Nikola Akele e il diritto di tutti ad avere leggi chiare e dettagliate

 di Umberto De Santis  articolo letto 1616 volte
Nikola Akele e il diritto di tutti ad avere leggi chiare e dettagliate

Le leggi e i regolamenti non sono solo una sequenza di parole che ognuno può tirare a piacere dalla sua parte. Le leggi e i regolamenti hanno uno spirito, e spesso le buone intenzioni del legislatore rimangono ignorate, ma tutte le parti in causa hanno motivo di affermare giustamente di essere formalmente corrette.

Il caso Akele ne è una lampante dimostrazione. Il giovane da Montebelluna viene trasferito alla Reyer Venezia per maturare in vista di una carriera che i suoi mezzi fanno pensare possa essere di alto livello. La società lagunare, nell'ambito dei regolamenti e ritenendo di meglio tutelare il suo vivaio (non è la sola, è una prassi consolidata e il non averlo fatto prima è costato alla Mens Sana al momento del fallimento la perdita di un introito di circa 300.000,00 euro l'anno), lo parcheggia, più o meno consapevolmente, in una società sussidiaria dal nome SSD Reyer Spa. Per chi fosse a digiuno di ragioneria, si tratterebbe della stessa cosa di quella che gioca in serie A, ma non è così.

Quindi, sfruttando i meccanismi federali, lo fa esordire in serie A mandandolo 30 volte a referto nell'ultima stagione. Per un'altra legge dello stesso regolamento, Akele ha maturato il diritto ad avere un contratto da professionista fin da questa stagione e a discuterne le modalità. Ma la Reyer glielo nega con i fatti perché non è un suo giocatore, bensì un tesserato della SSD e crede di potergli fare una proposta-capestro sfruttando questa capziosità.

Per conto della stessa SSD gli propone un contratto al minimo salariale di 5 anni, altrimenti gli toccherà passare i prossimi due giocando con la prima squadra della SSD che milita nel campionato di Promozione. Carriera bruciata in questa eventualità. Tralasciamo i paragoni con i giovani della NBA che prima di entrare in competizione nel draft sanno per filo e per segno tutte le varie opzioni sul tappeto in assoluta chiarezza e sono dotati di procuratore senza che nessuno abbia a scandalizzarsi.

In punta di diritto la Reyer si è comportata secondo le regole, come afferma, e la Procura Federale, investita del caso, si sta adoperando per arrivare a definire la questione e stabilire se qualcuno abbia sbagliato. Ma lo spirito della legge e del regolamento è stato palesemente tradito e su questo non abbiamo dubbi: Akele non può essere parcheggiato in nessun caso in un campionato di punizione per non aver supinamente obbedito al padrone NON è questo che chiedono il progresso del basket e lo spirito della legge.

Ma in Italia invece di prendere decisioni (che possono scontentare una parte e alienare simpatie elettorali) si aspetta sempre il magistrato di turno che prenda una decisione per tutti, e riscriva le regole. Per scaricarsi le responsabilità. La disamina della questione Akele che abbiamo svolto ci spinge a chiedere alla FIP di intervenire con una moral suasion e risolvere la faccenda senza giustizia in tribunale mettendosi con le parti intorno ad un tavolo.

Akele ha maturato il diritto, e tutti ne hanno visto le capacità, di ottenere un contratto da professionista: in fondo la Reyer lo sa bene perchè lo vuole nel roster, ma ne deve trattare le condizioni in perfetta parità e non con aut aut che hanno il profumo di ricatto come abbiamo vissuto altre volte grazie agli escamotages nelle pieghe dei regolamenti.

Nello spirito di una definizione dettagliata delle leggi che verranno approvate dopo dalla Federazione e che fissino i paletti chiari entro cui si dovrà svolgere in futuro il passaggio al professionismo dei giovani cestisti. Se le parti si muoveranno, tutto si potrebbe risolvere alla svelta e senza ulteriori strascichi che nuociono al movimento e alla sua credibilità.