui. Record di nomination (18) e record di vittorie ai Golden Globe (7), ma l'attore ieri sera l'ha fatto Bryant. Una stella del cinema, in puro stile hollywoodiano. L'addio di Kobe è stato proprio un gran bel finale. Poi certo, purtroppo, il record di Golden State passa quasi in secondo piano ma anche quelli di Oakland hanno fatto la storia di questo sport. Un giorno ognuno di noi potrà dire al proprio figlio: "Io c'ero quando il record di MJ fu battuto". Io c'ero, noi c'eravamo. Senza dimenticare San Antonio: gli Speroni sono passati sotto traccia quest'anno per colpa di Curry e delle sue triple (altro record, 402 in stagione da dietro l'arco), ma "i vecchietti" di Popovich ne hanno comunque vinte 40 su 41 in casa quest'anno, eguagliando il primato dei Boston Celtics di Larry Bird del 1985-86. Una stagione da leggenda. Potevamo chiedere di più? E mancano ancora i Playoff...
Nel frattempo diciamo grazie a Kobe ed ai Warriors.


Editoriale a cura di Alessandro Palermo