Perchè Jordi Bertomeu e l'associazione privata dell'Uleb hanno perso la guerra Euroleague

 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 2644 volte
Perchè Jordi Bertomeu e l'associazione privata dell'Uleb hanno perso la guerra Euroleague

Il copione è sempre lo stesso. La debolezza della FIBA portò, un giorno ormai lontano e dimenticato, alla nascita dell'Uleb e conseguentemente all'esplosione del format Euroleague amministrato da Jordi Bertomeu in nome e per conto dei club europei fondatori (e delle leghe di prima divisione come la Serie A). Ma era l'organismo internazionale del basket che rinunciava, motu proprio, al suo potere e a esercitare le sue facoltà. Tanti anni dopo la stessa FIBA, forte quanto ricca e determinata, si vuole riprendere il format e non vi è dubbio, nonostante gli innegabili meriti di Bertomeu e del suo staff nella ottima riuscita della competizione, che sia un suo diritto farlo.

In tutto questo l'Italia, chiamata in causa dal presidente di Euroleague giovedì con argomenti inoppugnabili quanto vecchi, mette in campo la crisi dei suoi suoi soci fondatori dell'Uleb - quindi zero peso politico nell'organizzazione, proprio mentre la gestione Petrucci della FIP ha ormai fatto pulito di tanti orticelli sorti negli anni indietro nella pallacanestro italiana. Che in Italia ci sia un problema di impianti e competitività delle squadre è ormai assodato, ma il potere è in mano al presidente FIP che non ha avuto bisogno di richiamare all''ordine quello della Legabasket per trovarselo accanto nella pronta risposta alle istanze di Bertomeu che avrebbe desiderato l'Italia schierata come nel 1991 quando Gian Luigi Porelli fu nominato primo presidente Uleb.

L'organizzazione dei tre tornei preolimpici porterà alle casse della FIBA una quantità di soldi, freschi quanto facili, nemmeno immaginabile da Euroleague con tutti i palazzetti italiani ed europei da 20.000 posti, che oggi non esistono, con il tutto esaurito. Nonostante l'indubbio successo economico del format di Bertomeu. Gli sponsor che non vogliono perdere nemmeno un'ombra della visibiltà dei Giochi Olimpici, se messi alle strette non avranno alcuna difficoltà ad abbandonare l'associazione di Barcellona per quella di Monaco di Baviera. Quello che si può trattare non è argomento in cui il manager spagnolo può incidere, ed è su quello che, non occasionalmente, ha puntato la FIBA all'inizio di questo conflitto: il calendario internazionale. L'ultima proposta della FIBA, lo spezzettamento delle attività dei club che pure sono quelli che pagano i giocatori per "nuove esigenze" delle squadre nazionali, è una cosa abbastanza stravagante. Talmente stravagante che si può facilmente barattare col ritorno nell'alveo FIBA di Euroleague. Semplice, no?

Come un novello Icaro, Jordi Bertomeu è rimasto abbagliato dal sole della NBA e si è dimenticato di avere le ali di cera. Nell'intervista alla Gazzetta dello Sport lamentava giovedì che sono due anni e mezzo che la FIBA rifiuta il dialogo con lui e la sua competizione. Guarda caso sono due anni e mezzo che il progetto di far lievitare Euroleague allo stesso livello della NBA è diventato un progetto di pubblico dominio. E dietro le quinte chissà quante pressioni sugli sponsor mondiali!

Il campanello d'allarme per Muratori e Baumann ha cominciato a squillare incessantemente. Già FIBA è una delle poche Federazioni Olimpiche che non ha il pieno controllo di tutti i suoi associati e praticanti. La NBA è una fortezza economicamente inespugnabile. Carisma, notorietà e appeal talmente grandi che l'uscita di scena del suo inventore David Stern nei confronti di Adam Silver non ha minimamente scalfito. Perchè l'unica vera cosa che funziona negli USA, e che il resto del mondo si ostina continuamente a non copiare, è la meritocrazia. In meno di due anni Silver ha raddoppiato il grandissimo lavoro di Stern, che evidentemente poggiava su basi solidissime, e a FIBA non rimane che prenderne atto.

Ma trovarsi un altro competitor di pari grado in Europa, come sarebbe diventata l'Euroleague immaginata da Bertomeu, era un rischio che FIBA non poteva più correre. Chissà quanti presidenti nazionali, a cominciare da quello spagnolo che era diventato l'ombra di Bertomeu, sono andati a spiegare a Baumann quello che stava succedendo! Come Bertomeu li aveva relegati in secondo piano! Pensiamo che detta così sia chiaro a tutti che un campionato europeo per club in stile NBA non potrà mai esistere ed è per questo che il buon Jordi ha perso prima di combattere. C'è voluto un battito d'ali per scippargli l'Eurocup, forse avrà ancora un anno prima di vedersi togliere anche Euroleague: ma non siamo sicuri che Baumann voglia chiudere la partita già in primavera. Al posto suo ci faremmo un pensierino.