Lega A - Passivi di bilancio: ecco perché con la Pallacanestro Reggiana si ridimensiona il basket italiano

 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 6458 volte
Lega A - Passivi di bilancio: ecco perché con la Pallacanestro Reggiana si ridimensiona il basket italiano

Tre anni di profondo deficit di bilancio (2.844.839 nel 2014, 2.091.312 nel 2015, 1.696.404 nel 2016) sono la causa del drastico ridimensionamento della Pallacanestro Reggiana che è stato annunciato e praticato dallo scorso 1° luglio. I tifosi possono stare tranquilli, perché Girefin s.p.a. (socio unico di Pallacanestro Reggiana, titolare al 100% del capitale sociale che fa riferimento al patron Stefano Landi) ha provveduto nelle forme consentite a ripianare i passivi di una società capace di generare quasi 5 milioni di ricavi.

E' evidente però che i fattori di ricavo non sono stati sufficienti a supportare le ambizioni della società: il costo più alto dei biglietti di tutta la pallacanestro italiana, il pool di aziende di un ricco territorio, la qualità delle ambizioni sportive e dei risultati conseguiti sul campo. Perchè la ristrettezza del bacino d'utenza della Grissin Bon non ha portato grandi numeri nel merchandising, passato da 55mila a 157. E si sconta anche l'insignificanza della quota dei diritti televisivi che pure sono stati incrementati, da 44.000 a 76.363 euro! Roba da far morire di risate qualsiasi presidente di una società di calcio di serie C... L'insipienza degli ultimi dieci anni di Legabasket viene clamorosamente allo scoperto proprio dalla constatazione del fallimento nel rapporto con il principale finanziatore dello sport mondiale: la televisione.

Ecco come e perché una storia di successo è in realtà una storia fallimentare (dal punto di vista economico, naturalmente) retta in piedi solo dalla buona volontà del mecenate di turno. Tutto mentre lo Stato continua a moltiplicare i fattori di contestazione "invitando" di fatto gli sponsor a raffreddarsi ed allontanarsi dalle società - e questo vale per qualsiasi sport. Ora non potendo sperare in una classe politica sempre più affamata di soldi per le casse pubbliche (e non solo, ma non è questa la sede di altri tipi di valutazione), la pallacanestro italiana per continuare nel professionismo dovrebbe ridisegnarsi tutta cominciando dalla geografia.

Blasfemia! Ricordiamo che Carlo Fabbricatore ci raccontò a suo tempo del tentativo di proporre una supersquadra friulano/giuliana mettendo insieme le piazze di Gorizia, Trieste ed Udine per un bacino di utenza regionale. Un'idea lungimirante, troppo precoce sui tempi, che non poteva essere accettata dal campanilismo locale. Così oggi possiamo solo rassicuraci sul futuro di Trieste che, mancando la vittoria nella finale del campionato di A2, non avrà gli stessi problemi di sopravvivenza che avrebbe incontrato in serie A e che comportano ogni anno la perdita di qualche piazza storica (senza entrare nelle cadute di Siena e Caserta, valga per tutti l'autoretrocessione della Virtus Roma). Oggi due piazze storiche come Cantù e Varese, divise da soli 54 chilometri, annaspano in variegate difficoltà. Certo è che Irina Gerasimenko, invece di ricostruire un Pianella qualsiasi, potesse realizzare a metà strada fra le due gloriose città del basket un palazzo da quindicimila posti aggregando aziende e bacini di utenza anche i duri e puri avrebbero occasione di divertirsi apprezzando un basket di più alta qualità. Ma siamo in Italia...